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Dal frullodecoder a Graziana M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 14 luglio 2008

- Signora, mi scusi… cos'è quest'oggetto?
- Quale?
- Questa specie di frullatore che ha accanto al computer…
- Ah… serve per avere il controllo di quello che appare sul monitor…

"Sì ma in che modo", gli chiedo incuriosito al limite della crisi di disidratazione. Mi risponde che lei avverte leggeri soffi d'aria su una  zona molto sensibile anzi, erogena (ma guarda che faccia fa quando dice erogena!), situata dietro l'orecchio all'altezza del lobo e che queste piacevoli raffichette, utilizzando un codice simile al morse (forse), le segnalano cosa il display del computer visualizza attimo per attimo. Figure comprese…

- Figure comprese?!?
- Già…
- E come è possibile?
- È un tantino complicato da spiegarle ma le faccio un esempio: un soffio prolungato d'aria calda mi dice che c'è una predominanza d'arancione nella figura. Il movimento del soffio mi traccia il contorno della figura; quanto ai dettagli, li ricostruisco per immaginazione…
- E…
- Funziona perfettamente. Tutto collaudato.

Inutile dire che entrambi i lavori, trasmettitore e orecchino-ricevitore, recavano la stessa ossessionante firma: GINO M. Soma intanto era arrivato al suo quarto Alka Waltzer corretto al Sopranyn ("buono, buono, vuoi assaggiare?") poi s'era accasciato come un bufo supergasato sul divano quando all'improvviso sott'occhi vedo una luce apparire ed anche Ermengarda, per quanto cieca, l'avverte, tant'è che non ho neanche il tempo di alzare lo sguardo che il donnone biondo esclama…

Ah, ecco finalmente Graziana…


(continua)

mm e ndf,
Il LA perfetto, 2006.


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 14/7/2008 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Terza apparizione di Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 12 luglio 2008
Sì, avrò fatto anche la figura dell’inceppato ma alla fine Occhiochiuso ha parlato. In breve: gli irripetibili marchingegni di cui il Guardascione gode (ve ne sono molti altri, come poi dopo ho avuto modo di verificare) sono il frutto del lavoro di Gino M., che, essendo sufficientemente povero, paga la retta della sorella Graziana, diciassette anni, spendendo parte del suo tempo e del suo talento nella costruzione di oggetti mirabolanti che poi restano di proprietà dell'Istituto.

- Deve essere molto alta la retta…
- Ma no. Una piccola somma annuale, peraltro obbligatoria solo per famiglie da un certo reddito in su. Il nostro Istituto si sorregge con donazioni private, gli sponsor di alcune aziende lungimiranti e la vendita di prodotti artigianali realizzati dai nostri ospiti. È Gino a credere di dover pagare la retta ma di fatto potrebbe anche farne a meno.
- E nessuno glielo ha detto?
- Ho cercato di spiegarglielo ma lui ha fatto capire coi fatti che intende pagarla comunque. È molto riconoscente verso la nostra struttura e noi, dal nostro canto, apprezziamo i suoi lavori. Siamo in sana reciprocità.
- Possiamo conoscerlo?
- Credo di sì… non ho l'indirizzo preciso ma penso che potremmo chiederlo a Graziana… potreste avere un attimo di pazienza?
- Anche trentadue…
- Senti Pino, non è che avresti un'altra Alka Waltzer? Buone come le preparate qui, non le trovo da nessuna parte…
- Senz'altro…

(alza la cornetta, digita un numero interno TUUU… TUUU…)

- Dica dottore…
- Ermengarda la prego, le spiacerebbe chiamare un attimo qui in direzione Graziana Emme?
- Subito dottore…
- Grazie Ermengarda (Soma gesticola)… ah, cortesemente Ermengarda, le dispiacerebbe un'altra Alka Waltzer? (Soma gesticola gesticola)…
- con due gocce di Sopranyn… (Occhiochiuso annuisce paziente)
- … con due gocce di Sopranyn?
- …
- Ermengarda?
- Si, dottore?
- Ha capito?
- Certo dottore. Sono cieca, non sorda.
- Grazie Ermengarda (posa la cornetta) allora, vi dispiace accomodarvi in segreteria qualche minuto?
- Volentieri…

Ci siamo accomodati, abbiamo atteso e intanto ho avuto modo di strabiliarmi ancora un poco: dall'orecchio dell'Ermengarda, un donnone biondo con una faccia da bambina, pendeva un orecchino e fin qui niente di strano. Quando poi a guardare bene mi sono accorto che si trattava di una valvola a farfalla di un carburatore marca  dell'orto, su cui era innestata una lamina sottilissima che vibrava in maniera appena percettibile, ho ricominciato a sudare con grande copiosità, e ancor più quando ho notato, accanto al tower del computer,  un vecchio frullatore marca Girini da cui erano state asportate le palette per fare posto a tre sottili lamine metalliche, del tutto identiche a quelle fissate sull'orecchino, che ruotavano lente… lente… lente…

(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


Chi è Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 11 luglio 2008
Nel frattempo Carlo preoccupato del mio sguardo latitante chiamava il suo psichiatra di fiducia...

- Guelfo, come stai? Anche io. Ascolta: ho qui ho un amico che da mezz'ora sembra avere perso conoscenza e continua ad andare su e giù per l'ascensore del Guardascione. Che devo fare?

