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Il Bene paraterrestre e il suo studio
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 26 novembre 2008
Che cazzo vuole questo verminaio trafelato e confuso? Se non affogare nel baccano collegiale qualunque atto responsabile, ogni solitaria e intima applicazione? Reprimere nella rivolta scioperata e poliziotta la resa dei conti con se stessi. È con se stessi che non intendono intrattenersi: travestono il lavorio pensante in prospettiva salariata; rivendicano garanzie statali (educazione, famiglia, ricreazione, sindacato, pensione, ecc.) invece di offrirne. È la trafila insensata dei servi che reclamano di “ottimizzare” la propria condizione servile.
Controparte è un regime democratico per definizione tritamasse, sordo-attento alle difficoltà globali, inimico giurato d’ogni impresa individuale. Non bisogna mai invocare lo Stato. Lo Stato deve smettere di governare. Si studia desiderando. Questo è lo studio. Una faccenda molto privata.

Carmelo Bene/Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, 2006, p. 27.


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permalink | inviato da ubumax il 26/11/2008 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Lo sciamano e l’idiota
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 13 ottobre 2008
[…] “I guerrieri-viaggiatori non si lamentano. […] Accettano come una sfida qualunque cosa l’infinito gli offra. Una sfida è una sfida. Non è una questione personale. Non può essere presa come una maledizione o una fortuna. Un guerriero-viaggiatore o vince la sfida o è distrutto da essa. E vincere è più eccitante, quindi vinci!”

Ribattei che dirlo era facile, ma che metterlo in pratica era tutt’altra faccenda; e che i miei patimenti erano insuperabili perché nascevano dalla mancanza di coerenza dei miei simili.

“In difetto non sono quelli che ti circondano” replicò lui. “Loro non possono evitare di essere quello che sono. Tu sei in difetto, perché invece di aiutare te stesso preferisci guardare loro. Ma solo gli idioti giudicano. Giudicandoli, non farai altro che tirare fuori il loro lato peggiore. Siamo tutti prigionieri ed è questa prigionia a indurci ad agire con tanta meschinità. La tua sfida sta nel prendere gli altri come sono. Lasciali in pace.”


C. Castaneda, Il lato attivo dell’infinito, BUR, 2007, p. 228.


“Ma solo gli idioti giudicano…” anche questo è un giudizio. Se questo è vero, lo sciamano e l’idiota sono la stessa persona.
mm


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permalink | inviato da ubumax il 13/10/2008 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Frammenti di riflessi
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 14 maggio 2008
Ognuno di noi possiede, diceva William James, una sorta di curva di offerta di se stesso. Senza quasi rendercene conto, sfoderiamo certi risvolti della nostra personalità secondo l’interlocutore che abbiamo di fronte.

Juan Antonio Rivera, Tutto quello che Socrate direbbe a Woody Allen, Frassinelli, 2003, p. 83.


Il signor Keuner raccomandò un tale a un commerciante per la sua incorruttibilità. Dopo due settimane il commerciante ritornò dal signor Keuner, e gli chiese: - Che cosa intendevi dire parlando d’incorruttibilità? – Il signor Keuner rispose: - Dicendo che l’uomo da te assunto è incorruttibile intendevo dire: non puoi corromperlo. – Ah si? – disse il commerciante afflitto, - e invece ho ragione di temere che il tuo uomo si faccia corrompere perfino dai miei nemici. – Questo non lo so, - disse il signor Keuner senza interesse. – Ma non fa che lisciarmi, - esclamò il commerciante esasperato, - egli si lascia dunque corrompere anche da me! – Il signor Keuner sorrise vanitoso: - Da me non si lascia corrompere, - disse.


Bertold Brecht, Storie del signor Keuner, Einaudi, 2008, p. 13.


Essere responsabili dei propri comportamenti è già un bel traguardo. Sapere di rischiare di esserlo anche di quello degli altri è quasi olimpionico.

(dedicato a tutti noi che incolpiamo gli altri)

mm


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 14/5/2008 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Giochi a somma esponenziale
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 5 aprile 2008
[…] C'è una cosa però che trovo veramente spiacevole ma evidentemente fa parte della natura a controcanto delle cose e quindi non è riparabile, perché suona proprio così. È quando la perdita di alcuni produce guadagni per altri… Oppure viceversa. Cicco li chiama “giochi a somma zero”, il che mi fa pensare che non valgano niente. Penso a Carlo Martellone, che l'altro giorno, mentre gli salvavo un file che stava per annegare, mi spiegava tutto soddisfone di come è riuscito in tre anni a ridurre i costi di produzione della sua fabbrica La Pomoduria Novella: ha acquistato una macchina d’inscatolamento che funziona con quattro persone solo, le altre dieci le ha licenziate. Adesso il suo pelato ha un prezzo ancora più concorrenziale ed una qualità superiore (a detta sua risparmia sulla manodopera e investe in qualità della materia prima) tutto a vantaggio dei consumatori, diceva convinto ed io pensavo sì ma i dieci che hai licenziato? Non sono a loro volta dei consumatori? Lui ha letto i sottotitoli che mi scorrevano sulla fronte…

- Certo, mi dispiace per loro… con la concorrenza che mi alita sul collo e che se ne inventa una ogni giorno per abbassare il prezzo… lei che avrebbe fatto?

- Lei chi?

- Lei, Carmatore!

- Io? Non lo so… avrei parlato con la concorrenza… avrei proposto di lavorare in un clima più cooperativo, senza alzare il tiro in continuazione, magari guardando gli interessi di tutti, produttori, consumatori, lavoratori… che poi sono sempre le stesse persone… no? Non si può fare così?

- Come!

- Ecco…

- Ah, caro Carmatore… ma dove vive!

- Io? Calata Frescobaldi 25…

- Bravo. Lei vivrà cento anni! Lei è un uomo contento…

- Ci tento. Ho un portiere molto gentile che alle volte mi fa trovare anche la posta e certe volte mi legge le sue poesie. E i dieci licenziati che fanno adesso?

- E che ne so.

- E… va bene così?

- Va male per loro, bene per altri... Poi d'altro canto se le tecnologie vanno avanti… bene per tutti: consentono agli uomini di risparmiarsi lavori da bestie

- Questo è vero…

- E poi le nuove macchine vanno acquistate, perché altrimenti, se poi non si vendono, quelli che le producono devono poi licenziare, le pare?

Ed anche questo è vero. Tuberi, che… che trama complessa. Comunque vadano le cose, c'è sempre qualcuno che va bene e qualcun altro che va male. Somma zero. Va bene così. L'importante è che almeno si faccia a turno e che i turni siano brevi, altrimenti si comincia a credere di essere perdenti o vincenti assoluti. E certi assoluti fanno male alla testa. Che si faccia a turno…

- … e allora, cominci a contribuire anche lei alle nuove assunzioni: questo computer si è fatto troppo vecchio ed anche questa stampante, non vale la pena ripararla… si metta l’animo in pace e compri tutto nuovo che è meglio, caro signor Martellone. Euro cento per la chiamata. Grazie.



Cicco dice che, in realtà, ci sarebbe un sistema per uscire dal circolo vizioso del dare e dell’avere, dal gioco a somma zero, insomma.

- Basterebbe praticare l’esercizio del dono per il dono…

- Cioè?

- Molto semplice. Di norma, ogni dono che facciamo è naturalmente legato all’intenzione di donare e all’attesa della restituzione, dunque anche il dono è costretto nel circolo vizioso del dare e dell’avere. Il dono per il dono, invece, della reciprocità non gliene frega niente…

- È quello che pratichi di norma, Cicco…

- Benozzo… come il tabacco, il dono, per essere un dono, deve andare in fumo… ce l’hai una cicca?

- Non fumo… (vent’anni che non fumo e lui ci prova sempre)

- … e se davvero si riuscisse a spezzare la prevedibile simmetria del dare avere… si spalancherebbero le porte alla reciprocità a largo raggio.

- Sarebbe ‘sta reciprocità a largo raggio?

- Sarebbe? Tu mi dai una cosa, ed io non ti do niente in cambio

- Dov’è la novità?

- Se io ti restituissi, il circuito si chiuderebbe e buonanotte. Invece se io non restituisco a te, resto nell’ottica del debitore, ed ogni volta che incontro qualcuno sul cammino, sono propenso a dare perché a ricevere ho già ricevuto. Ora immagina se tutti ragionassero in questo modo…

- … il gioco non sarebbe a somma zero…

- Bravo Benozzo. Sarebbe a crescita esponenziale.

Insomma Cicco, il fatto che tu non mi restituisca mai le cose che ti presto dovrebbe rendermi felice perché fa di te un uomo migliore? Che dirti… sei un amico e ti credo. Prendo nota e passo avanti.



Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA Perfetto, 2006.






I furbi
post pubblicato in PRAGMATICA DELFILOSO-FARE, il 3 aprile 2008
C’è gente che si crede molto furba e anche molto libera perché ripudia il concetto di unità. Assomigliano a quelli che, dopo aver saputo che la maggior parte delle vittime di incidenti ferroviari viaggia nell’ultimo vagone, organizzano una manifestazione per chiedere che si elimini questo vagone dai treni; o a quelli che, scoprendo che la maggior parte delle morti avviene in ospedale, propongono la soppressione di queste istituzioni per farla finita con la morte; o a quelli che credono che nelle coppie di termini correlati (sopra-sotto, destra-sinistra, pesante-leggero, ecc.) basti sopprimere uno dei termini per potenziare l’altro. E si credono tanto furbi!


Ignacio Gómez de Liano, Sul Fondamento – Istruzioni per l’uso della filosofia nella vita, Milano, 2003



I furbi, siano essi di centro, di destra o di sinistra, di sopra, di sotto, che credono di vincere o di perdere, saranno un giorno reperti fossili di scarso interesse nella storia antropologica delle coscienze. Forse lo sono già.


Io vinco, tu perdi, più uno, meno uno, uguale zero… questo girare a vuoto come vite spanata in un legno marcio, non vale niente: è un gioco a somma zero. Se gioco deve essere, ed esserlo deve, sia a somma esponenziale.

Riprenda ognuno a dare quello che può. A cominciare dal sottoscritto.

mm




Siamo tutti responsabili. Io più di tutti.
(F. Dostoevskij)

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permalink | inviato da ubumax il 3/4/2008 alle 9:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Della seduzione - contributo dell'Anonimo Sbrodolatore Mutante
post pubblicato in CORRISPONDENZE, il 31 marzo 2008
Caro professore, mi permetto di intervenire da sbrodolatore professionale. Lo struggimento e il languore sono componenti essenziali dell’infatuazione profonda che molto spesso scambiamo per amore. Orde di psicologi ci spiegano (inutilmente perché ci arriviamo da soli) che il fenomeno inizia con una proiezione dei nostri desideri su una persona che riteniamo in grado di soddisfarli appieno. Questo ingenera una serie di equivoci e processi di delusione che lo sbrodolatore affronta con una sorta di paradossale pena consolatrice, che lo pone in quella condizione di beatiful looser nel mondo a parte, che è il mondo al di sopra dello schifo che ci circonda e da cui lo sbrodolatore scappa attraverso questa comoda uscita di emergenza. L’acqua, come lei mi insegna, non è solo quella che bagna la sua pelle ambrata quando esce dal mare e viene a stendersi al mio fianco, ma è anche quella che serve a bollire la pasta per nutrire la qualità del nostro quotidiano. Lo sbrodolatore fa una scelta inconsapevole di fuga dalla realtà e si disseta solo con acqua del primo tipo.

Da sbrodolatore di lungo corso dico che tutto ciò è pura follia, nutrire il nostro spirito di amori impossibili e cocenti delusioni è un attentato serio che facciamo al nostro equilibrio, un equilibrio che, per mantenersi tale, richiede l’uso permanente di pesi e contrappesi, e un vero amore (processo osmotico molto complesso) accade solo se gli attori sono (minimo) due.

Allora il mio suggerimento, che credo lei condivida, è quello di prendere la scaletta e scendere dalla torre d’avorio, piantare i piedi per terra e iniziare a correre verso, non lontano da lei.

Desiderio azione. In questo mondo vorace se desideriamo una macchina nuova ci inventiamo l’impossibile per averla, lavoriamo come negri, facciamo i debiti e di tutto di più per vederla finalmente nel nostro garage. In amore, per quanto blasfemo suoni alle orecchie del beatiful looser, alias sbrodolatore, bisogna applicare lo stesso modello comportamentale. Bisogna lavorarci su, e tanto, e questo lavoro si chiama seduzione, condurre a sé la persona amata come si conduce a sé un oggetto di consumo.

Ma la seduzione va studiata, né più né meno che come uno strumento musicale. Imparare la musica non è altro che un processo di identificazione ed eliminazione dei propri errori tecnici, fino a produrre qualcosa di gradevole per le nostre orecchie e per il nostro spirito.

