.
Annunci online

Le città improbabili - Lylyath
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 24 maggio 2009
A Lylyath si nasce, si cresce ma non si muore mai, non certo per condizioni ecosistemiche particolarmente felici, solo perché la principale industria locale -  quella delle biotecnologie – è particolarmente florida. Grazie a protesi di ogni specie e distillati che si direbbero miracolosi, acquistabili a prezzi ragionevoli in molti supermercati della salute, i Lylyoti vivono sconsideratamente a lungo ed è per questo che, dopo un certo numero di anni, per evitare l’esubero demografico, essi vanno abbattuti.
Ogni quinquennio il governo di Lylyath, dopo avere attentamente studiato i rapporti di proporzione tra crescita demografica e risorse territoriali, stabilisce quanti capi umani debbano essere eliminati.
Viene allora indetto un bando pubblico per aspiranti sacrificali e se il numero dei volontari è congruo rispetto a quanto previsto dai piani di ricompensazione territoriale, allora bene. Viceversa, viene indetta una lotteria obbligatoria alla quale devono partecipare tutti coloro che hanno almeno compiuto cinquant’anni di età.
La vincita non è allettante ma trattandosi di obligatorietà, non è certo la cosa più significativa di tutto il sistema: una piccola somma in denaro per gli eredi ovvero un mese di vacanza contrattuale in cui il vincitore assume l’immunità totale e l’accesso gratuito (ed impunito) a tutte le risorse del paese: può persino commettere omicidi purché entro la quota/parte di eliminazioni a lui riconosciuta dalla vittoria, cosa che nei piani di ricompensazione territoriale rappresenta una delle modalità "a costo zero", per le istituzioni di Lylyath, di abbattimento delle eccedenze umane.
Segue poi alla somma di denaro o al periodo di vacanza contrattuale, l’abbattimento dei vincitori nella piazza principale (si tratta pur sempre di una premiazione), con sistemi non invasivi e affatto cruenti, come ad esempio – tra quelli più frequentemente adoperati – la teca per il sottovuoto o il macroforno a microonde.
Infine, una medaglia al valor civile o in certi casi addirittura un mezzobusto in cartone riciclato, ricorderà per un certo tempo ai posteri il gesto nobile o la vittoria degli abbattuti.
Nonostante tutto questo, ancora oggi il problema principale a Lylyath sta nel trovare un numero sufficiente di volontari che s’offrano come capi da abbattere.

(da Le città improbabili, 2009)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. città tecnologia immortalità

permalink | inviato da ubumax il 24/5/2009 alle 19:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Le città improbabili - Teknodìa
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 22 maggio 2009
Camminando per le strade di Teknodìa è facile imbattersi in piccoli edifici simili a chiese sconsacrate di un tempo, riprodotte in scala, visto che ciascuna di esse ha un’ampiezza che non supera quelle di un piccolo box per auto. All’interno, in luogo di un probabile altare, troneggia un grande monitor a touchscreen davanti al quale sfilano code di persone. Per capire di cosa si tratti, bisogna sapere che a Teknodìa, ormai da almeno trenta lustri, governano i tecnologi. L’intenso lavoro di ricerca portato avanti negli anni ha consentito loro di sostituire l’astratto concetto di Dio con una articolatissima rete di computer e di sensori in grado di raccogliere i dati di ogni evento vitale del luogo, a partire dalla meiosi che precede la nascita di ogni nuova vita. Il controllo totale di questi dati consente all’apparato centrale di restituire in proiezione l’unico futuro possibile per ciascuno degli eventi individuali dal momento presente ai prossimi trentadue anni (si lavora già per poter estendere ulteriormente questo arco di tempo). Sicché le file che vedi davanti ai monitor, lì negli infopoint di Teknodìa, sono quelle dei cittadini che chiedono o notizie sul loro futuro, o la possibilità di scongiurare qualcosa che temono. Le preghiere, qui a Teknodìa, i cittadini le imparano a partire dai tre anni, e sono stringhe di testo che, non appena abbiano acquisito la ragione, possono recitare davanti ad uno dei monitor di questi microsantuari, ciascuno dei quali è dotato anche di un dispositivo per il riconoscimento vocale. I teknodìdi possono dunque conoscere il proprio futuro ed, eventualmente, chiederne una modifica, che l’elaboratore può concedere ricalcolando in tempo reale tutte le relative conseguenze che tale modifica comporta all’interno dell’intero sistema. Tutto questo non accade però senza mistero, dal momento che il dispositivo riconosce le voci di alcuni ma non di altri, sicché talvolta il terminale resta inspiegabilmente muto, e nessuno conosce le logiche delle sue prestazioni. C’è di più: a Teknodìa l’immortalità dell’anima non è più un atto di fede, ma una prassi consentita dall’avanzatissima tecnologia locale. Le anime possono essere salvate su supporti metadigitali ed impiantate nuovamente in corpi nuovi di zecca, alla morte del vecchio. Anche in questo caso, però, permane un mistero: nessuno sa quali siano i criteri secondo cui alcune anime vengano salvate ed altre lasciate svaporare.

(da Le città improbabili, 2009)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. tecnologia anima dio

permalink | inviato da ubumax il 22/5/2009 alle 22:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia aprile        giugno
il mio profilo
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca