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Le voci delle cose
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 23 maggio 2008
[…] Poi col tempo ho iniziato ad intuire l’esistenza di un genere femminile che oserei definire “trasversale”… sono donne che non hanno epoca e nemmeno un’età… cambiano le mode, i modi, i sentimenti, le pulsioni ma loro sono lì, presenti come un suono essenziale che non appena cerchi di chiudere anche con un solo aggettivo, ecco che sfuggono ad ogni definizione. Sono anime fluenti, le riconosci dal fatto che non sono riconoscibili se non dal fatto che non sono riconoscibili. Forse sono più di quante non si creda ma proprio perché di rado si lasciano scorgere, di rado ne incontri ma ne basta una sola e le hai poi conosciute e respirate tutte. Io quella che ho incontrato si chiama Evelina e col suo nome adesso chiamo tutto ciò che non può avere nome.

Evelina è un effetto annoso della scarsa perizia di Cicco nel prendere indirizzi a penna. Mi segnalò un giorno il caso di suo cugino Nunzio il fotocopiatore al quale regolarmente smolla – ancora oggi - etti di manoscritti suoi per farseli fotocopiare. Gratis, naturalmente. Così giunse il momento di sdebitarsi. Attraverso le mie capacità riparatorie…

- Beniamino quando hai un momento… (grufola nel portafogli che è un vero portafogli, nel senso che dentro ci tiene solo foglietti smandrappini, poi tira un vecchio biglietto scaduto con annotato a matita un indirizzo illeggibile e me lo porge)

- Che devo fare?

- Dovresti andare a fare visita a mio cugino…

- Perché?

- Si è rotta una vecchia fotocopiatrice e nessuno la riesce a riparare

- E io che dovrei fare?

- La devi riparare!

- Io?

- E chi, io? Dài che ci dobbiamo sdebitare…

- Ti devi sdebitare!

- Fà lo stesso fà lo stesso… è un gioco di reciprocità a largo raggio…

- Cicco, con questa storia della reciprocità a largo raggio mi hai rotto…

- Ripàrati. Dài, quando puoi. Questo è l’indirizzo…

Via Campegna 21… sta scritto 21 o è 31? Grafia di cacca che hai Cicco… scusi il 31? Non esiste 31… allora è ventuno… 27… 25… 23… ventuno! Non mi dà l’idea di essere una fotocopisteria… va beh, entro e chiedo. Che è, un rigattiere? Musica… Gluck, mi pare… Orfeo ed Euridice? Mi pare… C’è nessuno?

- Permesso… buongiorno…

Non c’è risposta. M’inoltro nella cavernina dove nel fondo intravedo una figura in camice, cuffia e mascherina da chirurgo china a strofinare con delicatezza una vecchia cassettiera. Non voglio disturbare… qui Nunzio il fotocopiatore non c’è… vado… di spalle la voce mi raggiunge: è voce donna

- Cerca qualcuno?

- Eh? Si ma… non volevo disturbarla, buongiorno…

Cala la mascherina, via la cuffia ed è un’esplosione di capelli neri…

- Buongiorno a lei

- Cercavo… (chi è che cercavo?)

Pausa. Lunga pausa. Ho il tempo di benedire la pessima grafia di Cicco che suo malgrado mi ha condotto al cospetto di questa piccola folgorazione che adesso mi sorride, poi mi scruta socchiudendo gli occhi, poi sorride ancora…

- Ci conosciamo?

- Ci conosciamo? E sì che ci conosciamo! Ora mi sfugge dove… non saprei… forseeee… (non mi sovviene niente. Invento?)

- Non ha importanza

- No…

- Posso esserle utile?

- Utile? Oh sssi. Cercavo il numero ventuno…

- Il Numero ventuno è questo… chi cerca?

- Cercoo… (leggo) Centro Copie Cornucopio 3000 di Falso Nunzio.

- Non è qui mi dispiace.

- Ne avevo il sospetto… Vabbe’, avranno sbagliato a darmi l’indirizzo… si legge male… la grafia di certa gente… (la folgorazione coglie graziosamente con le sue sottili dita il cicchico biglietto smandrappino che agito nell’aria)

- Permette? (legge e sorride) Ecco l’equivoco. C’è scritto via Campegna, qui siamo in via Compagna

- Sono nel posto sbagliato…

- Direi

Direi di no. Cicco, suo malgrado, mi ha dato un indirizzo giusto. Mi dispiace per Nunzio il fotocopista. Come posso prolungare la mia presenza al cospetto di colei? Non posso.

- Va bene così

- Se lo dice lei

- Scusi ancora il disturbo

- Nessun disturbo

- Allora… le auguro una bella giornata

- Anche a lei

- Vado…

Vado vado vado… ma dove vado che sono al posto giusto? Vado… aspetta! Qui magari la trovo… la cerco da una vita e non la trovo…

- Vendete cornici?

- Cornici?

- Cornici, cornici!


Ella avanza esitante nel passo quanto nella risposta

- ...No...

- Peccato… allora… di nuovo…

Sto per varcare l’uscio, quando la donna, inaspettatamente…

- Aspetti!

- (anche un eterno, se vuoi)

Appesa a un dito ha la cornice

- Questa le andrebbe bene?

- Perfetta… (davvero, è perfetta, in forma e misura)

- Le piace?

- Moltissimo. È proprio lei… Quanto le devo?

- Niente

- Perché niente?

- Perché non vendo cornici… questo è un pezzo che mi ha lasciato una cliente… gliela regalo.

- Mi mette in imbarazzo…

- Perché imbarazzo? La cornice con lei ha trovato un valore e il suo errore di lettura le ha fatto trovare una cornice… è un bel cerchio, no?

Così, il primo fiorire di Evelina nei miei giorni si lega all’immagine di un cerchio e alla cornice per la foto dei miei amici, in un giorno di allegrezza, al podere di nonno Oreste. Che nome si può dare ad una cosa bella e musicale come questa?


Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA perfetto, 2006.



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permalink | inviato da Max Maraviglia il 23/5/2008 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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