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Le città improbabili - Arcipèlia
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 14 giugno 2009
Chiamare Arcipèlia città non è del tutto esatto. Si tratta infatti di una confederazione di microcittà ciascuna delle quali ha un’estensione che non supera i 120 metri quadrati ed una popolazione che quasi mai supera le tre unità. Ciascuna di queste microcittà possiede il suo corpus giuridico, i suoi organi istituzionali, le sue strutture organizzative che, per quanto diverse possano apparire tra loro, lasciano intravedere principi di fondo comuni a tutti gli arcipèlidi. Quali siano tali principi, tuttavia, non è dato sapere. Risulta in ogni caso bizzarro, agli occhi dello straniero, che nella lingua ufficiale degli arcipèlidi manchino parole come libertà, uguaglianza, onore, famiglia, patria, così come manchino gli aggettivi e i pronomi possessivi, ed è forse per gli stessi, a noi oscuri motivi che nel loro corpus giuridico sia assente qualsiasi riferimento al diritto di proprietà. In compenso, la loro lingua possiede ben cinquanta sinonimi per la parola “cortesia”, per tradurre ciascuno dei quali, in quasiasi altra lingua conosciuta, occorrerebbero lunghe e complesse perifrasi, così lunghe da dovervi rinunciare, il che – dicono gli acripèlidi -  è un vero peccato per gli stranieri.

(da Le città improbabili, 2009)


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permalink | inviato da ubumax il 14/6/2009 alle 2:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lo sciamano e l’idiota
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 13 ottobre 2008
[…] “I guerrieri-viaggiatori non si lamentano. […] Accettano come una sfida qualunque cosa l’infinito gli offra. Una sfida è una sfida. Non è una questione personale. Non può essere presa come una maledizione o una fortuna. Un guerriero-viaggiatore o vince la sfida o è distrutto da essa. E vincere è più eccitante, quindi vinci!”

Ribattei che dirlo era facile, ma che metterlo in pratica era tutt’altra faccenda; e che i miei patimenti erano insuperabili perché nascevano dalla mancanza di coerenza dei miei simili.

“In difetto non sono quelli che ti circondano” replicò lui. “Loro non possono evitare di essere quello che sono. Tu sei in difetto, perché invece di aiutare te stesso preferisci guardare loro. Ma solo gli idioti giudicano. Giudicandoli, non farai altro che tirare fuori il loro lato peggiore. Siamo tutti prigionieri ed è questa prigionia a indurci ad agire con tanta meschinità. La tua sfida sta nel prendere gli altri come sono. Lasciali in pace.”


C. Castaneda, Il lato attivo dell’infinito, BUR, 2007, p. 228.


“Ma solo gli idioti giudicano…” anche questo è un giudizio. Se questo è vero, lo sciamano e l’idiota sono la stessa persona.
mm


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permalink | inviato da ubumax il 13/10/2008 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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