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Il Paradiso del Ribelle
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 12 giugno 2008





Quanto è importante il sottofondo.
Penso che ogni momento della vita meriti un sottofondo musicale.
Sin da bambino immaginando il paradiso sognavo di sedermi in una stanza dove regna il bianco, con un monitor che trasmette le immagini più significative della mia vita e con la possibilità di sceglierne le colonne sonore.
All'ingresso c' è una persona di colore, un misto tra Martin Luther King e Morgan Freeman che, con uno sguardo dolce e rassicurante, mi invita ad accomodarmi.
In fin dei conti il paradiso è soggettivo; c' è chi spera di trovarci tanti soldi, chi invece i soldi spera di non vederli proprio più (perché magari in questa vita l'assenza di questi ultimi "quasi..." gli negava il cibo) e chi, come me, ha una sola ma grandissima pretesa: la musica.
Riuscire a sentire musica ovunque ed amare la vita sono due cose molto vicine tra loro, infatti per entrambi i casi, è una questione di amplificazione.


(mail dall'amico Ribelle ricevuta giovedì 12 giugno 2008 alle ore 13,28.)


 

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Piccole scuse
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 28 aprile 2008

Noi che non ci lasciamo mai stare, che passiamo e che ripassiamo con la lingua sul taglio nel palato, che bruciamo con la sigaretta la puntura di zanzara, che ci infliggiamo dolori maggiori per non sentire quello che ci tartassa da tempo. Noi, che arrivati ad un certo punto della vita sembriamo assuefatti dalle "preoccupazioni", noi che cerchiamo la luce negli occhi di qualcun altro nonostante siamo consapevoli della capacità delle "nostre" orbite, noi che cerchiamo un gesto da parte degli altri quando potremmo essere semplicemente noi stessi a farlo, noi che siamo così inesorabilmente persi dentro il nostro essere! Noi che ad un tratto crediamo di credere in qualcosa di sbagliato senza sapere che credere è già tanto! Noi che al mattino ci svegliamo con la voglia di essere nuovi di zecca! Noi che vorremo essere tante apine che svolazzano succhiando nettare di fiore in fiore! Noi che lasciamo che un tiepido sole che nasce e che muore asciughi lacrime sempre più rare in apparenza ma ben cristallizzate nella nostra anima! Noi che sogniamo grattacieli dorati e fiumi di champagne quando le nostre capanne di letame ed i nostri fiumi di piscio ci hanno sempre tenuto al riparo dalle piogge acide e ci hanno dissetato nei più caldi deserti metropolitani! Noi che sorridiamo ad ogni bimbo incontrato per strada! Noi che ci immergiamo in sguardi simili ai nostri, in sfere oculari che hanno le stesse sfumature delle nostre!

P.S.
A tutti coloro che avrebbero potuto aiutare un amico e che invece, si sono ritrovati a giudicarlo anziché fare il possibile per lui.



Ciccio, scusami ancora!

(postato da AnGeLoNeRo per un amico a lui noto, il 28/4/2008 alle 12:8)


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Mail dal Natu politicizzato
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 17 aprile 2008
E così rieccomi qua! Ad accompagnare la danza delle mie boccate dalla marlboro è "Harlem Nocturne"
un bel pezzo jazz! Stamane mi sono svegliato e stranamente rispetto al solito non ho trovato nessun quesito che occupasse il mio cervello! Durante questo week end di lavoro ho sentito talmente tante cazzate che forse, inconsciamente la mia bella casina per neuroni stamane ha voluto scioperare! Io dal mio canto la lascerò fare! Poverina! Avrà anche lei diritto ad un bel giorno di riposo! Non crede? Tutti i giorni apriamo gli occhi, ed invece di ringraziare chiunque o qualsiasi cosa ci abbia permesso la sola possibilità di compiere questo gesto, cominciamo a pensare a quanto sia "piatta", "brutta", "inutile" la nostra vita! Non credo di fare del buonismo, è una cosa che ho sempre odiato! La mia anima è sporca almeno quanto la maggior parte di tutte le altre! Ma a volte ci si rende conto di quanto si è coglioni anche se dopo quel breve attimo lo si ritorna ad essere "coglioni"!

P.S.
Scusi la costante presenza della parola C......E ma ho semplicemente scritto ciò che mi passava per la testa!
Le auguro una Buona Pasqua!


