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Le città improbabili - Cratùgna
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 8 giugno 2009
C’è un buco nero nella storia di questa città e corrisponde al momento nel quale, in una sola notte, sparirono tutti i cittadini obbedienti così come quelli disobbedienti. Non si sa dove si siano nascosti né se siano ancora vivi. Gli sprovveduti dicono che si siano marmorizzati ed ora adornano i viali semideserti della città, sotto parvenze di statue dedicate agli uomini ignoti: a Cratùgna, inspiegabilmente, ce ne sono tante. Per le strade circolano ora solo comandanti: bassi, tarchiati e calvi, portano a spasso i loro buffi fazzoletti sbucanti dal taschino, incrociandosi si salutano con gesto marziale e poi, a vicenda, si comandano qualcosa. Trattandosi di pari, nessuno osa contraddire nessuno, solo che gli ordini non li rispetta nessuno, perché ciascuno, in cuor suo, pensa che debba essere l’altro ad eseguirli per primo. I cratugnoni non hanno tempo per fare altro, se non per darsi reciprocamente ordini, dunque ancora non sanno che – dicono così gli osservatori esterni – da qui a due anni e tre mesi si autodistruggeranno, perché incapaci persino di badare alla loro sopravvivenza. Gli sprovveduti credono che, a quel punto, le statue agli uomini ignoti riprenderanno vita. I più pessimisti tra loro aggiungono che alcune di queste ex statue, immemori di ciò che è accaduto, faranno di tutto per diventare nuovi comandanti, e la storia di Cratùgna riprenderà a scorrere alternando un congelamento ad una distruzione.

(da Le città improbabili, 2009)


Il y a un trou noir dans l'histoire de cette ville, et il correspond au moment où, en une seule nuit, disparurent tous les habitants, les obéissants comme les désobéissants. On ne sait où ils sont cachés ni s'ils sont encore vivants. Les naïfs disent qu'ils se sont marmorisés et ornent à présent les allées à demi désertes de la ville sous l'apparence de statues dédiées aux hommes inconnus : à Cratùgna, inexplicablement, il y en a beaucoup. Dans les rues, actuellement, ne circulent que des commandants : petits, trapus et chauves, ils promènent leurs drôles de foulards dépassant de la pochette, se croisant ils se saluent d'un geste martial et puis, à tour de rôle, ils se donnent un ordre. Comme il s'agit d'égaux, personne n'ose contredire personne, sauf qu'aucun ne respecte les ordres parce que chacun, dans son for intérieur, pense que c'est à l'autre d'exécuter l'ordre en premier. Les Cratugnins n'ont pas le temps de faire autre chose que de se donner réciproquement des ordres, donc ils ne savent pas encore -c'est ce que disent les observateurs externes- que d'ici à deux ans et trois mois ils s'autodétruiront, parce qu'il sont incapables de s'occuper de leur propre survie. Les naïfs croient que, à ce moment-là, les statues aux inconnus reprendront vie. Les plus pessimistes d'entre eux ajoutent que chacune de ces statues, oublieuse de ce qui est arrivé, fera tout pour devenir un nouveau commandant, et l'histoire de Cratùgna recommencera à courir, alternant une congélation à une destruction.

(trad. a cura di Patrick Plebeo)


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permalink | inviato da ubumax il 8/6/2009 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Mestieri anarchici
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 18 aprile 2008

[…] Aprì loro la porta della stanza numero nove, sulla quale stava scritto: “Anonimo. Anarchico. Inventore di mestieri…”

Furono accolti da un omino di età indeterminata, calvo, con occhiali spessi sotto le folte sopracciglia nere. […] Alessandro e Teresa, con i capelli ritti e i piedi gelati, ascoltavano quel personaggio stravagante, perduto in un quartiere miserabile di Santiago del Cile.

[…] “Noi non siamo di quegli anarchici che si ribellano contro Dio, la Scienza e lo stato. Nulla di tutto questo. Siffatta lotta procura al povero solo un diluvio di legnate e di pallottole. […] Ma sedetevi, vi spiegherò meglio…

[…] Noi, manodopera, invece di continuare ad essere sfruttati dai ricchi, dobbiamo scoprire come sfruttarli a nostra volta, naturalmente senza derubarli. No, no. Dobbiamo agire dove loro non possono né sanno farlo. Questa non è una soluzione per la maggioranza, ma solo per pochi pidocchi di talento. Il maiale deve mangiare rifiuti per far carne. I pidocchi, senza sporcarsi, succhiano il sangue del maiale. Bene, quando si arrostisce il maiale, si bruciano anche i parassiti… perché sono stupidi. Avrebbero potuto saltar via in tempo e passare sulla testa dei macellai. Ma veniamo al punto: il potere non è creativo, e i ricchi si annoiano. Possiedono tutto tranne che loro stessi. Ed è logico. Per trovare se stessi bisogna lasciare tutto, e loro al contrario si stanno appropriando di tutto. Chiaro?

Alessandro e Teresa, sbattendo le palpebre, dissero con convinzione esagerata: “Chiarissimo, signore!”

[…] Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. […] Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia.

[…] Il saltimbanco portò Teresa e Alessandro in giro per la casa, presentandoli ai membri della Società dei Liberi Fratelli. Conobbero il “disinfestatore di specchi”, l'"addolcitore di vuoti", il "correttore di ombre", il “professore di invisibilità”, il “biologo fantastico, inventore di corpi”, il “pagliaccio funerario” e molti altri che non poterono spiegare in cosa consistesse la loro attività… […] prima però erano almeno riusciti a capire cosa faceva il “domatore di nei”.

[…] Il domatore suonava un tamburello e sbarrando gli occhi che avevano uno strano luccichio ordinava al neo di spostarsi. In effetti molte signore desideravano avere il neo accanto alla commessura delle labbra, o sulla guancia, o fra i seni o anche in posti più segreti. All’incauta cliente si assicurava che, dando tempo al tempo, la macchia si sarebbe spostata, millimetro per millimetro, fino a posizionarsi nel punto desiderato. Ovviamente il tamburello, lo sguardo brillante e gli ordini ipnotici del domatore non bastavano. La cliente doveva anche pregare con fede. […] Se la signora si stancava per il gran numero di sedute richiesto e cominciava a lamentarsi per la lentezza dei progressi, il domatore si stringeva nelle spalle come se l’avessero offeso a morte, e rispondeva che la colpa non era sua ma della preghiera senza fede… […] A volte, molto raramente, i nei si spostavano davvero.

[…] (Alessandro) respinse la proposta dell'Anarchico e non addolcì vuoti né corresse ombre, ma gli propose invece di svolgere la sua missione calzaturiera in maniera ben diversa dal solito, ossia confezionando scarpe su misura al servizio non solo dei piedi ma anche dell'anima. E senza un prezzo fisso. "Che ogni cliente paghi ciò che vuole o può. Questo lo costringerà a un esame di coscienza, a scegliere tra dare il minimo, il giusto o il massimo, il che gli servirà a conoscere se stesso". All'Anarchico piacquero tali idee e insignì mio nonno del titolo di Calzaturologo.


Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio, Milano, 2002.

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