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L'istinto dosatore
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 5 aprile 2008
L'altro giorno Eloisa ha tirato fuori il suo Guarnèri. Pensavo che mi prendesse in giro e invece ce l'ha davvero. Un Guarnèri... quando ha aperto l'astuccio mi sono sentito quasi male... un Guarnèri... me lo ha porto con le mani tremolanti da Parkinsoniana esperta e l'idea che potesse cadere a terra mi ha provocato un brivido d'indicibile emozione. Trent’anni anni che non lo toccava, trent’anni quel gioiello di liuteria italiana chiuso in un armadio fragrante di lavanda. Dio conservi la splendida incoscienza di questa nobildonna, che con una pensione da euro 600 (seicento) si concede il lusso di conservare nel buio di un cassetto uno strumento del valore, forse, di circa tre miliardi di vecchie lire. Non mi ha voluto dire come fosse venuta in possesso di quel tesoro. Si divertiva a fare la giovinetta bizzosa lasciandomi immaginare storie di ogni genere. Appena ho toccato il Guarnèri, una scossa calda mi è salita lungo il braccio penetrandomi nel setto nasale e trafiggendomi la ghiandola pineale: era tenere il Graal tra le mani. Un mito è un mito e quando ci entri in contatto fisico, se non sei forte ci puoi anche restare azzeccato. Ho pizzicato le corde di minugia e la prima è subito schizzata ma Eloisa non si è scomposta, annuiva col capo (sempre da Parkinsoniana) e sorridendo ha tirato fuori dal cassetto una vergine, preziosissima muta "Strad" senza dire una parola e senza dire una parola ho aperto la bustina e mi sono messo all'opera. Mai riparato niente di più prezioso in vita mia. E non sto parlando di soldi. Messa su la prima corda, contagiato forse dal tremore di Eloisa ho proceduto tremando a dare via via alle corde la giusta iniziale tensione, tanto per tenere su ponticello e reggicorde…

A proposito, quella storia di Paganini che preso da fervore virtuoso spezza tutte le corde del violino e finisce il concerto suonandone solo una, è una grossa bufala di Mondraghetto, visto che se almeno due corde, possibilmente distanti tra loro, non restano al loro posto, il ponticello cade ed il violino si smonta fra le mani. È un equilibrio di forze precario che regge tutto il sistema, come sempre. Lo dice anche Max Fantastico.

Insomma finito il lavoro, ho tirato fuori il mio accordatore elettronico, di quelli che ti tirano dietro ad euro 5 (cinque) quando passi fuori a un negozio di strumenti musicali. Eloisa per un attimo ha smesso di tremare e severa mi ha guardato:

- Che devi fare con quel congegnino?

- Come che devo fare... accordo, no?

- Accordalo a orecchio

- A orecchio?

- Lasciati guidare, ascolta…

Intuisco che qualcosa d'eccitante sta per accadere. Imbraccio il violino... appena accostato al mento un profumo di resine ignote mi ha accarezzato… l’alito del mondo mi ha sfiorato il viso. Un attimo, l'archetto: un vecchio lamì con la punta a forma di prua di piroscafo, leggero ma talmente leggero da inclinarsi al peso di una farfalla. Due, tre colpi di alto-basso alla seconda corda, col riccio appoggiato sul leggìo ruotavo il pirolo... poi l'ho sentito, ne ero certo. Era lui. Ho tirato fuori l'accordatore elettronico sotto lo sguardo compiaciuto di Eloisa da esperimento riuscito… 440 hz, 0% di deviazione: il LA perfetto.

Non so spiegarmelo ma ho sentito un nodo al naso, come un'allergia improvvisa. Il mito, la leggenda che diventa realtà sotto il mio muso. Un violino che sa, che sa, che non pensa ma che sa e te lo comunica con un una nota, che non sai come fa ma lo fa, una nota che arriva, ti ferma la mano e ti dice: "va bene così, ci sei, puoi fermarti".



Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA Perfetto, 2006


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