(mail dal Natu Animanera postata lunedì 17 marzo 2008 alle ore 12.11.47)




Natu Politicizzato: noto che adoperi termini desunti dall’uso forbito dell’attuale linguaggio politico, accompagnato da un sapiente pudore censorio col quale concludi il tuo messaggio, omettendo la parola/chiave a che non ecceda se stessa, ottenendo il risultato opposto. Buona Pasqua anche a te. Goditi l’uovo e non pensare alla sorpresa.

A parte questo, mi sembra che tu abbia involontariamente lambito un’interessante verità, che è quella degli intervalli, dei brevi attimi che intercorrono tra uno stato di routine e l’altro. Sarà certamente un caso ma pensa che proprio stamani pensavo a quanto fossero importanti le pause di sospensione, voglio dire quei brevi momenti in cui le cose non fluiscono più nel ritmo delle routines e rivelano, a dar loro un po’ d’attenzione, sprazzi in cui ti accorgi che le cose possono essere anche diverse da come le hai pensate fino a quel momento. Si tratta dei cosiddetti “ritagli di tempo”, espansioni preziose che danno volume e colore (quasi uno shampo) alle maglie del quotidiano.

In questi sprazzi nascosti negli interstizi tra un compito finito e un altro non ancora cominciato s’annidano talvolta sorprese interessanti, come questa tua lettera, che adesso sto leggendo in questo quarto d’ora che intervalla la lezione di stamani e il mio prossimo impegno di lavoro, e che mi sta aiutando a mettere a fuoco un pensiero sfiorato stamani in un altro intervallo (quello che va dal portone del mio palazzo all’auto parcheggiata). Ti sembrerà paradossale ma alle volte, a fine giornata, ciò che mi resta non è tanto ciò che ho regolarmente svolto, ma ciò che ha prodotto l’insieme di questi ritagli di tempo. Naturalmente, di questi ritagli non potrei godere se non avessi lunghi, regolari pezzi di stoffa da cucire. Per il tempo dovrebbe valere la stessa regola del porco: non si butta via niente.

Quanto al dire grazie… è forse la prima parola che un bambino dovrebbe imparare a dire, prima ancora che mamma e papà.

mm



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Mail dall’Amico Berlinese
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 6 aprile 2008
Ciccio sai cosa? Il tuo blog così com'è non può funzionare. Secondo me sei troppo prolisso, devi importi un limite di un post al giorno e  neanche tanto lungo (i blog più seguiti lanciano un post ogni due giorni, ma anche meno). Poi dovresti togliere il visto alla pubblicazione, altrimenti togli anima al blog, tronchi la discussione che è dinamica e in tempo reale, se anche ti arrivano improperi è buono, perchè troverai dei paladini che interverranno per difenderti, e questo aumenta i commenti. Chi interviene vuole vedere il suo commento immediatamente pubblicato, e chi viene dopo magari può intervenire sull'ultimo intervento e così via l'argomento si sviluppa. Ma se tu appena approvi un commento a un post e lo rendi visibile, poi seppellisci tutto con un nuovo post, rompi questo meccanismo che è il motore di un blog. Un blog è personale ma fino a un certo punto, è anche
di chi ti segue.

Visto che li seguo da anni come lettore ti dico come funziona.
Chi entra legge solo l'ultimo post, difficilmente legge il passato, e se lo fa lo fa solo la prima volta che accede a un nuovo blog per farsi un idea. Se deve lasciare un commento lo fa solo ed esclusivamente sull'ultimo post, nessuno mai e poi mai commenta un post che non sia l'ultimo.
[…]
Insomma internet è interazione, non passiva fruizione di contenuti. Altro dal leggere un libro. Il blog è una specie di bar, di circolo a cui si aggregano le anime che si assomigliano, ma ci sono anche gli intrusi, e sebbene la piattaforma ti dia gli strumenti per controllare e bloccare gli intrusi, farlo con un bar appena aperto vuol dire perdere "clienti".
Tutto questo sempre che ti interessi questa impostazione. Non c'è nessuna critica al tuo operato intendiamoci, ti comunico solo ed esclusivamente la mia esperienza in questo ambito.
tchuss!

