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Le città improbabili - Kosìsia
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 7 giugno 2009
A Kosìsia mancano i nomi propri. I bambini si chiamano bambini, gli uomini uomini, le donne donne. Stesso dicasi per le marche. Al supermercato (che si chiama “supermercato”) trovi insalate che si chiamano insalate, latte che si chiama latte, sapone che si chiama sapone… non che siano tutti uguali, anzi. Ciò che li differenzia, però, non è il nome ma le loro intrinseche qualità, qualità che nessuno dichiara, le si riconosce e basta, per quello che sono. Se per strada un Kosìsio chiama un altro kosìsio, basterà che dica: “Ehi, bambino” oppure “ehi, uomo!” (a seconda dei casi) e tutti i bambini e/o gli uomini e/o le donne presenti in quel momento si gireranno. Una confusione che ha i suoi vantaggi perché a certi richiami, che rispondano in molti non è affatto cattiva cosa. Nemmeno le strade hanno nomi, le si può distinguere per le loro peculiarità, dunque lo scambio d’indirizzi avviene attraverso minuziose descrizioni in cui i kosìsi si cimentano ben volentieri: descrivere, per loro, oltre che una necessità è un’arte, che forse richiede un po’ più di tempo, ma i kosìsi non hanno l’ansia del tempo, non conoscono espressioni “in tempo reale”, e forse proprio per questo il loro tempo è davvero reale, nel peggiore dei casi principesco.


(da Le città improbabili, 2009)


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permalink | inviato da ubumax il 7/6/2009 alle 1:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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