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A chi dice "non è mica facile"
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 31 luglio 2008
Intacca il difficile là dove è facile; fai grande ciò che è minuto! Le cose più difficili del mondo prendono avvio da ciò che è facile; le cose più grandi del mondo prendono avvio da ciò che è minuto. Perciò il Santo non fa mai niente di grande, e così può compiere il grande.

Tao Te Ching, LXIII

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 31/7/2008 alle 23:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
Le tempeste
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 30 luglio 2008
Dal 1981 passo tutte le mie mattine tra la cattedra e i banchi, cercando di insegnare qualcosa di italiano e di storia, e intanto discutendo con gli alunni intorno a tutti i temi importanti dell'esistenza. Devo dire che per me lavoro più emozionante non esiste. Ho collaborato a programmi radiofonici, a case editrici, a riviste e giornali, ho scritto romanzi e articoli, testi teatrali e sceneggiature, ma nulla mi ha dato le stesse emozioni, nulla mi è parso mai così decisivo come le ore che continuo a trascorrere insieme a quegli adolescenti, in classi mal riscaldate, tra pareti spesso imbrattate da frasi d'amore e d'odio. E' come stare in mezzo al mare su una barca che scricchiola: e a volte c'è una bonaccia preoccupante, a volte onde fragorose, non si può mai sapere in anticipo cosa accadrà, ma è comunque un viaggio di cui il comandante è responsabile. Questo compito produce nei professori un'ansia notevole, che può tradursi in un terribile senso di frustrazione. Oggi più che mai ci sono programmi da rispettare al millimetro, imprescindibili obiettivi didattici e formativi.

C'è una scienza dell'insegnamento sempre più rigida, e bisogna rendere conto dei metodi e dei risultati sui registri e su mille altre carte. L'insegnante è chiamato a imbrigliare la forza anarchica della giovinezza, a darle una forma misurabile, prevista in ogni particolare dal ministero. E invece davanti a sé ha studenti che si distraggono, che hanno voglia di muoversi, che perdono sangue dal naso, che a volte hanno un fratello spacciatore in galera e una madre col cancro in ospedale, che paiono sempre sul punto di ammutinarsi. Uno parla, spiega, e le parole sembrano morire nel vuoto, e allora si scrive qualcosa sulla lavagna, per salvare una frase, un mezzo concetto: poi si guardano quei caratteri bianchi, quelle frasi di gesso appuntate nel nulla, e somigliano a degli S.O.S., a messaggi lanciati in mezzo a un naufragio. Può venire lo scoramento, lo capisco, accade anche a me. Una lezione preparata con cura sembra sbriciolarsi contro l'indifferenza totale; i versi sublimi di un genio possono venire interrotti dalla voce seccata di un ragazzo che domanda: "Ma a me cosa me ne frega di Angelica o di un passero solitario, che me ne viene? A che mi servono queste lagne? Cosa c'entrano col mondo di oggi, professore?" E allora si ricomincia da capo a discutere della forza del denaro e della televisione, e il tempo scorre nel caos e pare che non ci sia più niente da fare contro quelle potenze invincibili, che la nostra barchetta sarà spazzata via da incrociatori spaventosi sui quali gli studenti sembrano pronti a imbarcarsi, hanno già addosso le divise Nike e Adidas. Sembra, pare, ma non è così, non è per niente così. La verità è che i ragazzi sono naturalmente dei provocatori, lo sono sempre stati, anch'io lo ero. Non vogliono restare buoni e fermi come otri da riempire, hanno bisogno di accendere nella loro coscienza uno scontro tra le forze in campo: da un lato i messaggi violenti di una società tutta improntata ai miti della facilità e del successo, della fretta e del cinismo; dall'altro il senso innato della giustizia, della bellezza, della ricerca. Stanno indecisi al centro della tempesta, sono nervosi, inquieti, infastiditi dalla loro stessa incertezza. Usare le punizioni e i sette in condotta come metodo di pacificazione non ha alcun senso. Il professore è chiamato duramente a dimostrare che le cose di cui parla non sono chiacchiere astratte, ma motivi che hanno innanzitutto formato la sua vita, e ancora la formano. Può sembrare paradossale, ma l'insegnante insegna soprattutto ciò che lui è, momento dopo momento. Se lui crede a ciò che dice, se lo dimostra nel suo comportamento, allora ci crederanno anche i suoi alunni. Loro hanno davanti agli occhi un mondo modellato da adulti che giocano in borsa, che non leggono una riga, s'ubriacano di televisione e Valium e però ipocritamente pretendono che i loro figli siano colti e sensibili. La mia impressione è che quel mondo ai ragazzi non piaccia affatto, lo subiscono, lo ripetono, ma ancora non lo amano.

