.
Annunci online

La vita come opera d’arte – postilla sul preartista
post pubblicato in PRAGMATICA DELFILOSO-FARE, il 5 maggio 2008

Se esiste una differenza tra le concrezioni della realtà e quelle prodotte e raccontate da una qualche forma d’arte, tale differenza è tutta qui: la realtà grezza è pura entropia, piegamento e ripiegamento continuo sul caso e sulla convenienza del momento, opportunismo spicciolo, tempo corroso, primario bisogno ipertrofico e obeso vestito talvolta da un qualche straccio di “nobile” idealità. A meno che non ci si voglia appellare a un criptico criterio compositivo d’ordine divino, bisognerà prendere atto che gli accadimenti della realtà sono contraddittori, ingiustificati e/o ingiustificabili, noiosi, rumorosi, frammentari, inconcludenti… in una parola: brutti.

L’opera d’arte, in quanto tale, versa al bello, non tanto perché vada alla ricerca di forme puntualmente gradevoli ai sensi (al contrario: le tendenze da un secolo a questa parte indicano tutt’altra direzione) quanto piuttosto perché rivela in controluce innervati di senso e coerenza interpretativa, anche quando sembra riferirsi a ciò che, nella realtà, apparirebbe in sé privo d’interesse e residuo di pura accidentalità.

Questa forma di bellezza non è solo appannaggio dell’artista propriamente detto (ammesso che esista una dicibilità propria dell’arte e dell’artista) dedito ad una disciplina specifica. Chiunque modelli tra le dita, nella testa e con l’ardire dell’addome la materia grezza dell’esserci per conferire ad essa coerenza compositiva nel senso qui inteso, meriterebbe a buon diritto almeno il nome di preartista.

mm


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vita opera d'arte realtà

permalink | inviato da Max Maraviglia il 5/5/2008 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
La persona del Condottiero
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 24 aprile 2008

Privo di zenit e di nadir, l’uomo delle folle è votato al disordine. Cieco e impulsivo, è destinato allo zigzag e ai matrimoni di ogni istante con i capricci del reale. Non padroneggiando né il tempo né i suoi slanci, è un puro prodotto del caso, un errore. All’opposto, il Condottiero si preoccupa della linea retta. E se la velocità con cui affronta questo percorso può variare – in quanto va dalla stagnazione alla folgorazione – essa si propone sempre di scongiurare la marcia indietro, la regressione. All’estremità della strada scelta si trova un archetipo costruito da lui, una forma motivante. È un punto fisso che evita i vagabondaggi, i brancolamenti. Dal caos bisogna far sorgere l’ordine e, in questi tentativi, alcuni non saranno che personaggi, altri diventeranno persone.

[…] Il condottiero è dunque un artista il cui obiettivo principale è la riuscita della sua vita intesa come lotta contro il caos, l’informe, le agevolazioni di ogni tipo. I suoi nemici: l’abbandono e la flaccidità, la rilassatezza e il gregarismo.

[…] E per dirla come fu costume per molto tempo, vuol fare della sua vita un’opera d’arte.

[…] E anche nel balbettio, nei tentativi e nei fallimenti, nelle esitazioni e nelle audacie che tradiscono un orgoglio eccessivo, il Condottiero è più grande dell’uomo comune nei suoi successi corrotti, nelle sue pretese riuscite, che non sono null’altro che adesioni passive alle parole d’ordine della sua tribù.


Michel Onfray, La scultura di sé – Per una morale estetica, Fazi, 2007, p. 69 sgg.

Sfoglia aprile        giugno
il mio profilo
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca