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A proposito del costo della vita

Ogni scelta, così come ogni non-scelta, comporta un costo. Prendiamo dunque atto dell’ineludibilità del pagare (anche un’azienda che non produce ha in ogni caso costi fissi da sostenere) e attrezziamoci a un pagamento in comode rate periodiche (meglio se a brevi intervalli, per non accumulare debiti troppo).
C’è chi si trova a pagare in unica soluzione, chi chiede prestiti, chi cerca di furbeggiare cercando di risparmiare o non pagare e dopo, col recupero crediti, son interessi che tuonano.
La Banca della Vita non sente ragioni, non ha margini di patteggiamento su cui mercanteggiare. In compenso applica tassi d’interesse, a conti fatti, a lungo termine sicuramente equi (sebbene incalcolati), purché li si rispetti, i tempi. Sicuramente? Sicuramente. Qualche atto di fiducia incondizionata di tanto in tanto ce lo sia consentito, specie verso di chi, come la vita, non si sottrae a se stessa. Risponde sempre. Purché si domandi.
La vita è l’unico investimento che non consente il razionale calcolo di costi e benefici, perché essa è rapida trasformatrice, e di ogni beneficio fa a un tempo stesso costo o viceversa.
Poco male: la vita non pretende nulla in cambio di niente e se chiede d’investire, poi restituisce equamente. Più ai prodighi che ai risparmiatori, e questo è il tratto suo tutto caratteristico, che forse la rende conveniente più di altri investimenti.

Max Maraviglia

Pubblicato il 29/3/2008 alle 1.59 nella rubrica PRAGMATICA DELFILOSO-FARE.

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