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Le città improbabili - Ipoglòssa
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 9 giugno 2009
In questa città il lavoro più duro tocca agli interpreti. La lingua d’Ipoglossa, infatti, priva di ogni regolarità, è fatta solo di eccezioni e di sole cinque parole che non hanno corrispettivo semantico in nessuna altra lingua delle civiltà a noi note. Ciascuna di queste parole ha un potenziale olofrastico enorme (può dire insomma un numero infinito di cose, anche di concetti molto complessi), a condizione che si sappia come, dove e quando dirla. La stessa parola, infatti, cambia di significato a seconda che la si pronunci alle quattro di sera, in un giorno di pioggia accanto ad un semaforo, vestiti con una camicia bianca e un papillon a pois dondolando la mano destra,  oppure a mezzanotte di luna piena accanto al mare, indossando solo una parrucca e inarcando le sopracciglia. La complessità di quest’uso fa sì che gli ipoglottidi ricorrano alle parole solo quando è strettamente necessario. I poeti d’Ipoglossa – gli unici che conoscano tutte le eccezioni e che sono in grado anzi d’inventarne sempre di nuove - per recitare i loro versi si cimentano in performance che possono durare anche alcuni giorni o mesi, perché magari nei loro componimenti è presente un concetto o un’immagine per restituire la quale è necessario attendere specifiche condizioni climatiche che quasi mai si realizzano, come ad esempio la neve a primavera. Ci sono poi concetti o idee per esprimere le quali bisogna attendere precise congiunzioni astrali. Così, ad esempio, sembra che per dire “ti amo” si debba ripetere per tre volte consecutive la parola numero uno e per due volte la parola numero cinque, sotto il platano secolare della piazza centrale, quando il sole entra nel leone o la luna nel cancro. Può così accadere allo staniero che visiti Ipoglòssa la ventura di vedere, all’improvviso, folle di giovani e di meno giovani che, in un attimo e per pochi secondi, si riuniscano sotto il platano della piazza, recitare qualcosa che somiglia a una preghiera, darsi un bacio per poi di nuovo ritornare alle loro incombenze.


(da Le città improbabili, 2009)

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permalink | inviato da ubumax il 9/6/2009 alle 9:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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