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Della seduzione - contributo dell'Anonimo Sbrodolatore Mutante
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
Caro professore, mi permetto di intervenire da sbrodolatore professionale. Lo struggimento e il languore sono componenti essenziali dell’infatuazione profonda che molto spesso scambiamo per amore. Orde di psicologi ci spiegano (inutilmente perché ci arriviamo da soli) che il fenomeno inizia con una proiezione dei nostri desideri su una persona che riteniamo in grado di soddisfarli appieno. Questo ingenera una serie di equivoci e processi di delusione che lo sbrodolatore affronta con una sorta di paradossale pena consolatrice, che lo pone in quella condizione di beatiful looser nel mondo a parte, che è il mondo al di sopra dello schifo che ci circonda e da cui lo sbrodolatore scappa attraverso questa comoda uscita di emergenza. L’acqua, come lei mi insegna, non è solo quella che bagna la sua pelle ambrata quando esce dal mare e viene a stendersi al mio fianco, ma è anche quella che serve a bollire la pasta per nutrire la qualità del nostro quotidiano. Lo sbrodolatore fa una scelta inconsapevole di fuga dalla realtà e si disseta solo con acqua del primo tipo.

Da sbrodolatore di lungo corso dico che tutto ciò è pura follia, nutrire il nostro spirito di amori impossibili e cocenti delusioni è un attentato serio che facciamo al nostro equilibrio, un equilibrio che, per mantenersi tale, richiede l’uso permanente di pesi e contrappesi, e un vero amore (processo osmotico molto complesso) accade solo se gli attori sono (minimo) due.

Allora il mio suggerimento, che credo lei condivida, è quello di prendere la scaletta e scendere dalla torre d’avorio, piantare i piedi per terra e iniziare a correre verso, non lontano da lei.

Desiderio azione. In questo mondo vorace se desideriamo una macchina nuova ci inventiamo l’impossibile per averla, lavoriamo come negri, facciamo i debiti e di tutto di più per vederla finalmente nel nostro garage. In amore, per quanto blasfemo suoni alle orecchie del beatiful looser, alias sbrodolatore, bisogna applicare lo stesso modello comportamentale. Bisogna lavorarci su, e tanto, e questo lavoro si chiama seduzione, condurre a sé la persona amata come si conduce a sé un oggetto di consumo.

Ma la seduzione va studiata, né più né meno che come uno strumento musicale. Imparare la musica non è altro che un processo di identificazione ed eliminazione dei propri errori tecnici, fino a produrre qualcosa di gradevole per le nostre orecchie e per il nostro spirito.

Da questa premessa tracciamo le linee guida per trasformare lo sfigato (mi spiace, è crudele, ma così viene percepito lo sbrodolatore/trice dall’altro sesso) in un seduttore. E non è un ambizione mal riposta, così come non esistono solo strimpellatori o concertisti, così abbiamo una infinita gradazione di mediocri, bravi, bravissimi, fino ai geniali Casanova. Ma la cosa fondamentale è che lo sfigato prenda coscienza del problema, ovvero che il primo errore in assoluto è offrire la propria immagine di sbrodolatore, e convincersi, forzarsi, violentarsi per uscirne velocemente. Baloccarsi con un’immagine di se stesso buono, generoso, incompreso, sensibile, sognatore, ma soprattutto innamorato non corrisposto, è una condanna che infligge al proprio ego senza rendersene conto.

Una volta decisi fermamente ad uscirne bisogna impostare la propria strategia di comunicazione, puro marketing, la seduzione non è altro che saper vendere se stessi spuntando il miglior prezzo possibile, nel caso specifico la donna che ci ha tolto il sonno.

Scendiamo ancora di un livello verso il basso allora, e identifichiamo ed eliminiamo gli errori tipici dello sfigato, e impariamo a suonare.

• Nessun cuore è un’invulnerabile cassaforte, nessuna è così bella e impossibile, esiste una serratura ed una chiave per ogni cuore, basta trovarla e qualsiasi oggetto, per quanto ben nascosto, possiamo sempre ritrovarlo. Questione di tempo e attenzione. Ma la cosa fondamentale è non perdere questo tempo prezioso cullandosi nell’emozione di incontrarla, ma entrare in uno stato mentale più concreto. Io ho di fronte un essere umano come me, con le sue debolezze ed i suoi sogni.

• Sogni, un nodo centrale del problema, il processo di infatuazione scatta proprio quando una persona irrompe nei nostri sogni-desideri. Il giusto mix di attenzioni e distacco fa accendere queste mille lampadine colorate nella testa e nel cuore di una donna. Tutto il nostro agire deve essere diretto verso questo scopo, niente deve essere dato per scontato, bisogna far scattare la molla del condizionale, lei deve pensare “quanto sarebbe bello stare con te”. E’ la rappresentazione di te che attrae, devi offrirle un sogno. Nessuno desidera qualcosa che già possiede. Io non desidero la mia bicicletta, o meglio la desideravo fino al momento in cui l’ho portata via dal negozio. Mostrarsi perdutamente innamorati è come regalargli la bicicletta, non gli interessa perché non le hai dato modo di desiderarla, non te l’ha chiesta, non sa dove metterla, o non le piace il colore, insomma si inventerà di tutto ma la risposta sarà sempre “no grazie”. In forza di questo principio paradossalmente sono proprio le donne più belle quelle più vulnerabili, perché avendo la strada spianata dalla nascita grazie a madre natura, e un mucchio di biciclette da scegliere, sono meglio disposte verso questa novità assoluta. Ovvero qualcuno che mostra premura nei loro confronti, ma nel contempo vive benissimo anche la loro assenza. E questo spiega le tante coppie apparentemente mal assortite dove un bello/a si accompagna a un brutto/a. Seduzione, sogno.

