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Segmento sull’identità
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2008
 Identità? Schifezza di parola, come amore. Sono come quei barattoli in cui fuori c’è scritto “sale” e per lo più ci metti dentro altro, non sai nemmeno cosa.
L’unico, vero segno tangibile di un’identità è la carta d’identità. Tutto il resto è fuffa.
Identità sono le bende dell’uomo invisibile. Le vai a sciogliere e dietro non c’è niente.
L’identità ha senso solo se è un gioco. Chi pensa che l’identità sia una cosa seria, è affetto dalla stessa demenza di un tifoso della curva C. La storia, di per sé, non produce nessuna identità, anzi, solo pura entropia. Il bisogno d’identità è tipico di chi teme di non essere nessuno. Chiunque abbracci a corpo tonico la vita prende atto del dovere rinunciare all’identità. L’identità è fissità e mal s’accorda con la vita, che è costante liquefazione e rimodellamento. La ricerca dell’identità è il bisogno ottusamente egoistico di chi, non riuscendo a spendersi nel riconoscere gli altri (molto lavoro la cosa comporta), pretende dagli altri di essere riconosciuto. Un uomo che cerca la sua identità è pari a un folle che cerca di bloccare con le mani la sua ombra. L’identità è solo l’ombra che la presenza di ciascuno proietta sulla vita di qualcuno, quando c’è un po’ di luce.


(Max Maraviglia - da La Strategia dello Stupore)

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permalink | inviato da ubumax il 29/3/2008 alle 1:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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