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Dalla morte alla vita – A ritroso
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 7 maggio 2008
Sono morto perché non ho il desiderio;
non ho desiderio perché credo di possedere;
credo di possedere perché non cerco di dare.

Cercando di dare,
si vede che non si ha niente;
vedendo che non si ha niente,
si cerca di dare sé stessi;
cercando di dare sé stessi,
si vede che non si è niente;
vedendo che non si è niente,
si desidera divenire;
Stripper Formato
desiderando divenire,
si vive.




René Daumal, Il lavoro su di sé – Lettere a Geneviève e Louis Lief, Adelphi, 1998.


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 7/5/2008 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
La vita come opera d’arte – postilla sul preartista
post pubblicato in PRAGMATICA DELFILOSO-FARE, il 5 maggio 2008

Se esiste una differenza tra le concrezioni della realtà e quelle prodotte e raccontate da una qualche forma d’arte, tale differenza è tutta qui: la realtà grezza è pura entropia, piegamento e ripiegamento continuo sul caso e sulla convenienza del momento, opportunismo spicciolo, tempo corroso, primario bisogno ipertrofico e obeso vestito talvolta da un qualche straccio di “nobile” idealità. A meno che non ci si voglia appellare a un criptico criterio compositivo d’ordine divino, bisognerà prendere atto che gli accadimenti della realtà sono contraddittori, ingiustificati e/o ingiustificabili, noiosi, rumorosi, frammentari, inconcludenti… in una parola: brutti.

L’opera d’arte, in quanto tale, versa al bello, non tanto perché vada alla ricerca di forme puntualmente gradevoli ai sensi (al contrario: le tendenze da un secolo a questa parte indicano tutt’altra direzione) quanto piuttosto perché rivela in controluce innervati di senso e coerenza interpretativa, anche quando sembra riferirsi a ciò che, nella realtà, apparirebbe in sé privo d’interesse e residuo di pura accidentalità.

Questa forma di bellezza non è solo appannaggio dell’artista propriamente detto (ammesso che esista una dicibilità propria dell’arte e dell’artista) dedito ad una disciplina specifica. Chiunque modelli tra le dita, nella testa e con l’ardire dell’addome la materia grezza dell’esserci per conferire ad essa coerenza compositiva nel senso qui inteso, meriterebbe a buon diritto almeno il nome di preartista.

mm


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 5/5/2008 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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