L'altra faccia della luna sono quegli insegnanti che passano la mattina con loro, uomini e donne vestiti maluccio, con pochi soldi, la macchina vecchia, che parlano di un'altra vita, di altri valori. Quegli uomini e quelle donne non devono scoraggiarsi, perché le loro parole, se pronunciate con convinzione, se sono davvero le parole sincere della propria vita, comunque arrivano, sono semi che segretamente attecchiscono. Ho visto studenti ridere in faccia agli insegnanti, ma li ho visti anche piangere come vitelli ai funerali di un vecchio professore che fino alla fine veniva a scuola in autobus.



(anonimo), Io prof nell'aula in tempesta, su La Repubblica del 23 gennaio 2001

 

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 30/7/2008 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
A colpi di cucchiaio
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 29 luglio 2008
Quando mi sono stancato di partorire opere che erano soltanto uno specchio del mio ego, ho abbandonato l’arte per due anni. E nel momento in cui ho dimenticato me stesso, mi è crollato addosso il dolore del mondo. La gente invischiata in un faticoso divenire, non per essere ma per apparire, aveva perso la gioia di vivere, come me. Rintontiti da droghe, caffè, sigarette, alcol, zuccheri, eccessi della carne, delusi dalla politica, dalla religione, dalla scienza, dall’economia, dalle guerre “patriottiche”, dalla cultura, dalla famiglia, tristi animali privi di uno scopo ma con la maschera delle persone soddisfatte, passeggiavano per le vie del nostro pianeta consapevoli che piano piano lo stavamo avvelenando. […]

Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio. Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici. Un bel giorno gli abitanti del paese vedono il più anziano di loro uscire dal villaggio con in mano un cucchiaio di porcellana.
“Dove vai?” gli chiedono. Risponde:
“Vado dalla montagna”.
“Perché?”
“Per spostarla”
“E come?”
“Col cucchiaio…”
“Sei pazzo.”
“Non sono pazzo. So bene che non ci riuscirò mai, ma qualcuno dovrà pur cominciare.”


A. Jodorowsky, Cabaret mistico, Feltrinelli, 2008.


(Per chi è addestrato fin dalla nascita ad abbattere muri a colpi di cerbottana, il cucchiaio appare strumento ancora più avanzato).
m

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 29/7/2008 alle 15:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Le onde di possibilità
post pubblicato in PRAGMATICA DELFILOSO-FARE, il 21 luglio 2008
Comincio col credere che la poesia più alta e i maggiori nutrimenti per l'immaginazione attualmente possano giungere dalla fisica quantistica. Date un po' uno sguardo al link che segue. Chiunque sappia qualcosa in più a proposito, metta a disposizione.


http://www.youtube.com/watch?v=vSdoHL9AG38




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permalink | inviato da Max Maraviglia il 21/7/2008 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Complici, Alleati e Gregari
post pubblicato in Diario, il 19 luglio 2008
Ci sono tre modi d’essere nell’imbastire relazioni:

I Complici: sono coloro che mettendo da parte ogni valore e ragione, operano al raggiungimento di un unico obiettivo comune circoscritto nel tempo, raggiunto il quale si possono anche tradire tra loro. I complici sono tra loro uguali ma dicono di essere diversi.

Gli Alleati: sono coloro che mettendo sul tavolo le loro ragioni e i loro valori, pur diversi, operano al raggiungimento di obiettivi compatibili e complementari. Gli alleati sono tra loro diversi ma intuiscono, al fondo, di essere in qualche modo simili.

I gregari: accettano passivamente le ragioni degli altri facendole proprie. Più che di individui, trattasi di massa mobile e proteiforme ricercata dai complici ed invisa agli alleati.

La guerra si combatte con gli Alleati, che al momento giusto sanno essere anche buoni nemici.

mm, Manuale Distruzioni.



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permalink | inviato da Max Maraviglia il 19/7/2008 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le antenne di Evelina
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 17 luglio 2008
Da quando l’ho incrociata a mezzo biglietto sbagliato di Cicco, vado a cercare Evelina ogni volta che sento i pensieri impolverati. E già il fatto di dovermi inventare ogni volta un espediente per poterla incontrare mi rinsangua il buonumore… prima il violino, poi la colonnetta di Eloisa, poi tanti altri oggetti negli anni che io stesso avrei potuto riparare, alla fine ho esaurito tutte le sue possibilità d’intervento. Non che si avesse bisogno di scuse… è solo un piccolo esercizio estetico, giusto per il gusto d’incorniciare il tutto… per dare una ragione a cose che non avrebbero bisogno di ragioni. Qualche volta non la trovo lì al suo posto e da questo intuisco che forse c’è eccedenza di bisogno mio di lei e lei, che ha lunghe e affusolate antenne, percepisce a distanza il peso del mio desiderio e da questo e da me stesso mi libera non facendosi trovare lì nella cavernina. Trattasi di altra specialità che chiamo Evelina, perché altro nome non so dare.


mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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permalink | inviato da Max Maraviglia il 17/7/2008 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Graziana M. e le piccole preveggenze
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 16 luglio 2008
(...) (e chi potrebbe dire mai che codesta figliola è cieca? Cammina da sola, ha gli occhi aperti e stranamente luminosi, sembra che attraversi gli oggetti, non ne incappa uno. Come fa? E poi, maigòdness, quanto sei carina! Ma quanto sei carina! Adesso vengo lì e ti mitraglio di baci, ma non è possibile, sei troppo, troppo uno zucchero! E adesso  che dovrei fare, eh? Che dovrei fare? Prenderti e abbracciarti e sprofondare nel buio dei tuoi occhi? E si può fare questo? Eh? Oppure? Eh?...)

- Carmatore! (ecco riapparire Occhiochiuso sulla soglia del suo studio)
- Eh?
- … Graziana, i signori sono…
- Beniamino Carmatore, incantato (letteralmente, ma non posso mica dirlo… le tendo la mano e lei come se la vedesse, me la stringe di una stretta giusta di tempo, d'intensità, di tasso igrometrico e di temperatura)… ci sarebbe anche Carlo Soma, ma adesso è addormentato…
- Benissimo, io le presentazioni le ho fatte… ora, se mi volete scusare… mi saluti Carlo, gli dica che per la settimana prossima l'aspetto per il controllo… che poi, detto tra noi, ma che ha da controllarsi?…

Carlo gracida imbarazzantemente, Ermengarda digita qualcosa alla tastiera canticchiando, l'aria condizionata ronza, il resto è silenzio. Ed io sudo. Dovrò dire qualcosa ma di fronte a tanta graziana i miei interessi hanno subito una brusca deviazione: devo ricondurmi al motivo originario di quell'incontro e lo faccio con un certo sforzo…

