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Terza apparizione di Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 12 luglio 2008
Sì, avrò fatto anche la figura dell’inceppato ma alla fine Occhiochiuso ha parlato. In breve: gli irripetibili marchingegni di cui il Guardascione gode (ve ne sono molti altri, come poi dopo ho avuto modo di verificare) sono il frutto del lavoro di Gino M., che, essendo sufficientemente povero, paga la retta della sorella Graziana, diciassette anni, spendendo parte del suo tempo e del suo talento nella costruzione di oggetti mirabolanti che poi restano di proprietà dell'Istituto.

- Deve essere molto alta la retta…
- Ma no. Una piccola somma annuale, peraltro obbligatoria solo per famiglie da un certo reddito in su. Il nostro Istituto si sorregge con donazioni private, gli sponsor di alcune aziende lungimiranti e la vendita di prodotti artigianali realizzati dai nostri ospiti. È Gino a credere di dover pagare la retta ma di fatto potrebbe anche farne a meno.
- E nessuno glielo ha detto?
- Ho cercato di spiegarglielo ma lui ha fatto capire coi fatti che intende pagarla comunque. È molto riconoscente verso la nostra struttura e noi, dal nostro canto, apprezziamo i suoi lavori. Siamo in sana reciprocità.
- Possiamo conoscerlo?
- Credo di sì… non ho l'indirizzo preciso ma penso che potremmo chiederlo a Graziana… potreste avere un attimo di pazienza?
- Anche trentadue…
- Senti Pino, non è che avresti un'altra Alka Waltzer? Buone come le preparate qui, non le trovo da nessuna parte…
- Senz'altro…

(alza la cornetta, digita un numero interno TUUU… TUUU…)

- Dica dottore…
- Ermengarda la prego, le spiacerebbe chiamare un attimo qui in direzione Graziana Emme?
- Subito dottore…
- Grazie Ermengarda (Soma gesticola)… ah, cortesemente Ermengarda, le dispiacerebbe un'altra Alka Waltzer? (Soma gesticola gesticola)…
- con due gocce di Sopranyn… (Occhiochiuso annuisce paziente)
- … con due gocce di Sopranyn?
- …
- Ermengarda?
- Si, dottore?
- Ha capito?
- Certo dottore. Sono cieca, non sorda.
- Grazie Ermengarda (posa la cornetta) allora, vi dispiace accomodarvi in segreteria qualche minuto?
- Volentieri…

Ci siamo accomodati, abbiamo atteso e intanto ho avuto modo di strabiliarmi ancora un poco: dall'orecchio dell'Ermengarda, un donnone biondo con una faccia da bambina, pendeva un orecchino e fin qui niente di strano. Quando poi a guardare bene mi sono accorto che si trattava di una valvola a farfalla di un carburatore marca  dell'orto, su cui era innestata una lamina sottilissima che vibrava in maniera appena percettibile, ho ricominciato a sudare con grande copiosità, e ancor più quando ho notato, accanto al tower del computer,  un vecchio frullatore marca Girini da cui erano state asportate le palette per fare posto a tre sottili lamine metalliche, del tutto identiche a quelle fissate sull'orecchino, che ruotavano lente… lente… lente…

(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


Giochi a somma esponenziale
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 5 aprile 2008
[…] C'è una cosa però che trovo veramente spiacevole ma evidentemente fa parte della natura a controcanto delle cose e quindi non è riparabile, perché suona proprio così. È quando la perdita di alcuni produce guadagni per altri… Oppure viceversa. Cicco li chiama “giochi a somma zero”, il che mi fa pensare che non valgano niente. Penso a Carlo Martellone, che l'altro giorno, mentre gli salvavo un file che stava per annegare, mi spiegava tutto soddisfone di come è riuscito in tre anni a ridurre i costi di produzione della sua fabbrica La Pomoduria Novella: ha acquistato una macchina d’inscatolamento che funziona con quattro persone solo, le altre dieci le ha licenziate. Adesso il suo pelato ha un prezzo ancora più concorrenziale ed una qualità superiore (a detta sua risparmia sulla manodopera e investe in qualità della materia prima) tutto a vantaggio dei consumatori, diceva convinto ed io pensavo sì ma i dieci che hai licenziato? Non sono a loro volta dei consumatori? Lui ha letto i sottotitoli che mi scorrevano sulla fronte…

- Certo, mi dispiace per loro… con la concorrenza che mi alita sul collo e che se ne inventa una ogni giorno per abbassare il prezzo… lei che avrebbe fatto?

