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Frammento di economia immaginaria

 - Dobbiamo immaginare un altro mondo. Anzi, lo stesso mondo, ma in un altro modo. Magari partendo dal poco. Prendi la palestra di Zuppetta. Quanti gommoni ogni giorno si vanno a palestrare? Quanti pesi vengono sollevati? Quante cyclette e tapis roulant girano e rigirano nel vuoto a perdere? Non sono un ingegnere, però non è difficile credere che con un sistema di dinamo appropriate tutta quell’energia umana potrebbe essere riutilizzata e trasformata in energia elettrica. E quell’energia potrebbe essere adoperata per un gruppo elettrogeno che abbasserebbe i consumi d’energia della palestra stessa. Abbassando le spese di gestione, Zuppetta, fatti i dovuti ammortamenti dei nuovi impianti ad energia umana, potrebbe applicare ai suoi clienti tariffe più basse. Poi ci stanno le spese di pulizia: se ognuno si prendesse la briga di sporcare il meno possibile, Zuppetta potrebbe chiamare, invece di tre volte a settimana, dico per dire, l’impresa di pulizia, magari due, con ulteriore alleggerimento delle spese. E invece la gente sporca, perché pensa che è normale, perché tanto c’è chi pulisce. Ma se si sporca di meno, dirai tu, ci sarebbe meno lavoro per quelli che puliscono. Poco male, ti dico. Vuol dire che quelle persone potranno fare altri lavori. Potranno, ad esempio, essere impiegati al montaggio delle dinamo che servono a sfruttare l’energia dei palestranti. Si, è vero, questo è un lavoro più difficile, ma secondo me non è qui il problema. Le persone si adeguano alquanto facilmente alle novità, checché se ne dica. Specie se sono buone. Il problema vero sta nei luoghi in cui si decide, dove non si sa perché si ritrova quasi sempre gente priva di ogni senso di immaginazione, e senza l’immaginazione le soluzioni si consumano e quando si consumano non c’è più tempo d’immaginare: l’urgenza, mal s’accorda con l’immaginazione, che ha bisogno di pazienza, di gioco, di piccoli errori da rimodellare. Sicché, quando le strade note e battute da tempo cominciano a franare, e sei costretto a trovarne altre, l’immaginazione pressata dall’urgenza tace o produce bruttezza. Il potere non ha alcuna immaginazione, eppure è strano, perché l’immaginazione è un potere. L’immaginazione è allenamento al riconoscimento della bellezza… la parte in ombra del possibile e ancora non visibile delle cose, la soluzione inattesa, elegante, la scoperta della via d’uscita dal noto e dal collaudato… la bellezza, alle volte, è come un tornare indietro dal vicolo cieco, riparare l’errore piuttosto che gettare, o rigenerare ciò che si è consumato, ma prima che si consumi del tutto. Ricominciare daccapo ogni volta per poi trovarsi allo stesso punto di saturazione, nello stesso vicolo cieco o uno simile, è indice di bruttezza, così come lo è pensare che ogni cosa sia di per sé, per sempre. Le cose possono essere per sempre, ma vanno nutrite d’immaginazione. Altrimenti finiscono prima che si possa ancora immaginare.

(Max Maraviglia, La strategia dello Stupore - discorso di Guido Polluce)

Pubblicato il 29/3/2008 alle 1.35 nella rubrica Diario.

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