- Ecco... ho voluto conoscerti perché ho visto le cose che ha costruito qui tuo fratello.
- È bravo mio fratello…
- È bravissimo. Tant'è che vorrei conoscerlo…
- Perché?
- Perché? (già, perché voglio conoscerlo?)
- Perché ti piace conoscere persone che fanno cose interessanti e belle…
- Ecco, penso per questo. E…
- Vuoi sapere dove lo puoi trovare…
- Esatto (bellina, bellina e perspicace!)
- Ti avverto però che non è facile né raggiungerlo né parlargli…
- Perché?
- Vuoi l'indirizzo?
- Se possibile… dimmi
- Allora: via del poggio incantato, senza numero.
- Senza numero?
- Non serve…
- E… a che ora posso trovarlo?
- In genere dalle sette a mezzanotte di tutti i giorni domenica inclusa
- Figlio di Giove! Ma non riposa mai questo ragazzo?
- Lui non si stanca mai… come te…
- Già… (come me? Come fa a sapere che è come me?) Scusa Graziana, come fai a sapere che non mi stanco mai?
- L'ho sentito da come mi hai stretto la mano
- Ah… (che avrà voluto dire?)
- Il tuo amico Carlo dorme ancora…
- Eh?… Ah, sì, dorme ancora… (Vabbe’, questa è facile: sa che c'è un'altra persona, sa che dormiva, non la sente e dunque sa che dorme ancora)
- È malato
- Sì, crede di essere malato
- No, è malato
- Sì? (come fai a saperlo?) E di che?
- Non lo ha ancora deciso…
- (ma cosa dici, piccolina?) Allora quando si sveglia glielo dico.
- Non dirgli niente, non c'è bisogno.
- Non dico niente.

e a questo punto m'inonda d'un sorriso a perdita d'occhio, mi tende la mano

- Allora, grazie…
- (grazie? e di che?) Grazie a te. Spero di rivederti presto
- Ci rivedremo.

Ci congediamo e per un attimo avverto l'inquietante sensazione che mi abbia voluto dire qualcosa, che sia una giovane lettrice di pensieri e che pertanto, abbia letto anche il mio sguardo pullulante di voglie minuscole, fatto sta che si gira e infila decisa il corridoio che porta alla sediovìa. Carlo intanto si è risvegliato, salutiamo Ermengarda e ci avviamo per le scale. Visto che uno smollabretelle come il Soma mai e poi mai si servirebbe della sediovìa. Diavoletti! Dov'è che ho messo il biglietto con l'indirizzo di Gino M? Non scherziamo, un biglietto può cambiare le storie…

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 16/7/2008 alle 23:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Dal frullodecoder a Graziana M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 14 luglio 2008

- Signora, mi scusi… cos'è quest'oggetto?
- Quale?
- Questa specie di frullatore che ha accanto al computer…
- Ah… serve per avere il controllo di quello che appare sul monitor…

"Sì ma in che modo", gli chiedo incuriosito al limite della crisi di disidratazione. Mi risponde che lei avverte leggeri soffi d'aria su una  zona molto sensibile anzi, erogena (ma guarda che faccia fa quando dice erogena!), situata dietro l'orecchio all'altezza del lobo e che queste piacevoli raffichette, utilizzando un codice simile al morse (forse), le segnalano cosa il display del computer visualizza attimo per attimo. Figure comprese…

- Figure comprese?!?
- Già…
- E come è possibile?
- È un tantino complicato da spiegarle ma le faccio un esempio: un soffio prolungato d'aria calda mi dice che c'è una predominanza d'arancione nella figura. Il movimento del soffio mi traccia il contorno della figura; quanto ai dettagli, li ricostruisco per immaginazione…
- E…
- Funziona perfettamente. Tutto collaudato.

Inutile dire che entrambi i lavori, trasmettitore e orecchino-ricevitore, recavano la stessa ossessionante firma: GINO M. Soma intanto era arrivato al suo quarto Alka Waltzer corretto al Sopranyn ("buono, buono, vuoi assaggiare?") poi s'era accasciato come un bufo supergasato sul divano quando all'improvviso sott'occhi vedo una luce apparire ed anche Ermengarda, per quanto cieca, l'avverte, tant'è che non ho neanche il tempo di alzare lo sguardo che il donnone biondo esclama…

Ah, ecco finalmente Graziana…


(continua)

mm e ndf,
Il LA perfetto, 2006.