Ho ricevuto questa mail dal Der Neku che mi invita a riflettere sulle modalità con cui ho impostato questo blog. Ve la propongo e chiedo a voi ospiti avventori coautori (occasionali e non) di questo blog cosa ne pensiate. Anche questo serve a rendere migliore il lavoro di tutti.

Buona domenica

mm


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Della seduzione - contributo dell'Anonimo Sbrodolatore Mutante
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
Caro professore, mi permetto di intervenire da sbrodolatore professionale. Lo struggimento e il languore sono componenti essenziali dell’infatuazione profonda che molto spesso scambiamo per amore. Orde di psicologi ci spiegano (inutilmente perché ci arriviamo da soli) che il fenomeno inizia con una proiezione dei nostri desideri su una persona che riteniamo in grado di soddisfarli appieno. Questo ingenera una serie di equivoci e processi di delusione che lo sbrodolatore affronta con una sorta di paradossale pena consolatrice, che lo pone in quella condizione di beatiful looser nel mondo a parte, che è il mondo al di sopra dello schifo che ci circonda e da cui lo sbrodolatore scappa attraverso questa comoda uscita di emergenza. L’acqua, come lei mi insegna, non è solo quella che bagna la sua pelle ambrata quando esce dal mare e viene a stendersi al mio fianco, ma è anche quella che serve a bollire la pasta per nutrire la qualità del nostro quotidiano. Lo sbrodolatore fa una scelta inconsapevole di fuga dalla realtà e si disseta solo con acqua del primo tipo.

Da sbrodolatore di lungo corso dico che tutto ciò è pura follia, nutrire il nostro spirito di amori impossibili e cocenti delusioni è un attentato serio che facciamo al nostro equilibrio, un equilibrio che, per mantenersi tale, richiede l’uso permanente di pesi e contrappesi, e un vero amore (processo osmotico molto complesso) accade solo se gli attori sono (minimo) due.

Allora il mio suggerimento, che credo lei condivida, è quello di prendere la scaletta e scendere dalla torre d’avorio, piantare i piedi per terra e iniziare a correre verso, non lontano da lei.

Desiderio azione. In questo mondo vorace se desideriamo una macchina nuova ci inventiamo l’impossibile per averla, lavoriamo come negri, facciamo i debiti e di tutto di più per vederla finalmente nel nostro garage. In amore, per quanto blasfemo suoni alle orecchie del beatiful looser, alias sbrodolatore, bisogna applicare lo stesso modello comportamentale. Bisogna lavorarci su, e tanto, e questo lavoro si chiama seduzione, condurre a sé la persona amata come si conduce a sé un oggetto di consumo.

Ma la seduzione va studiata, né più né meno che come uno strumento musicale. Imparare la musica non è altro che un processo di identificazione ed eliminazione dei propri errori tecnici, fino a produrre qualcosa di gradevole per le nostre orecchie e per il nostro spirito.

Da questa premessa tracciamo le linee guida per trasformare lo sfigato (mi spiace, è crudele, ma così viene percepito lo sbrodolatore/trice dall’altro sesso) in un seduttore. E non è un ambizione mal riposta, così come non esistono solo strimpellatori o concertisti, così abbiamo una infinita gradazione di mediocri, bravi, bravissimi, fino ai geniali Casanova. Ma la cosa fondamentale è che lo sfigato prenda coscienza del problema, ovvero che il primo errore in assoluto è offrire la propria immagine di sbrodolatore, e convincersi, forzarsi, violentarsi per uscirne velocemente. Baloccarsi con un’immagine di se stesso buono, generoso, incompreso, sensibile, sognatore, ma soprattutto innamorato non corrisposto, è una condanna che infligge al proprio ego senza rendersene conto.

Una volta decisi fermamente ad uscirne bisogna impostare la propria strategia di comunicazione, puro marketing, la seduzione non è altro che saper vendere se stessi spuntando il miglior prezzo possibile, nel caso specifico la donna che ci ha tolto il sonno.

Scendiamo ancora di un livello verso il basso allora, e identifichiamo ed eliminiamo gli errori tipici dello sfigato, e impariamo a suonare.

