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Le antenne di Evelina
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 17 luglio 2008
Da quando l’ho incrociata a mezzo biglietto sbagliato di Cicco, vado a cercare Evelina ogni volta che sento i pensieri impolverati. E già il fatto di dovermi inventare ogni volta un espediente per poterla incontrare mi rinsangua il buonumore… prima il violino, poi la colonnetta di Eloisa, poi tanti altri oggetti negli anni che io stesso avrei potuto riparare, alla fine ho esaurito tutte le sue possibilità d’intervento. Non che si avesse bisogno di scuse… è solo un piccolo esercizio estetico, giusto per il gusto d’incorniciare il tutto… per dare una ragione a cose che non avrebbero bisogno di ragioni. Qualche volta non la trovo lì al suo posto e da questo intuisco che forse c’è eccedenza di bisogno mio di lei e lei, che ha lunghe e affusolate antenne, percepisce a distanza il peso del mio desiderio e da questo e da me stesso mi libera non facendosi trovare lì nella cavernina. Trattasi di altra specialità che chiamo Evelina, perché altro nome non so dare.


mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 17/7/2008 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Beniamino ed Eloisa
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 9 maggio 2008
[…] Iniziai a studiare da autodidatta, poi Cicco mi presentò una signora che abita nel palazzo di sua madre. È una vecchia violinista in pensione. Mi ha preso in simpatia e due volte alla settimana, da sette anni a questa parte, mi fa lezione. Cerco di esserle utile riparandole i rubinetti, le maniglie delle porte, il citofono, la sedia a dondolo e tutto quello che c'è da riparare, visto che nessuno le ripara niente. Ha un figlio che vive a Milano e non ha molto tempo da dedicarle ed un marito in fotografia su un vecchio pianoforte a muro marca Wurtzburgensteinoff & Weillermeister (mi pare). Si chiama Eloisa d’Epìtteto e mi ha chiesto di darle del tu. Adora gli animali (Stockhausen il gatto e Uga, una tartaruga che le sere d'estate esce sempre e poi fa tardi) e le barzellette sugli animali, fare scherzi e regalini, inondarsi di acqua di colonia e infarcirsi di cioccolatini al limoncello marca sospiri di Procida. Qualche volta glieli porto ma adesso non più. Una volta ne mangiò talmente tanti che si ubriacò e stette male per dieci giorni e non potemmo fare lezione. Ne fui seccato, visto che quando non posso suonare mi sento impedito nella respirazione, mi viene l'afta e pure i tic. Cicco Angelone che ha sempre una risposta a tutto dice che è autosuggestione e  non lo metto in dubbio ma questo non basta a farmi passare i disturbi. Quando suono invece sto bene, quando sfrego l'archetto sulle corde ben tese e accordate, mi sembra proprio di esistere. Eloisa qualche volta mentre facciamo lezione si addormenta. Non credo per noia, penso che sia il diabete. Allora smetto, me la guardo, le solletico l'orecchio con l'archetto… lei si risveglia, io riprendo più frescobaldo di prima e lei sorride compiaciuta dei miei progressi. A fine lezione beviamo una cedrata per aperitivo, le racconto a rotazione una delle tre barzellette che conosco, lei mi spiega come si prepara un buon sorbetto al limone e se non c'è niente da riparare, ci salutiamo. Lei aspetta che scenda almeno due rampe di scale, poi sento la porta chiudersi lentamente e alle volte mi arriva l'odore della sua acqua di colonia mescolata a quella dei suoi pensieri in ombra. Ogni volta mi chiedo se la rivedrò mai più.


Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA perfetto, 2006.



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permalink | inviato da Max Maraviglia il 9/5/2008 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Tra Evelina e il violino c’è di mezzo il mare
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 2 maggio 2008

Evelina è voce crema di mirtilli, pensiero nitido e luminoso ed occhi d'animale incantato che all'improvviso si svegliano e pennellano guizzi intorno mentre le mani leggere e sottili sorvolano dando nuovamente vita e luce a cose vecchie, impolverate e sgangherate. Spennella, strofina, ridisegna paziente su antiche icone sacre e mobilia di pregio ma ella è capace di riportare alla luce valore e senso anche a una buccia di limone, a una scatola vuota di fiammiferi, a una lampadina fulminata: è una sua specialità.

Qualche mese dopo che ebbi incrociato per un varco del piccolo caso Evelina, incontrai per gentile concessione del superdio Caso, da un rigattiere, un vecchio violino smantellato e fu ciò che non ha nome a prima vista. Mi chiese in cambio lire in ragione di 50.000 (cinquantamila) e gliele diedi volentieri. Lo strumentino aveva un fianco trafitto e la fascia da rifare. Intuivo in esso qualcosa di prezioso da potere recuperare, non sapevo cosa, poi compresi: la donna della cornice. Ed eccomi di nuovo alla volta della cavernina al 21 di via Compagna…


- C’è nessuno?

- Avanti… oh salve! Di nuovo sbagliato indirizzo?

- No, questa volta sono qui di proposito

- Un’altra cornice?

- Non esattamente. Posso mostrarle una cosa?


Tiro fuori dalla custodia il violino ferito


- Che gliene pare?

- Sta messo maluccio…

- Da gettare?

- Ma no, che gettare

- Si può restaurare?

- Direi proprio di sì

- Sa a chi posso rivolgermi?

- A me

- Restaura anche violini?

- No, ma se si fida…

(Non so esattamente cosa si intenda per fiducia, ma se è quella cosa per cui si prova un’istintiva voglia di adagiare il mondo nelle mani di qualcuno…)

- Qual è il suo nome?

- Evelina…

(ecco, io questa cosa preferisco chiamarla Evelina)

- …e il suo?

- Beniamino. Davvero farebbe una cosa del genere?

- Penso di si… ho bisogno di un po’ di tempo però

- Abbiamo l’eterno davanti…

- In un po’ meno ce la dovrei fare.


Passò un po’ meno dell’eterno, poi un giorno compravo mele quando sento qualcuno di spalle…


- Lo hai abbandonato!

- Eh? (mi volto repentino al suono di voce accarezzante) Evelina! Come stai?

- Io bene. Anche il tuo violino. Quand’è che te lo vieni a ritirare?

Da allora, quel violino, che ha assorbito qualcosa di Evelina, ha un suono che muove le foglie del mio benjamin. E se mi concentro, in certi giorni che il tempo non ha deciso ancora se tirare verso il brutto o il bello e sono in riva al mare, se trovo le cinque note giuste (non sono mai le stesse), vedo sollevarsi piccole onde d'acqua silenziosa.


Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA perfetto, 2006.


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 2/5/2008 alle 1:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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