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Giustizia poetica
post pubblicato in LE PAROLE DEGLI ALTRI, il 13 luglio 2008
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio a scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

J. L. Borges, I Giusti


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permalink | inviato da Max Maraviglia il 13/7/2008 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Terza apparizione di Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 12 luglio 2008
Sì, avrò fatto anche la figura dell’inceppato ma alla fine Occhiochiuso ha parlato. In breve: gli irripetibili marchingegni di cui il Guardascione gode (ve ne sono molti altri, come poi dopo ho avuto modo di verificare) sono il frutto del lavoro di Gino M., che, essendo sufficientemente povero, paga la retta della sorella Graziana, diciassette anni, spendendo parte del suo tempo e del suo talento nella costruzione di oggetti mirabolanti che poi restano di proprietà dell'Istituto.

- Deve essere molto alta la retta…
- Ma no. Una piccola somma annuale, peraltro obbligatoria solo per famiglie da un certo reddito in su. Il nostro Istituto si sorregge con donazioni private, gli sponsor di alcune aziende lungimiranti e la vendita di prodotti artigianali realizzati dai nostri ospiti. È Gino a credere di dover pagare la retta ma di fatto potrebbe anche farne a meno.
- E nessuno glielo ha detto?
- Ho cercato di spiegarglielo ma lui ha fatto capire coi fatti che intende pagarla comunque. È molto riconoscente verso la nostra struttura e noi, dal nostro canto, apprezziamo i suoi lavori. Siamo in sana reciprocità.
- Possiamo conoscerlo?
- Credo di sì… non ho l'indirizzo preciso ma penso che potremmo chiederlo a Graziana… potreste avere un attimo di pazienza?
- Anche trentadue…
- Senti Pino, non è che avresti un'altra Alka Waltzer? Buone come le preparate qui, non le trovo da nessuna parte…
- Senz'altro…

(alza la cornetta, digita un numero interno TUUU… TUUU…)

- Dica dottore…
- Ermengarda la prego, le spiacerebbe chiamare un attimo qui in direzione Graziana Emme?
- Subito dottore…
- Grazie Ermengarda (Soma gesticola)… ah, cortesemente Ermengarda, le dispiacerebbe un'altra Alka Waltzer? (Soma gesticola gesticola)…
- con due gocce di Sopranyn… (Occhiochiuso annuisce paziente)
- … con due gocce di Sopranyn?
- …
- Ermengarda?
- Si, dottore?
- Ha capito?
- Certo dottore. Sono cieca, non sorda.
- Grazie Ermengarda (posa la cornetta) allora, vi dispiace accomodarvi in segreteria qualche minuto?
- Volentieri…

Ci siamo accomodati, abbiamo atteso e intanto ho avuto modo di strabiliarmi ancora un poco: dall'orecchio dell'Ermengarda, un donnone biondo con una faccia da bambina, pendeva un orecchino e fin qui niente di strano. Quando poi a guardare bene mi sono accorto che si trattava di una valvola a farfalla di un carburatore marca  dell'orto, su cui era innestata una lamina sottilissima che vibrava in maniera appena percettibile, ho ricominciato a sudare con grande copiosità, e ancor più quando ho notato, accanto al tower del computer,  un vecchio frullatore marca Girini da cui erano state asportate le palette per fare posto a tre sottili lamine metalliche, del tutto identiche a quelle fissate sull'orecchino, che ruotavano lente… lente… lente…

(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


Chi è Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 11 luglio 2008
Nel frattempo Carlo preoccupato del mio sguardo latitante chiamava il suo psichiatra di fiducia...

- Guelfo, come stai? Anche io. Ascolta: ho qui ho un amico che da mezz'ora sembra avere perso conoscenza e continua ad andare su e giù per l'ascensore del Guardascione. Che devo fare?

Smonto d'un balzo gli stratto il nokino e chiudo.

- Mi hai fatto preoccupare!
- Perché?
- Stai da un’ora quasi ad andare su e giù per questa cosa senza dire una parola!
- Questa cosa? Una parola? Non ti rendi conto della meraviglia di quest'oggetto, NO? NON TI RENDI?
- Ma perchè ti agiti, che ti poi sale la pressione?
- GINO M. Chi è GINO M.?
- Cosa vuoi che ne sappia io chi sia questo benedetto Gino M.! Adesso lo chiediamo a Occhiochiuso che ci sta aspettando da un'ora, un'ora che l'ho chiamato! Mi fai fare certe figure.
- "GINO M.". Mi deve dire chi è "GINO M."

