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Seconda apparizione di Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 7 luglio 2008
Attaccate a una lunga e robustissima catena, una schiera di sedie di quelle in legno di faggio e metallo che si usano a scuola, salgono e scendono senza sosta attraversando, per ogni piano, due fori circolari (uno per la discesa ed uno per la salita). Ogni foro è recintato da una specie di balaustra: praticamente una funivia verticale di sedie scolastiche. Ed ogni balaustra è munita di una sbarra che resta bloccata fino a quando la sedia successiva non arriva in posizione utile ad accogliere le natiche del passeggero, che in questo modo resta garantito da ogni caduta accidentale nel foro di scorrimento.

I CLAC segnalano ai ciechi l'attraversamento dei vari livelli. Ogni tre CLAC, un piano. Se, distratti, si dovesse perdere il conto dei piani, niente paura, ci si fa un giro completo dell'edificio comodamente seduti, passando pure per il terrazzo, dove attraversando un grazioso gazebo a larghe vetrate dipinte a mano (inutile dire: a firma GINO M.), la catena dà il giro. Mi faccio quattro vasche assolutamente estasiato senza scendere mai, dal terrazzo al cantinato al terrazzo, in loop. Al quinto, forse stimolato dalla vista di Pino Scognamiglio che saluta cordiale scorrendo verso su mentre io scendo giù, comincio a concentrare l'attenzione su alcuni dettagli. Anzitutto, non c'è uno che fosse stato uno, dei componenti di quella macchina, a non essere il riutilizzo di qualcos'altro. I motori che mandano avanti la catena sembrano essere quelli di due lavatrici industriali (presumo modificate), una nel sotterraneo e una nel gazebo sul terrazzo, la catena entra in un fianco della lavatrice ed esce dall'altro; l'oblò, al quale è stata saldata una corona dentellata simile al timone di una piccola nave,  gira. E la catena? Va. Le sedie, con ogni probabilità, recuperate dallo scantinato dell'istituto. La catena doveva avere conosciuto un àncora ed un battello tempo addietro. Le balaustre dei vari piani fatte con pezzi di cancellate, recinzioni, spalliere di letti anni trenta, termosifoni, griglie di ventilatori, graticole da barbecue. Il tutto armoniosamente saldato insieme a formare una splendida scultura post postmoderna per ogni piano. E su ognuna di queste sculture il segno dell’Ignoto, a volte ricavato dalle piegature del ferro, a volte disegnato con un còrdolo di saldatura, a volte inciso col flex:
"GINO M."

Ero rapito.

(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 7/7/2008 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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