- Lei chi?

- Lei, Carmatore!

- Io? Non lo so… avrei parlato con la concorrenza… avrei proposto di lavorare in un clima più cooperativo, senza alzare il tiro in continuazione, magari guardando gli interessi di tutti, produttori, consumatori, lavoratori… che poi sono sempre le stesse persone… no? Non si può fare così?

- Come!

- Ecco…

- Ah, caro Carmatore… ma dove vive!

- Io? Calata Frescobaldi 25…

- Bravo. Lei vivrà cento anni! Lei è un uomo contento…

- Ci tento. Ho un portiere molto gentile che alle volte mi fa trovare anche la posta e certe volte mi legge le sue poesie. E i dieci licenziati che fanno adesso?

- E che ne so.

- E… va bene così?

- Va male per loro, bene per altri... Poi d'altro canto se le tecnologie vanno avanti… bene per tutti: consentono agli uomini di risparmiarsi lavori da bestie

- Questo è vero…

- E poi le nuove macchine vanno acquistate, perché altrimenti, se poi non si vendono, quelli che le producono devono poi licenziare, le pare?

Ed anche questo è vero. Tuberi, che… che trama complessa. Comunque vadano le cose, c'è sempre qualcuno che va bene e qualcun altro che va male. Somma zero. Va bene così. L'importante è che almeno si faccia a turno e che i turni siano brevi, altrimenti si comincia a credere di essere perdenti o vincenti assoluti. E certi assoluti fanno male alla testa. Che si faccia a turno…

- … e allora, cominci a contribuire anche lei alle nuove assunzioni: questo computer si è fatto troppo vecchio ed anche questa stampante, non vale la pena ripararla… si metta l’animo in pace e compri tutto nuovo che è meglio, caro signor Martellone. Euro cento per la chiamata. Grazie.



Cicco dice che, in realtà, ci sarebbe un sistema per uscire dal circolo vizioso del dare e dell’avere, dal gioco a somma zero, insomma.

- Basterebbe praticare l’esercizio del dono per il dono…

- Cioè?

- Molto semplice. Di norma, ogni dono che facciamo è naturalmente legato all’intenzione di donare e all’attesa della restituzione, dunque anche il dono è costretto nel circolo vizioso del dare e dell’avere. Il dono per il dono, invece, della reciprocità non gliene frega niente…

- È quello che pratichi di norma, Cicco…

- Benozzo… come il tabacco, il dono, per essere un dono, deve andare in fumo… ce l’hai una cicca?

- Non fumo… (vent’anni che non fumo e lui ci prova sempre)

- … e se davvero si riuscisse a spezzare la prevedibile simmetria del dare avere… si spalancherebbero le porte alla reciprocità a largo raggio.

- Sarebbe ‘sta reciprocità a largo raggio?

- Sarebbe? Tu mi dai una cosa, ed io non ti do niente in cambio

- Dov’è la novità?

- Se io ti restituissi, il circuito si chiuderebbe e buonanotte. Invece se io non restituisco a te, resto nell’ottica del debitore, ed ogni volta che incontro qualcuno sul cammino, sono propenso a dare perché a ricevere ho già ricevuto. Ora immagina se tutti ragionassero in questo modo…

- … il gioco non sarebbe a somma zero…

- Bravo Benozzo. Sarebbe a crescita esponenziale.

Insomma Cicco, il fatto che tu non mi restituisca mai le cose che ti presto dovrebbe rendermi felice perché fa di te un uomo migliore? Che dirti… sei un amico e ti credo. Prendo nota e passo avanti.



Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA Perfetto, 2006.






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