Pino Occhiochiuso in realtà non ci stava aspettando perché aveva altro da fare. Vecchio filiforme miope gentiluomo, ci fa accomodare (Soma prima di sedere si guarda la sedia e se la spolvera ma quello non ci fa caso anzi gli offre persino un kleenex: si vede che lo conosce bene)

- Allora, in cosa posso esservi utile?
- GINO M.
- Che ha fatto?
- Chi è?
- Ah, è il ragazzo che ha costruito l'ascensore monoposto, lo stereo stocastico e qualche altro marchingegno per questo Istituto. Non so se ha visto…
- Ho visto. Per questo che le chiedo chi è
- Le interessano le invenzioni di Gino M?
- Assolutamente irripetibili, dottore. Irripetibili.
- Lo penso anch'io. Quel ragazzo ha un talento straordinario, peccato che...
- Cieco?
- No, lui ci vede benissimo. Sua sorella è nostra ospite… cosa posso offrirvi?
- Un Alka Waltzer corretta con due gocce di Sopranyn
- Allora… il solito per l'amico Soma e per lei? Mi scusi, ha detto che si chiama?
- Beniamino Carmatore… grazie non prendo niente. Chi è Gino M?
- Ma è ossessionato lei da Gino M.!
- No no, è che… è che…
- …che è?
- Chi è Gino M.?


(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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Dammi tre parole. Se non sono buone, meglio tre carote
post pubblicato in NOTE PER GLI AMICI, il 8 luglio 2008
Uno dei compiti dell’etica dovrebbe essere quello di restituire alla parola il suo potere taumaturgico. Contro un uso selvaggio o inconsistente, l’etica dovrebbe provvedere a una rimaterializzazione della parola, a un recupero della sua natura di farmaco nella doppia accezione di veleno che uccide e e balsamo che guarisce. Recupero della parola in senso etico vuol dire anche ricondurre alla luce il naturale legame che corre tra essa e i fatti, tra le promesse verbali e il loro mantenimento nei comportamenti. Ogni parola che possa dirsi tale, vale come promessa mantenuta prima ancora di essere data. In alternativa, carote.

(Sorrento, 7 agosto 2007)



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Seconda apparizione di Gino M.
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 7 luglio 2008
Attaccate a una lunga e robustissima catena, una schiera di sedie di quelle in legno di faggio e metallo che si usano a scuola, salgono e scendono senza sosta attraversando, per ogni piano, due fori circolari (uno per la discesa ed uno per la salita). Ogni foro è recintato da una specie di balaustra: praticamente una funivia verticale di sedie scolastiche. Ed ogni balaustra è munita di una sbarra che resta bloccata fino a quando la sedia successiva non arriva in posizione utile ad accogliere le natiche del passeggero, che in questo modo resta garantito da ogni caduta accidentale nel foro di scorrimento.

I CLAC segnalano ai ciechi l'attraversamento dei vari livelli. Ogni tre CLAC, un piano. Se, distratti, si dovesse perdere il conto dei piani, niente paura, ci si fa un giro completo dell'edificio comodamente seduti, passando pure per il terrazzo, dove attraversando un grazioso gazebo a larghe vetrate dipinte a mano (inutile dire: a firma GINO M.), la catena dà il giro. Mi faccio quattro vasche assolutamente estasiato senza scendere mai, dal terrazzo al cantinato al terrazzo, in loop. Al quinto, forse stimolato dalla vista di Pino Scognamiglio che saluta cordiale scorrendo verso su mentre io scendo giù, comincio a concentrare l'attenzione su alcuni dettagli. Anzitutto, non c'è uno che fosse stato uno, dei componenti di quella macchina, a non essere il riutilizzo di qualcos'altro. I motori che mandano avanti la catena sembrano essere quelli di due lavatrici industriali (presumo modificate), una nel sotterraneo e una nel gazebo sul terrazzo, la catena entra in un fianco della lavatrice ed esce dall'altro; l'oblò, al quale è stata saldata una corona dentellata simile al timone di una piccola nave,  gira. E la catena? Va. Le sedie, con ogni probabilità, recuperate dallo scantinato dell'istituto. La catena doveva avere conosciuto un àncora ed un battello tempo addietro. Le balaustre dei vari piani fatte con pezzi di cancellate, recinzioni, spalliere di letti anni trenta, termosifoni, griglie di ventilatori, graticole da barbecue. Il tutto armoniosamente saldato insieme a formare una splendida scultura post postmoderna per ogni piano. E su ognuna di queste sculture il segno dell’Ignoto, a volte ricavato dalle piegature del ferro, a volte disegnato con un còrdolo di saldatura, a volte inciso col flex:
"GINO M."

