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A colpi di cucchiaio
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 29 luglio 2008
Quando mi sono stancato di partorire opere che erano soltanto uno specchio del mio ego, ho abbandonato l’arte per due anni. E nel momento in cui ho dimenticato me stesso, mi è crollato addosso il dolore del mondo. La gente invischiata in un faticoso divenire, non per essere ma per apparire, aveva perso la gioia di vivere, come me. Rintontiti da droghe, caffè, sigarette, alcol, zuccheri, eccessi della carne, delusi dalla politica, dalla religione, dalla scienza, dall’economia, dalle guerre “patriottiche”, dalla cultura, dalla famiglia, tristi animali privi di uno scopo ma con la maschera delle persone soddisfatte, passeggiavano per le vie del nostro pianeta consapevoli che piano piano lo stavamo avvelenando. […]

Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio. Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici. Un bel giorno gli abitanti del paese vedono il più anziano di loro uscire dal villaggio con in mano un cucchiaio di porcellana.
“Dove vai?” gli chiedono. Risponde:
“Vado dalla montagna”.
“Perché?”
“Per spostarla”
“E come?”
“Col cucchiaio…”
“Sei pazzo.”
“Non sono pazzo. So bene che non ci riuscirò mai, ma qualcuno dovrà pur cominciare.”


A. Jodorowsky, Cabaret mistico, Feltrinelli, 2008.


(Per chi è addestrato fin dalla nascita ad abbattere muri a colpi di cerbottana, il cucchiaio appare strumento ancora più avanzato).
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permalink | inviato da Max Maraviglia il 29/7/2008 alle 15:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Preghiera agli ombrelli. E alle sardine
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 7 giugno 2008
L’ombrello che giaceva in un angolo, tutto coperto di polvere, si lamentava amaramente: “Perché mi hanno portato fin qui se non piove mai? Sono nato per proteggerti dall’acqua, senza di lei non ho senso” “Ti sbagli”, rispondevo io, “hai ancora senso; se non nel momento del presente, almeno in futuro. Insegnami la pazienza, la fede. Un giorno pioverà, te lo giuro”. Dopo questa conversazione, per la prima volta dopo molti anni si scatenò una tempesta e per l’intera giornata venne giù un vero e proprio diluvio.

A. Jodorowsky, La danza della realtà, Feltrinelli, 2006



Attendemmo in silenzio fiduciosi davanti alla scatola di sardine. All'improvviso esse, risorgendo dalla salamoia, aprirono la confezione dall'interno ed irritate ci dissero: "ma quella chiavetta benedetta che avevate, non potevate usarla prima? C'era proprio bisogno di aspettare un miracolo?"

(dedicato all'amica Cianciulli)

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 7/6/2008 alle 22:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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