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Gli uomini dell’Otium e del Negotium
post pubblicato in Diario, il 30 marzo 2008
L’Otium - a dispetto del detto - non vanta alcuna parentela col Vitium.
In quanto intonazione esistenziale, L’Otium è contrappunto del Negotium.

Il Negotium cerca i luogotempi degli scambi simmetrici, del commercio, della razionalità strumentale, del sinallagma, del marciare, delle identità forti ("io sono" e "tu sei"), del do ut des, dello spiegare, della suddivisione, della diritto di proprietà, del contare, del misurare, dell’arrivare, della tregua, dell’informare, della competizione, del prezzo, della norma, della sfida, della moda, della certezza, del riconoscimento, dell’opportunismo, dei risultati, della strategia, dell’attacco, del pensiero logico che segmenta e distingue, del meccanico, del tempo/denaro.

L'Otium, dal suo canto, è il luogotempo prediletto delle asimmetrie, del dono, della ragionevolezza, della stretta di mano, del passeggiare, dell'identità fluente e mai calcificata, della prodigalità, dell’interpretare, della condivisione, del piacere di alterità, del cantare, del valutare, dell’agorazein, del riposo, del dialogare, della contemplazione, del valore, dell’usanza, dell’invito, dello stile, della relatività, della riconoscenza, del kairos, dei frutti, della composizione, della continuità, del pensiero analogico che scorge somiglianze, dell’organico, del tempo/durato.

Accadde che in uno dei luoghi più riusciti al Dio Creativo giunsero i primi uomini. Ed erano uomini dell’Otium.

Un popolo protetto dall’Otium, collocato nel luogo prediletto al Dio, non avrebbe potuto esprimere alcuna propensione per la guerra, né avrebbe saputo riconoscere alcuna logica strategica e/o gerarchica. Il popolo dell’Otium, non contemplando nella sua forma mentis la categoria di “nemico”, mostrava come primo istinto quello di ricevere chiunque come ospite benvenuto.

Ma questo espose gli uomini dell’Otium a un risvolto increscioso.

Dopo gli uomini dell’Otium, giunsero infatti nelle terre care al Dio, gli uomini del Negotium, che compresero di quale paradiso si trattasse e di quali e quanti negotia si potessero intraprendere.

Gli uomini dell'Otium non conoscevano né guerra né nemici, per questo accolsero benevoli i nuovi arrivati.

Gli uomini del Negotium, credendo di avere campo libero per ogni agire, travisarono la pacificità di quelli dell'Otium, imponendo loro condizioni predatorie che, proprio perché non riconosciute come tali (nemmeno la categoria di "preda" era nota agli uomini dell'Otium), furono sulle prime accolte senza negoziazioni, salvo poi a scoprire che era in gioco la sopravvivenza.

Gli uomini dell'Otium dovettero allora difendersi ma non avendolo mai fatto, lo fecero nel peggiore dei modi: non attraverso l'uso accurato di tattiche e strategie ed armi d'ordinanza (fosse pure il logos del sofista o il diritto) ma con tutto ciò che capitava loro tra le mani, disordinatamente e senza nessuna consapevolezza di quanto stesse accadendo, producendo danni più a se stessi che agli altri, anche per incapacità di riconoscere il confine tra se stessi e gli altri, tra i nemici e gli amici, cosa che gli uomini del Negotium sapevano fare molto bene.

Ogni forma di confusa difesa perpetrata dagli uomini dell'Otium alimentava la loro sconfitta ed un rafforzamento sempre più evidente degli uomini del Negotium.

Gli uomini dell'Otium non impararono mai la guerra ma dovevano pur difendersi, sicché nel tempo alcuni di loro, credendo la cosa più conveniente, vollero a un certo punto somigliare agli uomini del Negotium.

Altri lasciarono degenerare la loro intelligenza in furbizia e continuarono ad escogitare ogni forma di anarchica ribellione verso gli uomini del Negotium, vedendo ormai in essi i predatori da cui difendersi anche quando, forse, non lo erano del tutto e qualcosa del Negotium avrebbe potuto arrecare di buono all'Otium.

Altri uomini dell'Otium preferirono il silenzio e la fuga.

Alcuni uomini del Negotium intuirono, dal loro canto, quel che di buono gli uomini dell'Otium poteva loro recare, ma era troppo tardi: gli uomini dell'Otium o erano ormai diventati come loro, o subdoli nemici da combattere, o erano silenti e in fuga.

Gli uomini dell’Otium e del Negotium adesso vivono l’uno accanto all’altro ma non sanno riconoscersi, ciascuno nascosto e confuso nell’altro. Perché possano di nuovo guardarsi, bisognerà che ricompongano i loro immaginari.


Max Maraviglia, L'uomo col fazzoletto e altre micronovelle

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permalink | inviato da ubumax il 30/3/2008 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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