Da questa premessa tracciamo le linee guida per trasformare lo sfigato (mi spiace, è crudele, ma così viene percepito lo sbrodolatore/trice dall’altro sesso) in un seduttore. E non è un ambizione mal riposta, così come non esistono solo strimpellatori o concertisti, così abbiamo una infinita gradazione di mediocri, bravi, bravissimi, fino ai geniali Casanova. Ma la cosa fondamentale è che lo sfigato prenda coscienza del problema, ovvero che il primo errore in assoluto è offrire la propria immagine di sbrodolatore, e convincersi, forzarsi, violentarsi per uscirne velocemente. Baloccarsi con un’immagine di se stesso buono, generoso, incompreso, sensibile, sognatore, ma soprattutto innamorato non corrisposto, è una condanna che infligge al proprio ego senza rendersene conto.

Una volta decisi fermamente ad uscirne bisogna impostare la propria strategia di comunicazione, puro marketing, la seduzione non è altro che saper vendere se stessi spuntando il miglior prezzo possibile, nel caso specifico la donna che ci ha tolto il sonno.

Scendiamo ancora di un livello verso il basso allora, e identifichiamo ed eliminiamo gli errori tipici dello sfigato, e impariamo a suonare.

• Nessun cuore è un’invulnerabile cassaforte, nessuna è così bella e impossibile, esiste una serratura ed una chiave per ogni cuore, basta trovarla e qualsiasi oggetto, per quanto ben nascosto, possiamo sempre ritrovarlo. Questione di tempo e attenzione. Ma la cosa fondamentale è non perdere questo tempo prezioso cullandosi nell’emozione di incontrarla, ma entrare in uno stato mentale più concreto. Io ho di fronte un essere umano come me, con le sue debolezze ed i suoi sogni.

• Sogni, un nodo centrale del problema, il processo di infatuazione scatta proprio quando una persona irrompe nei nostri sogni-desideri. Il giusto mix di attenzioni e distacco fa accendere queste mille lampadine colorate nella testa e nel cuore di una donna. Tutto il nostro agire deve essere diretto verso questo scopo, niente deve essere dato per scontato, bisogna far scattare la molla del condizionale, lei deve pensare “quanto sarebbe bello stare con te”. E’ la rappresentazione di te che attrae, devi offrirle un sogno. Nessuno desidera qualcosa che già possiede. Io non desidero la mia bicicletta, o meglio la desideravo fino al momento in cui l’ho portata via dal negozio. Mostrarsi perdutamente innamorati è come regalargli la bicicletta, non gli interessa perché non le hai dato modo di desiderarla, non te l’ha chiesta, non sa dove metterla, o non le piace il colore, insomma si inventerà di tutto ma la risposta sarà sempre “no grazie”. In forza di questo principio paradossalmente sono proprio le donne più belle quelle più vulnerabili, perché avendo la strada spianata dalla nascita grazie a madre natura, e un mucchio di biciclette da scegliere, sono meglio disposte verso questa novità assoluta. Ovvero qualcuno che mostra premura nei loro confronti, ma nel contempo vive benissimo anche la loro assenza. E questo spiega le tante coppie apparentemente mal assortite dove un bello/a si accompagna a un brutto/a. Seduzione, sogno.

• Volutamente riservo quest’ultima parte all’aspetto fisico. Grazie al cielo a noi maschietti ancora non vengono richiesti tanti sacrifici per apparire al meglio possibile, tuttavia esistono casi davvero disperati. Prima di regalare soldi alla chirurgia estetica facciamo un po’ di serio esame di coscienza su due fattori fondamentali, look ed igiene personale. Farsi almeno una doccia al giorno è il minimo requisito di sistema, i lazzari non vengono nemmeno presi in considerazione dalle donne, hanno cinque sensi anche loro, un odore sgradevole vanifica qualsiasi eroico tentativo di conquista. Inoltre chi non dimostra di curare se stesso come può prendersi cura di un altro? Per il look invece discorso a parte. Sbagliatissimo vestirsi come un manichino all’ultima moda, costa ed è un chiaro segnale di insicurezza e assenza di personalità. Bisogna trovare la giusta dose di sobrietà ed eccentricità. Lo schema è lo stesso, attenzione e distacco, e deve essere espresso anche dal nostro abbigliamento. Essere rassicuranti con alcuni elementi classici e inserire particolari unici ed originali. Fare un salto di qualità, da bidimensionale a tridimensionale. Che so stai bene in doppiopetto? Ok ma allora contamina con un paio di lucidi camperos a punta. E a proposito di scarpe, queste richiedono l’investimento maggiore, devono essere di buona qualità, pulite e in forma. Non so perché ma è un elemento a cui le donne prestano una grande attenzione. Il classico errore da maschio invece è spendere capitali in vestiti e dimenticarsi completamente delle scarpe. Un uomo che ha stile non ha un guardaroba immenso, non è maniacale, ma comunica grande sicurezza di sé quando si presenta con un look adeguato. Adeguato alla propria statura, ai propri colori di occhi, di pelle, di capelli etc. Capire la profonda differenza fra eleganza e stile, l’eleganza è bellezza immobile, fotografia, lo stile è bellezza in movimento, cinema. Sono fatti della stessa sostanza: immagine, ma comunicano due cose completamente diverse.