• Nessun cuore è un’invulnerabile cassaforte, nessuna è così bella e impossibile, esiste una serratura ed una chiave per ogni cuore, basta trovarla e qualsiasi oggetto, per quanto ben nascosto, possiamo sempre ritrovarlo. Questione di tempo e attenzione. Ma la cosa fondamentale è non perdere questo tempo prezioso cullandosi nell’emozione di incontrarla, ma entrare in uno stato mentale più concreto. Io ho di fronte un essere umano come me, con le sue debolezze ed i suoi sogni.

• Sogni, un nodo centrale del problema, il processo di infatuazione scatta proprio quando una persona irrompe nei nostri sogni-desideri. Il giusto mix di attenzioni e distacco fa accendere queste mille lampadine colorate nella testa e nel cuore di una donna. Tutto il nostro agire deve essere diretto verso questo scopo, niente deve essere dato per scontato, bisogna far scattare la molla del condizionale, lei deve pensare “quanto sarebbe bello stare con te”. E’ la rappresentazione di te che attrae, devi offrirle un sogno. Nessuno desidera qualcosa che già possiede. Io non desidero la mia bicicletta, o meglio la desideravo fino al momento in cui l’ho portata via dal negozio. Mostrarsi perdutamente innamorati è come regalargli la bicicletta, non gli interessa perché non le hai dato modo di desiderarla, non te l’ha chiesta, non sa dove metterla, o non le piace il colore, insomma si inventerà di tutto ma la risposta sarà sempre “no grazie”. In forza di questo principio paradossalmente sono proprio le donne più belle quelle più vulnerabili, perché avendo la strada spianata dalla nascita grazie a madre natura, e un mucchio di biciclette da scegliere, sono meglio disposte verso questa novità assoluta. Ovvero qualcuno che mostra premura nei loro confronti, ma nel contempo vive benissimo anche la loro assenza. E questo spiega le tante coppie apparentemente mal assortite dove un bello/a si accompagna a un brutto/a. Seduzione, sogno.

• Volutamente riservo quest’ultima parte all’aspetto fisico. Grazie al cielo a noi maschietti ancora non vengono richiesti tanti sacrifici per apparire al meglio possibile, tuttavia esistono casi davvero disperati. Prima di regalare soldi alla chirurgia estetica facciamo un po’ di serio esame di coscienza su due fattori fondamentali, look ed igiene personale. Farsi almeno una doccia al giorno è il minimo requisito di sistema, i lazzari non vengono nemmeno presi in considerazione dalle donne, hanno cinque sensi anche loro, un odore sgradevole vanifica qualsiasi eroico tentativo di conquista. Inoltre chi non dimostra di curare se stesso come può prendersi cura di un altro? Per il look invece discorso a parte. Sbagliatissimo vestirsi come un manichino all’ultima moda, costa ed è un chiaro segnale di insicurezza e assenza di personalità. Bisogna trovare la giusta dose di sobrietà ed eccentricità. Lo schema è lo stesso, attenzione e distacco, e deve essere espresso anche dal nostro abbigliamento. Essere rassicuranti con alcuni elementi classici e inserire particolari unici ed originali. Fare un salto di qualità, da bidimensionale a tridimensionale. Che so stai bene in doppiopetto? Ok ma allora contamina con un paio di lucidi camperos a punta. E a proposito di scarpe, queste richiedono l’investimento maggiore, devono essere di buona qualità, pulite e in forma. Non so perché ma è un elemento a cui le donne prestano una grande attenzione. Il classico errore da maschio invece è spendere capitali in vestiti e dimenticarsi completamente delle scarpe. Un uomo che ha stile non ha un guardaroba immenso, non è maniacale, ma comunica grande sicurezza di sé quando si presenta con un look adeguato. Adeguato alla propria statura, ai propri colori di occhi, di pelle, di capelli etc. Capire la profonda differenza fra eleganza e stile, l’eleganza è bellezza immobile, fotografia, lo stile è bellezza in movimento, cinema. Sono fatti della stessa sostanza: immagine, ma comunicano due cose completamente diverse.

E questo è tutto prof. Mi scusi se irrompo con un tale carico di banale buon senso nel suo blog che seguo con attenzione, ma se anche la banalità ci aiuta a vivere meglio, perché rinunciarvi. E se l'amore è un dono del cielo, aiutati che Dio ti aiuta.

