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Le città improbabili - Inchìnia
post pubblicato in LE CITTA' IMPROBABILI, il 6 settembre 2009
A Inchìnia, ciò che colpisce è il modo in cui i suoi cittadini si scambiano il saluto. Quando si incrociano, ciascuno porge all’altro il proprio riverente inchino, come davanti a un re o a una regina. Non c’è nulla di servile o di cerimonioso in questi loro gesti che, morbidi e accoglienti, inaugurano e chiudono ogni conversazione, occasionale o voluta che sia. Gli stranieri spesso indugiano ore a fotografare gli inchiniàni che per strada si salutano, per i turisti è un’attrazione pari forse al Cambio della Guardia  davanti ai Palazzi Reali di tante altre città. Forse è anche per questo modo di salutarsi che tutti gli inchiniàni, senza distinzione alcuna, hanno passo regale, che siano notabili o mendicanti, ricchi mercanti o manovali, che abbiano due o cent’anni, che siano uomini, donne o altro, tutti godono di un rispetto che elargiscono e ricevono con generosità diffusa. Si tratta di un rispetto tanto radicato che ormai nessuno più ad Inchìnia sarebbe in grado di dare ad esso una definizione. Uno straniero chiese un giorno a un vecchio inchiniàno: “Cos’è questo rispetto che tanto vi contraddistingue?” e l’uomo, dopo un  inchino e una piccola esitazione, disse: “È un sentimento che non so spiegare. Forse è solo un modo per essere presenti e attenti, sempre… nulla di speciale, solo un gesto grazioso, un’attenzione che rende ogni incontro importante, anche il più fugace”.


(da Le città improbabili, 2009)



permalink | inviato da ubumax il 6/9/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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