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La persona del Condottiero
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 24 aprile 2008

Privo di zenit e di nadir, l’uomo delle folle è votato al disordine. Cieco e impulsivo, è destinato allo zigzag e ai matrimoni di ogni istante con i capricci del reale. Non padroneggiando né il tempo né i suoi slanci, è un puro prodotto del caso, un errore. All’opposto, il Condottiero si preoccupa della linea retta. E se la velocità con cui affronta questo percorso può variare – in quanto va dalla stagnazione alla folgorazione – essa si propone sempre di scongiurare la marcia indietro, la regressione. All’estremità della strada scelta si trova un archetipo costruito da lui, una forma motivante. È un punto fisso che evita i vagabondaggi, i brancolamenti. Dal caos bisogna far sorgere l’ordine e, in questi tentativi, alcuni non saranno che personaggi, altri diventeranno persone.

[…] Il condottiero è dunque un artista il cui obiettivo principale è la riuscita della sua vita intesa come lotta contro il caos, l’informe, le agevolazioni di ogni tipo. I suoi nemici: l’abbandono e la flaccidità, la rilassatezza e il gregarismo.

[…] E per dirla come fu costume per molto tempo, vuol fare della sua vita un’opera d’arte.

[…] E anche nel balbettio, nei tentativi e nei fallimenti, nelle esitazioni e nelle audacie che tradiscono un orgoglio eccessivo, il Condottiero è più grande dell’uomo comune nei suoi successi corrotti, nelle sue pretese riuscite, che non sono null’altro che adesioni passive alle parole d’ordine della sua tribù.


Michel Onfray, La scultura di sé – Per una morale estetica, Fazi, 2007, p. 69 sgg.

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