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Sugli eroi
post pubblicato in Diario, il 31 ottobre 2008
L'eroe non ha mai scelta e per questo diventa eroe. L'uomo comune può scegliere, e più può scegliere, più sarà comune. L'eroismo è il frutto acerbo di una necessità inattesa.

C'è poi un eroismo comune che, a dispetto del nome attribuito al concetto, comune non lo è per nulla. È l'eroismo di chi fa, di ogni scelta, la risposta ultima ad una necessità riconosciuta come tale.

L'indifferenza sta alla molteplicità delle scelte come l'erosimo sta alla loro unicità.

L'uomo comune sopravvive d'indifferenze. L'eroe comune vive di differenze, sa che una cosa non è mai la stessa, nemmeno a distanza di un istante e a dispetto di ogni apparenza. 


mm, Manuale Distruzioni

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permalink | inviato da ubumax il 31/10/2008 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Nota per l'amico Ribelle
post pubblicato in NOTE PER GLI AMICI, il 26 ottobre 2008
Cose facili non ne conosco. Forse talvolta mi saranno anche capitate sotto gli occhi, ma nemmeno le ho riconosciute. Quello che voglio dirti è ciò che ti ho detto già molte volte (mi ripeto e mi ripeto): se le cose fossero facili tutti gli uomini sarebbero grandi e felici. Invece la differenza è tutta qui: tra chi dice "non è facile" e per questo rinuncia, e chi dice "non è facile, ma io lo sono ancor meno".

Col mio amico Antonino, da ragazzi, ci scambiavamo spesso questo microdialogo:

A: Ma secondo te, la vita, da noi, cosa vuol sapere?
M: Nulla.
A: E noi dalla vita?
M: Ancor meno...

e subito dopo ci rimettevamo ad armeggiare intorno ai nostri sogni, a progettare ali adeguate a un volo elegante, leggero e sicuro (per quanto lo possa essere un volo). Qualche volta si precipita, ma anche questo fa parte del gioco.

Procedi, amico mio. Cura le tue forze, che in qualche modo sono anche le mie.  

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permalink | inviato da ubumax il 26/10/2008 alle 21:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Lo sciamano e l’idiota
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 13 ottobre 2008
[…] “I guerrieri-viaggiatori non si lamentano. […] Accettano come una sfida qualunque cosa l’infinito gli offra. Una sfida è una sfida. Non è una questione personale. Non può essere presa come una maledizione o una fortuna. Un guerriero-viaggiatore o vince la sfida o è distrutto da essa. E vincere è più eccitante, quindi vinci!”

Ribattei che dirlo era facile, ma che metterlo in pratica era tutt’altra faccenda; e che i miei patimenti erano insuperabili perché nascevano dalla mancanza di coerenza dei miei simili.

“In difetto non sono quelli che ti circondano” replicò lui. “Loro non possono evitare di essere quello che sono. Tu sei in difetto, perché invece di aiutare te stesso preferisci guardare loro. Ma solo gli idioti giudicano. Giudicandoli, non farai altro che tirare fuori il loro lato peggiore. Siamo tutti prigionieri ed è questa prigionia a indurci ad agire con tanta meschinità. La tua sfida sta nel prendere gli altri come sono. Lasciali in pace.”


C. Castaneda, Il lato attivo dell’infinito, BUR, 2007, p. 228.


“Ma solo gli idioti giudicano…” anche questo è un giudizio. Se questo è vero, lo sciamano e l’idiota sono la stessa persona.
mm


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permalink | inviato da ubumax il 13/10/2008 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Un'immagine per Il LA Perfetto
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2008




permalink | inviato da Max Maraviglia il 6/10/2008 alle 21:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Ho letto il libro ma non ho visto il film (e nemmeno lo spettacolo teatrale)
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2008
Nei libri e nei film non cerco una storia. Non cerco personaggi e nemmeno una bella scrittura. Se poi queste cose ci sono, le accolgo di norma con grande piacere. Ma non è questo che cerco. Cerco cose non dette, visioni inattese del mondo, intenzionalità implicite, tramature possibili del reale che mi lascino sperare, immaginare modi inconsueti e non supermercati di interpretare la vita. Un libro, un film – per ciò che penso debba essere un libro o un film -  dovrebbero far aprire gli occhi su “ciò che potrebbe essere”, più che su “ciò che è”. Al “ciò che è” dovrebbe pensare il giornalismo, che avrebbe il dovere di informare, possibilmente non solo sul marcio e sul lercio che stordisce di più, possibilmente non solo invogliando al voyeurismo che lo spettacolo del sangue, della lite e dello scandalo di norma accende (ingenuo discorso, si sa).

Ho letto il libro Gomorra (già da qualche tempo, poco prima che diventasse un caso) ma non ho visto il film e nemmeno lo spettacolo teatrale. Ho trovato nelle sue pagine il frutto maturo di uno studioso che – a quanto ci è dato di capire – ha avuto il coraggio di entrare nei meandri dell’inferno che racconta. Ha raccontato quest’inferno, talvolta, con la voce di un poeta più che di un giornalista e questo non dispiace: se dietro le notizie leggo la presenza di un uomo che non solo ha registrato ma ha anche in qualche modo umanamente partecipato alle cose di cui parla, posso solo provare maggiore rispetto ed emozione. Posso poi fuggire da quella emozione (per non sentirmi più impotente di quanto non lo sia già) ma non posso fare a meno di prendere atto di un lavoro serio, sentito, che qualcuno ha reso al mondo dell’informazione.

Poi dopo il libro, il film, che non ho visto. Operazione di marketing intelligente e centrata, in special modo se il prodotto è ben confezionato (come sembra che sia). Però, per favore, non si tirino in ballo questioni “politiche”, di impegno sociale, valori civili. Parlando del film Gomorra ho sentito qualcuno riferirsi ad un ritorno del glorioso Neorealismo. Mi sembra un paragone improprio per duplici motivi, il più importante dei quali è quello relativo al fatto che il Neorealismo nasceva dallo sforzo di poeti disperati e senza un soldo, impegnati a ricostruire l’identità e la dignità di una nazione totalmente smantellata da una guerra. Non mi sembra che un film come Gomorra nasca su questi presupposti. Le identità di cui parla, più che ricostruite andrebbero obliterate, se non fosse per il fatto che hanno un forte valore di mercato.


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