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Beniamino ed Eloisa
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 9 maggio 2008
[…] Iniziai a studiare da autodidatta, poi Cicco mi presentò una signora che abita nel palazzo di sua madre. È una vecchia violinista in pensione. Mi ha preso in simpatia e due volte alla settimana, da sette anni a questa parte, mi fa lezione. Cerco di esserle utile riparandole i rubinetti, le maniglie delle porte, il citofono, la sedia a dondolo e tutto quello che c'è da riparare, visto che nessuno le ripara niente. Ha un figlio che vive a Milano e non ha molto tempo da dedicarle ed un marito in fotografia su un vecchio pianoforte a muro marca Wurtzburgensteinoff & Weillermeister (mi pare). Si chiama Eloisa d’Epìtteto e mi ha chiesto di darle del tu. Adora gli animali (Stockhausen il gatto e Uga, una tartaruga che le sere d'estate esce sempre e poi fa tardi) e le barzellette sugli animali, fare scherzi e regalini, inondarsi di acqua di colonia e infarcirsi di cioccolatini al limoncello marca sospiri di Procida. Qualche volta glieli porto ma adesso non più. Una volta ne mangiò talmente tanti che si ubriacò e stette male per dieci giorni e non potemmo fare lezione. Ne fui seccato, visto che quando non posso suonare mi sento impedito nella respirazione, mi viene l'afta e pure i tic. Cicco Angelone che ha sempre una risposta a tutto dice che è autosuggestione e  non lo metto in dubbio ma questo non basta a farmi passare i disturbi. Quando suono invece sto bene, quando sfrego l'archetto sulle corde ben tese e accordate, mi sembra proprio di esistere. Eloisa qualche volta mentre facciamo lezione si addormenta. Non credo per noia, penso che sia il diabete. Allora smetto, me la guardo, le solletico l'orecchio con l'archetto… lei si risveglia, io riprendo più frescobaldo di prima e lei sorride compiaciuta dei miei progressi. A fine lezione beviamo una cedrata per aperitivo, le racconto a rotazione una delle tre barzellette che conosco, lei mi spiega come si prepara un buon sorbetto al limone e se non c'è niente da riparare, ci salutiamo. Lei aspetta che scenda almeno due rampe di scale, poi sento la porta chiudersi lentamente e alle volte mi arriva l'odore della sua acqua di colonia mescolata a quella dei suoi pensieri in ombra. Ogni volta mi chiedo se la rivedrò mai più.


Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA perfetto, 2006.



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permalink | inviato da Max Maraviglia il 9/5/2008 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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