Con affetto.
15 marzo 2008 15.16



Caro Anonimo Sbrodolatore Mutante
Scusami se solo ora rispondo al tuo contributo ma solo ora l’ho intercettato: mi era sfuggito. Qualche nota in contrappunto: condivido con te l’idea del desiderio/azione e della necessità di considerare l’acqua in tutte le sue possibili interpretazioni. Mi piace l’idea della seduzione come studio di uno strumento musicale anzi, ti dirò di più: la metafora dello studio musicale la estenderei ad ogni nostro agire: essere “intonati” è una qualità etica, prima ancora che estetica, frutto di un esercizio giornaliero su se stessi e con gli altri, simultaneamente. Come in un’orchestra. Che questa musicalità possa tradursi talvolta in seduzione va benissimo, meglio ancora se dopo sopraggiunge la conduzione. Mi spiego meglio: imparare a “conquistare” le situazioni desiderate è già un bel passo avanti, ma il salto di qualità lo si compie, credo, quando si apprende anche a coltivare e a curare ciò che si è conquistato (“conquistato” non è una parola verso la quale provo molta simpatia, tuttavia per ora non me ne viene un’altra) ma anche questo, probabilmente, già lo sai.

Un po’ meno - capirai – apprezzo l’idea di “condurre a sé le persone amate come si conducono a sé oggetti di consumo”… è una similitudine un po’ infelice, non solo per l’equivalenza persone/oggetti, quanto soprattutto per il concetto di “consumo”: parola che cercherei di sostituire (inclusi tutti i comportamenti ad essa connessi) con l’idea di “stratificazione” e “trasformazione”.

Casanova era probabilmente un infelice, mosso com’era dall’attitudine di consumatore incallito (peraltro sempre dello stesso genere). Per noi che aspiriamo non dico alla felicità ma almeno all’eudaimonia non è esattamente tra i principali modelli di riferimento, e che lo diciamo a fare.

Quanto alle tue considerazioni sul look, mi astengo da ogni commento. Dico solo che l’abbigliamento credo sia l’esteriorizzazione di quello che siamo e in questo senso l’abito fa certamente il monaco, che lo si voglia o no.

Le essenze hanno in qualche modo bisogno di forme a loro simultanee. Essenze nitide cercano forme nitide, fino alla totale compenetrazione e, direi quasi, fino alla reciproca trasparenza. Per converso, essenze confuse cercano esasperatamente forme esprimenti tutta la forza che non posseggono. Forse per questo chi stenta a riconoscere la propria intonazione naturale è così concentrato a cercare forme vistose che la facciano riconoscere all’esterno (desiderio peregrino alquanto: come possono gli altri riconoscere di te ciò che tu stesso non riconosci?)

Quando l’essenza nitida si è intonata con la sua forma altrettanto nitida, ne scaturisce la seduzione, una seduzione che non è più intenzionale ma conseguenza naturale del suo stato di purezza. A quel punto aumentano le responsabilità.

D’altro canto, ad allenarsi un po’, non è poi così difficile scorgere apparenze difformi dalle loro sostanze: anche qui è una questione d’orecchio e di tempo “durato”. E di scarpe, probabilmente.

mm

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permalink | inviato da ubumax il 31/3/2008 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Mail dal Natu Nnammuratu
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
Caro Massimino,
era da tanto che non mi sentivo così, riesco nuovamente a perdermi completamente negli occhi di una persona, erano circa sette anni che non mi succedeva più, non so di che tipo di sentimento si tratti.
In fondo in fondo non ho mai creduto alla parola amore, ma non perché io sia scettico sul suo significato anzi ho sempre pensato che certi sentimenti bisogna goderseli sempre, anche se non corrisposti, poiché è così raro sentirsi così come io ora mi sento. AMORE, cinque misere lettere che dovrebbero racchiudere non uno ma una miscela così intrecciata di sentimenti che la parola stessa tende a sminuire!
Parole, parole! Ma prof, ha mai pensato a come sarebbe bello se i pensieri, i sentimenti che proviamo riuscissero ad arrivare a chi ci è di fronte senza aver bisogno di parole? Il pensiero che arriva allo stato puro, senza filtri, dialettica, senza doverci preoccupare delle nostre capacità verbali!
Prof mi scusi ma sto delirando è il suo volto che riaffiora nella mia mente! E' così bello ma allo stesso tempo così strafottutamente struggente ho voglia di vederla ma non posso! Non so nemmeno cosa pensa di me!
Prof grazie per aver letto attendo una sua risposta!