• Volutamente riservo quest’ultima parte all’aspetto fisico. Grazie al cielo a noi maschietti ancora non vengono richiesti tanti sacrifici per apparire al meglio possibile, tuttavia esistono casi davvero disperati. Prima di regalare soldi alla chirurgia estetica facciamo un po’ di serio esame di coscienza su due fattori fondamentali, look ed igiene personale. Farsi almeno una doccia al giorno è il minimo requisito di sistema, i lazzari non vengono nemmeno presi in considerazione dalle donne, hanno cinque sensi anche loro, un odore sgradevole vanifica qualsiasi eroico tentativo di conquista. Inoltre chi non dimostra di curare se stesso come può prendersi cura di un altro? Per il look invece discorso a parte. Sbagliatissimo vestirsi come un manichino all’ultima moda, costa ed è un chiaro segnale di insicurezza e assenza di personalità. Bisogna trovare la giusta dose di sobrietà ed eccentricità. Lo schema è lo stesso, attenzione e distacco, e deve essere espresso anche dal nostro abbigliamento. Essere rassicuranti con alcuni elementi classici e inserire particolari unici ed originali. Fare un salto di qualità, da bidimensionale a tridimensionale. Che so stai bene in doppiopetto? Ok ma allora contamina con un paio di lucidi camperos a punta. E a proposito di scarpe, queste richiedono l’investimento maggiore, devono essere di buona qualità, pulite e in forma. Non so perché ma è un elemento a cui le donne prestano una grande attenzione. Il classico errore da maschio invece è spendere capitali in vestiti e dimenticarsi completamente delle scarpe. Un uomo che ha stile non ha un guardaroba immenso, non è maniacale, ma comunica grande sicurezza di sé quando si presenta con un look adeguato. Adeguato alla propria statura, ai propri colori di occhi, di pelle, di capelli etc. Capire la profonda differenza fra eleganza e stile, l’eleganza è bellezza immobile, fotografia, lo stile è bellezza in movimento, cinema. Sono fatti della stessa sostanza: immagine, ma comunicano due cose completamente diverse.

E questo è tutto prof. Mi scusi se irrompo con un tale carico di banale buon senso nel suo blog che seguo con attenzione, ma se anche la banalità ci aiuta a vivere meglio, perché rinunciarvi. E se l'amore è un dono del cielo, aiutati che Dio ti aiuta.

Con affetto.
15 marzo 2008 15.16



Caro Anonimo Sbrodolatore Mutante
Scusami se solo ora rispondo al tuo contributo ma solo ora l’ho intercettato: mi era sfuggito. Qualche nota in contrappunto: condivido con te l’idea del desiderio/azione e della necessità di considerare l’acqua in tutte le sue possibili interpretazioni. Mi piace l’idea della seduzione come studio di uno strumento musicale anzi, ti dirò di più: la metafora dello studio musicale la estenderei ad ogni nostro agire: essere “intonati” è una qualità etica, prima ancora che estetica, frutto di un esercizio giornaliero su se stessi e con gli altri, simultaneamente. Come in un’orchestra. Che questa musicalità possa tradursi talvolta in seduzione va benissimo, meglio ancora se dopo sopraggiunge la conduzione. Mi spiego meglio: imparare a “conquistare” le situazioni desiderate è già un bel passo avanti, ma il salto di qualità lo si compie, credo, quando si apprende anche a coltivare e a curare ciò che si è conquistato (“conquistato” non è una parola verso la quale provo molta simpatia, tuttavia per ora non me ne viene un’altra) ma anche questo, probabilmente, già lo sai.

Un po’ meno - capirai – apprezzo l’idea di “condurre a sé le persone amate come si conducono a sé oggetti di consumo”… è una similitudine un po’ infelice, non solo per l’equivalenza persone/oggetti, quanto soprattutto per il concetto di “consumo”: parola che cercherei di sostituire (inclusi tutti i comportamenti ad essa connessi) con l’idea di “stratificazione” e “trasformazione”.

Casanova era probabilmente un infelice, mosso com’era dall’attitudine di consumatore incallito (peraltro sempre dello stesso genere). Per noi che aspiriamo non dico alla felicità ma almeno all’eudaimonia non è esattamente tra i principali modelli di riferimento, e che lo diciamo a fare.

Quanto alle tue considerazioni sul look, mi astengo da ogni commento. Dico solo che l’abbigliamento credo sia l’esteriorizzazione di quello che siamo e in questo senso l’abito fa certamente il monaco, che lo si voglia o no.

Le essenze hanno in qualche modo bisogno di forme a loro simultanee. Essenze nitide cercano forme nitide, fino alla totale compenetrazione e, direi quasi, fino alla reciproca trasparenza. Per converso, essenze confuse cercano esasperatamente forme esprimenti tutta la forza che non posseggono. Forse per questo chi stenta a riconoscere la propria intonazione naturale è così concentrato a cercare forme vistose che la facciano riconoscere all’esterno (desiderio peregrino alquanto: come possono gli altri riconoscere di te ciò che tu stesso non riconosci?)

Quando l’essenza nitida si è intonata con la sua forma altrettanto nitida, ne scaturisce la seduzione, una seduzione che non è più intenzionale ma conseguenza naturale del suo stato di purezza. A quel punto aumentano le responsabilità.

D’altro canto, ad allenarsi un po’, non è poi così difficile scorgere apparenze difformi dalle loro sostanze: anche qui è una questione d’orecchio e di tempo “durato”. E di scarpe, probabilmente.

mm

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permalink | inviato da ubumax il 31/3/2008 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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