Smonto d'un balzo gli stratto il nokino e chiudo.

- Mi hai fatto preoccupare!
- Perché?
- Stai da un’ora quasi ad andare su e giù per questa cosa senza dire una parola!
- Questa cosa? Una parola? Non ti rendi conto della meraviglia di quest'oggetto, NO? NON TI RENDI?
- Ma perchè ti agiti, che ti poi sale la pressione?
- GINO M. Chi è GINO M.?
- Cosa vuoi che ne sappia io chi sia questo benedetto Gino M.! Adesso lo chiediamo a Occhiochiuso che ci sta aspettando da un'ora, un'ora che l'ho chiamato! Mi fai fare certe figure.
- "GINO M.". Mi deve dire chi è "GINO M."

Pino Occhiochiuso in realtà non ci stava aspettando perché aveva altro da fare. Vecchio filiforme miope gentiluomo, ci fa accomodare (Soma prima di sedere si guarda la sedia e se la spolvera ma quello non ci fa caso anzi gli offre persino un kleenex: si vede che lo conosce bene)

- Allora, in cosa posso esservi utile?
- GINO M.
- Che ha fatto?
- Chi è?
- Ah, è il ragazzo che ha costruito l'ascensore monoposto, lo stereo stocastico e qualche altro marchingegno per questo Istituto. Non so se ha visto…
- Ho visto. Per questo che le chiedo chi è
- Le interessano le invenzioni di Gino M?
- Assolutamente irripetibili, dottore. Irripetibili.
- Lo penso anch'io. Quel ragazzo ha un talento straordinario, peccato che...
- Cieco?
- No, lui ci vede benissimo. Sua sorella è nostra ospite… cosa posso offrirvi?
- Un Alka Waltzer corretta con due gocce di Sopranyn
- Allora… il solito per l'amico Soma e per lei? Mi scusi, ha detto che si chiama?
- Beniamino Carmatore… grazie non prendo niente. Chi è Gino M?
- Ma è ossessionato lei da Gino M.!
- No no, è che… è che…
- …che è?
- Chi è Gino M.?


(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 11/7/2008 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
L’apparizione di Gino M. al Guardascione
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 4 luglio 2008
[…] Insomma ero a pranzo col Soma cercando di skyppare l'enciclopedia medica che ha mandato a memoria anni fa e che rappresenta la sua modalità di default per linkare il prossimo, quando la mia attenzione veniva catturata da un grosso oggetto posto al fondo della sala: all'apparenza sembrava un vecchio frigorifero pieno di tubi che uscivano e rientravano nelle fiancate, sormontato da una batteria di cornette telefoniche di bachelite nera, di quelle usate sui telefoni di mezzo secolo fa. Avevo intanto notato che la musica nella sala era uniformemente diffusa ma in maniera così omogenea da sembrare di essere avvolti in un altoparlante: in qualunque punto mi spostassi, questa non cambiava di intensità né di timbro pur conservando la profondità, sembrava sgorgare direttamente dalle brocche dell'acqua, dai piatti, dai bicchieri, sicché ne accostai qualcuno alle orecchie: sissignore, sgorgava dalle brocche, dai piatti e dai bicchieri. Una specie di tecnodiavoleria che immediatamente intuii avesse a che fare con quella strana macchina che avevo notato prima. Mi alzai per avvicinarmi cauto all'apparecchio, con inutile circospezione (chi poteva mai vedermi?) e nell'avvicinarmi mi accorsi che dalle cornette fuoriusciva un sibilo simile ad un leggero soffio d'aria su cui modulava una vaga sensazione di musica. Senza dubbio, chi aveva architettato il marchingegno, aveva trovato il modo di far vibrare il vetro a distanza sfruttando il principio delle risonanze. Sì, belli fatti… ma come? Col mio cacciavitino svizzero da cerimonia tentai di aprire quella macchina diabolica ma la porta era saldata. Cercai il cavo di alimentazione. Non c'era. In compenso, in un angolo del frigorifero vidi una specie di firma incisa nel metallo:
"GINO M."

Gino M.?
Sudando iniziai a studiare: perché non riuscivo a capire quella macchina? Tornai al tavolo cercando di distogliere Carlo che intanto aveva continuato a monologare su una guarigione miracolosa di un unghia incarnita occorsagli un' estate fa…

- … Va bene Carlo. Adesso l'unghia sta bene. Ascolta…
- Sì ma è cosa da non credere: capisci che avevo anche prenotato per il day hospital?
- Sì va bene. Conosci qualche responsabile di questo posto?
- Certo che sì. Li conosco tutti. Perché, vuoi iscriverti anche tu? Faresti bene, non si sa mai. Da quanto tempo non si va da un oculista, eh? Dài, confessa…
- Senti Carlo, devo parlare assolutamente con qualcuno di qui.
- Capisco il tuo timore. Andiamo dal dottor Pino Occhiochiuso, è il direttore, è amico mio.  Sarà contentissimo di avere un nuovo socio sostenitore…
- Gino M. Chi è Gino M?
- … e tu un giorno mi ringrazierai…

Ci siamo avviati verso gli uffici amministrativi. Alla vista dell'ascensore, riprendo nuovamente a sudare come un fontanino di primo ginnasio.

CLAC-CLAC-CLAC-FSSS… CLAC-CLAC-CLAC-FSSS…


(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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