(mail da Natu di martedì 4 marzo 2008 20.19.38)


Natu nnammuratu

Troppo comodo! Lavora su questi sentimenti, tira fuori le espressioni più interessanti che riesci pazientemente a modellare nella tua officina (e non solo in parole) ed offrile senza aspettarti il premio: niente cani che aspettano lo zuccherino. Questo mi sembra amore. I pensieri, i sentimenti e quant’altro non sono niente se non dài loro forma: questo mi sembra disamore. Oppure continua a sbrodolarti addosso i ricordi di lei, ma poi non intristirti se dopo non ti resta niente e fai fatica pure ad asciugarti perché è andato via il sole. Avrei qualche proposta pratica di modellamento da sottoporti ma per ora me ne astengo. Immagina e produci!


mm

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Il ritorno del Boia (dal Ribelle)
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
 ...buongiorno!

...stamattina ho accettato con piacere il cappuccino offertomi dal boia..
...stamattina ho capito alcune cose, mio grande amico, spero che il mio essere lunatico non porti via con sé queste convinzioni che stamattina mi fanno stare così bene...

...stamattina sento di essere cresciuto un po’... o almeno quel tanto che basta per capire che in fondo la tristezza, per quanto spesso la critichiamo, è paradossalmente, una stupenda fabbrica di creatività e di emozioni…
… e allora… lasciamola accomodare… sfruttiamo tutto ciò che di bello può offrire uno stato d’ animo così profondo.. e quando sarà andata via, salutiamola con una malinconica felicità... senza aspettare con assurda e banale frenesia che ritorni; ma più semplicemente, soffermiamoci su quello che siamo riusciti a capire e a creare, grazie ad essa...


Rib.

(mail dal Ribelle di martedì 4 marzo 2008 9.25.00)


Amico mio Ribelle
Torna l’immagine del boia con cornetto e cappuccino e questa volta lo accogli con un sorriso. A me verrebbe voglia di dargli una voce, degli abiti, un corpo… che ne diresti di un gonnellino in similpelle, gambe pelose e anfibi, con su una camicetta in pizzo con ciuffi di peli ispidi che sbucano dalla scollatura e un mascherino a coprirgli il volto? Unghie dipinte di rosso carminio su manoni spessi ed unti di grasso per sega elettrica? Continua tu prima che questa felicità svapori e il cappuccino si raffreddi… è un bel personaggio, non lasciamocelo scappare.

mm



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Mail dal Ribelle (ripresa): dell’istinto
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
(...) beh, le porte si sbattono per ben altri motivi.. e quindi è evidente che se io riuscissi a dosare queste periodiche implosioni non avrei la necessità di esibirmi in gesti banali dei quali non vado fiero…

..vorrei soffermarmi con lei, per un attimo, sul significato della parola DOSARE…è un concetto semplice se pensiamo all’olio e al sale sull’insalata…ma come la mettiamo con l’istinto?

...lasciamo stare prof… la vera questione è questa… quei diamanti di cui le parlavo in realtà sembrano misere pietre se non sono custoditi da quelle stupende mani danzatrici.
Rib.



Come la mettiamo? Possiamo immaginare, ad esempio, un istinto dosatore… come quello di una saliera che s’agita quel tanto che basta e che d’improvviso si ferma e ferma pure la mano sorda che tenta ancora d'agitarla oltre il dovuto… un po’ come quel violino che mentre l’accordi ti mormora all’orecchio “ci sei, puoi fermarti…” controlli l’accordatore e leggi “440 hz”… il LA perfetto, senza la minima deviazione calante né crescente. Un istinto, quello dosatore, che somiglia all’orecchio musicale. Ce l’abbiamo tutti: i più stonati tra noi devono solo allenarsi un po’ di più, ma non è una gran fatica, anzi. Una volta entrati nell’onda neanche se ne può fare a meno più. E a quel punto l’istinto chiamiamolo primario, sembra solo una brutta stonatura di cui nobilmente si sente di non poterne andare fieri.