Ero rapito.

(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.


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L’apparizione di Gino M. al Guardascione
post pubblicato in IL LA PERFETTO, il 4 luglio 2008
[…] Insomma ero a pranzo col Soma cercando di skyppare l'enciclopedia medica che ha mandato a memoria anni fa e che rappresenta la sua modalità di default per linkare il prossimo, quando la mia attenzione veniva catturata da un grosso oggetto posto al fondo della sala: all'apparenza sembrava un vecchio frigorifero pieno di tubi che uscivano e rientravano nelle fiancate, sormontato da una batteria di cornette telefoniche di bachelite nera, di quelle usate sui telefoni di mezzo secolo fa. Avevo intanto notato che la musica nella sala era uniformemente diffusa ma in maniera così omogenea da sembrare di essere avvolti in un altoparlante: in qualunque punto mi spostassi, questa non cambiava di intensità né di timbro pur conservando la profondità, sembrava sgorgare direttamente dalle brocche dell'acqua, dai piatti, dai bicchieri, sicché ne accostai qualcuno alle orecchie: sissignore, sgorgava dalle brocche, dai piatti e dai bicchieri. Una specie di tecnodiavoleria che immediatamente intuii avesse a che fare con quella strana macchina che avevo notato prima. Mi alzai per avvicinarmi cauto all'apparecchio, con inutile circospezione (chi poteva mai vedermi?) e nell'avvicinarmi mi accorsi che dalle cornette fuoriusciva un sibilo simile ad un leggero soffio d'aria su cui modulava una vaga sensazione di musica. Senza dubbio, chi aveva architettato il marchingegno, aveva trovato il modo di far vibrare il vetro a distanza sfruttando il principio delle risonanze. Sì, belli fatti… ma come? Col mio cacciavitino svizzero da cerimonia tentai di aprire quella macchina diabolica ma la porta era saldata. Cercai il cavo di alimentazione. Non c'era. In compenso, in un angolo del frigorifero vidi una specie di firma incisa nel metallo:
"GINO M."

Gino M.?
Sudando iniziai a studiare: perché non riuscivo a capire quella macchina? Tornai al tavolo cercando di distogliere Carlo che intanto aveva continuato a monologare su una guarigione miracolosa di un unghia incarnita occorsagli un' estate fa…

- … Va bene Carlo. Adesso l'unghia sta bene. Ascolta…
- Sì ma è cosa da non credere: capisci che avevo anche prenotato per il day hospital?
- Sì va bene. Conosci qualche responsabile di questo posto?
- Certo che sì. Li conosco tutti. Perché, vuoi iscriverti anche tu? Faresti bene, non si sa mai. Da quanto tempo non si va da un oculista, eh? Dài, confessa…
- Senti Carlo, devo parlare assolutamente con qualcuno di qui.
- Capisco il tuo timore. Andiamo dal dottor Pino Occhiochiuso, è il direttore, è amico mio.  Sarà contentissimo di avere un nuovo socio sostenitore…
- Gino M. Chi è Gino M?
- … e tu un giorno mi ringrazierai…

Ci siamo avviati verso gli uffici amministrativi. Alla vista dell'ascensore, riprendo nuovamente a sudare come un fontanino di primo ginnasio.

CLAC-CLAC-CLAC-FSSS… CLAC-CLAC-CLAC-FSSS…


(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

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