E questo è tutto prof. Mi scusi se irrompo con un tale carico di banale buon senso nel suo blog che seguo con attenzione, ma se anche la banalità ci aiuta a vivere meglio, perché rinunciarvi. E se l'amore è un dono del cielo, aiutati che Dio ti aiuta.

Con affetto.
15 marzo 2008 15.16



Caro Anonimo Sbrodolatore Mutante
Scusami se solo ora rispondo al tuo contributo ma solo ora l’ho intercettato: mi era sfuggito. Qualche nota in contrappunto: condivido con te l’idea del desiderio/azione e della necessità di considerare l’acqua in tutte le sue possibili interpretazioni. Mi piace l’idea della seduzione come studio di uno strumento musicale anzi, ti dirò di più: la metafora dello studio musicale la estenderei ad ogni nostro agire: essere “intonati” è una qualità etica, prima ancora che estetica, frutto di un esercizio giornaliero su se stessi e con gli altri, simultaneamente. Come in un’orchestra. Che questa musicalità possa tradursi talvolta in seduzione va benissimo, meglio ancora se dopo sopraggiunge la conduzione. Mi spiego meglio: imparare a “conquistare” le situazioni desiderate è già un bel passo avanti, ma il salto di qualità lo si compie, credo, quando si apprende anche a coltivare e a curare ciò che si è conquistato (“conquistato” non è una parola verso la quale provo molta simpatia, tuttavia per ora non me ne viene un’altra) ma anche questo, probabilmente, già lo sai.

Un po’ meno - capirai – apprezzo l’idea di “condurre a sé le persone amate come si conducono a sé oggetti di consumo”… è una similitudine un po’ infelice, non solo per l’equivalenza persone/oggetti, quanto soprattutto per il concetto di “consumo”: parola che cercherei di sostituire (inclusi tutti i comportamenti ad essa connessi) con l’idea di “stratificazione” e “trasformazione”.

Casanova era probabilmente un infelice, mosso com’era dall’attitudine di consumatore incallito (peraltro sempre dello stesso genere). Per noi che aspiriamo non dico alla felicità ma almeno all’eudaimonia non è esattamente tra i principali modelli di riferimento, e che lo diciamo a fare.

Quanto alle tue considerazioni sul look, mi astengo da ogni commento. Dico solo che l’abbigliamento credo sia l’esteriorizzazione di quello che siamo e in questo senso l’abito fa certamente il monaco, che lo si voglia o no.

Le essenze hanno in qualche modo bisogno di forme a loro simultanee. Essenze nitide cercano forme nitide, fino alla totale compenetrazione e, direi quasi, fino alla reciproca trasparenza. Per converso, essenze confuse cercano esasperatamente forme esprimenti tutta la forza che non posseggono. Forse per questo chi stenta a riconoscere la propria intonazione naturale è così concentrato a cercare forme vistose che la facciano riconoscere all’esterno (desiderio peregrino alquanto: come possono gli altri riconoscere di te ciò che tu stesso non riconosci?)

Quando l’essenza nitida si è intonata con la sua forma altrettanto nitida, ne scaturisce la seduzione, una seduzione che non è più intenzionale ma conseguenza naturale del suo stato di purezza. A quel punto aumentano le responsabilità.

D’altro canto, ad allenarsi un po’, non è poi così difficile scorgere apparenze difformi dalle loro sostanze: anche qui è una questione d’orecchio e di tempo “durato”. E di scarpe, probabilmente.

mm

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permalink | inviato da ubumax il 31/3/2008 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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