L’istinto di cui parli, forse, è quello delle singole bestie che mugolano mentre sanno di andare al macello. L’istinto dosatore (quello delle saliere, o dei violini che abbiamo immaginato) è un distillato degli istinti delle cose, captati nell’intorno dalle antenne che ogni umano animale che possa dirsi tale, potrebbe, dovrebbe, saprebbe vorrebbe nuovamente far funzionare. Dico nuovamente perché mi piace immaginare un tempo – non necessariamente collocato nel tempo – in cui gli uomini usavano davvero queste antenne… probabilmente la ghiandola pineale è una vestigia di questo organo ormai quasi sparito ma non ancora del tutto, da non poterlo ancora rigenerare. Un altro lavoro cui dedicarsi, di tanto in tanto e in permanenza. Un lavoro così rende il dosare un gesto intonato, istintivo e naturale, che trasforma la porta sbattuta nel suono di due piatti da orchestra giunti ad accentare il punto più alto di una frase musicale.

Quanto alle pietre: stamani mi hai detto un’altra cosa. Quella di adesso mi sembra ancora più interessante. Aggiungerei: guarda come le tue pietre, trasformate in diamanti da semplici mani, trasformano a loro volta semplici mani in mani danzatrici… poesia dei sistemi.


mm

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Mail dal Giovane Amico Ribelle
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
 ...certe mattine la tristezza sembra prenderti in giro.. come un boia che ti sveglia col cappuccino e il caffè..
Intorpidito.. quando non riesci a decifrare la bruttezza di quello che senti fai fatica a trovare qualcosa che ti faccia sentire “meglio”.. e allora capisci quanto è bello avere la certezza del voler piangere.. contorto?.. deluso.. spesso, troppo spesso affidiamo i nostri diamanti a qualcuno che non saprà custodirli e, ancora peggio, riesce a buttarli via da un momento all’altro…! Troppe metafore per farmi capire nitidamente, vero? Beh la stupirò con la volgarità della mia prossima affermazione…mi sono rotto le palle prof.. voglio andar via, non so né dove e né perché ... ma è come se ogni tanto quel vuoto che mi porto dentro mi corresse dietro.. eh si.. oggi non riesco a sperare che esca il sole, ma mi accontento delle nuvole.. almeno con la pioggia sembra che tutti abbiano un motivo valido per stare male.. e allora mi sento meno solo.. a presto prof.


(mail postata sabato 1 marzo 2008 8.12.27)


Giovane amico mio Ribelle
Affida i tuoi diamanti a chi sei certo che non te li saprà custodire. Spera che te li perda, di modo che ne potrai trovare altri, oppure gli stessi, ma in altre mani, per quelle ardite circonvoluzioni delle vite grazie alle quali le cose, prima o poi, tornano sempre. Sotto altre forme, ma tornano.

Tutto chiaro, non temere di non essere capito, anche se forse non è questa la cosa più importante. Vale forse più la pena cominciare dagli altri, che hanno molti più occhi dei nostri.

Resta al tuo posto e osserva con gli occhi degli altri, ascolta, non sbattere porte se non è proprio necessario, cogli gli indizi e dimentica,se puoi, un po’ te stesso.
Il vuoto è pieno di cose che vanno ripescate ed anche se fosse del tutto vuoto, lasciati mangiare perché il vuoto possa nutrirsi di te.

Riscrivi quello che hai detto, così io anche potrò fare altrettanto.

Fai una buona giornata e non odiarmi troppo per questa finta saggezza.

mm

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Sms
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
Caro professore. Sono in campo de' fiori e non riesco a fare a meno di ripensare al nostro spettacolo… La ricordo sempre con un rispetto enorme… ci voglion coraggio e amore folli per lasciare nelle persone che si incontrano sul proprio cammino una valigia di sogni ed emozioni così. Arrivederci prof ales*manca del testo*


(sms ricevuto alle ore 16.21.11 del 03/02/2008)


Manca del testo. Alessandra o Alessandro? C’eravate entrambi nello spettacolo… chi di voi due? Grazie ad entrambi, ed anche ad Eddy, Marina, Ketty, Federica, So, Leandro, Luca, Sonia, Errico, Franco... grazie a tutti noi, che ci scambiamo valigie a volte pesanti, altre volte leggere. Senza valigie così, non c’è passo che valga la pena di fare.


mm

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