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Repliche improbabili
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2008
Di un viaggio non sono i posti a incuriosirmi: chiese, musei, paesaggi, monumenti e quant’altro si possono anche vedere in foto e con un supplemento ragionevole dell’immaginare, persino delle foto si può fare a meno. Di un viaggio m’interessano anzitutto le persone che s’incontrano, portatori di racconti da ascoltare attraverso i loro occhi, ai quali cedo volentieri il posto dei miei, che sono appena due.
Ero in uno dei miei viaggi a piedi, in una città che ancora non memorizzavo bene. Nel mentre che cercavo la strada per tornare a casa, scoppiò un diluvio e mi dovetti riparare sotto un porticato.

Passa un vecchietto sorridente e con ombrello… mi sento autorizzato a domandargli se sappia dove possa procurarne uno e lui: “venga, l’accompagno”. Camminiamo sotto la pioggia, lo ringrazio e lui mi dice che essere cortese gli dà un grande piacere, che a stare per il mondo ha imparato a raccogliere… mi racconta:


"Ho viaggiato e conosciuto tante persone in vita mia e mi creda, caro giovanotto, tutti mi hanno offerto qualcosa. Non ho fatto molta scuola, ma ci sono state due o tre persone che mi hanno insegnato cose importanti. Le sembrerà strano, ma una di quelle più importanti me l’ha insegnata un mio coetaneo quando avevo poco più di dodici anni. Da ragazzino cercavo continuamente l’occasione per fare a botte. Avevo una bicicletta, e c’era un mio coetaneo che ogni giorno incontravo per la strada. Non so perché, forse mi irritava la sua faccia contenta, sebbene andasse a piedi e non in bicicletta, sta di fatto che ogni volta che lo vedevo mi veniva voglia di spaventarlo. Per questo, ogni volta che lo incrociavo, gli andavo contro con la bicicletta di corsa e poi deviavo all’ultimo centimetro. Lui non reagiva ed io m’incaponivo. Poi un giorno la strada era bagnata e per frenare all’ultimo secondo, slitto, cado e mi straccio i calzoni. Lui mi si avvicina con calma, mi rialza la bicicletta e mi chiede “ti sei fatto male?” Io non compresi quel comportamento, però provai tanto stupore che quando mi rialzai, mi sembrò che qualcosa nei miei occhi era cambiato… da allora mi piace molto sorridere".

La cosa che più mi piacque del sorriso del vecchio, fu che io quella storia la conoscevo, perché tanti anni addietro, in altra città, la vissi anche io, esattamente in quel modo, ma in quella improbabile replica di una stessa scena, in altro tempo e in altro luogo, io ero il ragazzo senza la bicicletta. L’altro non era l’uomo dell’ombrello, ma un’altra persona ancora. Un attimo prima dell’incontro, in quella città che non conoscevo, mi stavo domandando: “sarà questa la strada giusta?”

Max Maraviglia, L'uomo col fazzoletto e altre micronovelle



permalink | inviato da ubumax il 29/3/2008 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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