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Fiducia e sospetto (ripresa)

Il calcolo probabilistico della ragione non consente alcuna fiducia. Sembrerebbe una certezza. Ma da un certo tipo di certezze, forse, è meglio stare lontani: generano debolezza d’inerzia. Di fronte a strade troppo sicure, vale imboccare la strada sbagliata (Duccio Demetrio camminatore, grazie per il suggerimento). Se la fiducia non può chiamare in sua difesa la ragione, può in ogni caso appellarsi alla ragionevolezza: presa in carico delle condizioni date ma anche comprensione globale che investe i sensi, la pelle e la mente in simultanea, acquisizione della consapevolezza dei rischi che ogni atto di fiducia reca con sé, anche quando questi appaiono (e dico appaiono) alti e insostenibili, considerandoli, anche laddove si dovessero concretizzare, come opportunità di ricerca di soluzioni altre, rispetto alle note. E se neanche la ragionevolezza può dare fondamento, si chiami pure in causa l’irragionevolezza, ci si appelli al diritto di skandalon, cercando un altrove al di là di ogni aspettativa ragionata e/o ragionevole.

Una fiducia così immaginata, così scandalosa, somiglia forse ad un atto di fede, e di fatto lo è. Ma è una fede pratica, priva di ogni supporto escatologico, tutta immanente, proiettata verso le alterità del tempo che fluisce.

Una fiducia così intesa è un atto di liberazione dal doppio vincolo, dall’ingiunzione paradossale di una fiducia impossibile (se intesa come calcolo probabilistico e alle condizioni date) da una parte, e, dall’altra, di un sospetto che ottunde la mente, anestetizza e mistifica ulteriormente contro ogni sua aspettativa.

Sembrerebbe una strada suicida quella di una fiducia così intesa, di fatto è solo poco battuta, perché non offre la certezza che è nutrimento vitale della pigrizia nostra e quotidiana paura.

Eppure, nella sua apparente improponibilità, la scandalosa fiducia trova un qualche suo fondamento razionale nel gioco strutturante l’atto comunicativo: quello della retroazione, di cui il fenomeno della profezia che si autoavvera (cfr. R. Merton) è una delle sue declinazioni più frequenti.

Siamo specchi per gli altri e gli altri sono i nostri specchi. Le paure, riflettendosi si moltiplicano e si avverano e altrettanto le aggressioni, le chiusure, i rancori del sospetto.

La fiducia scandalosa può allora divenire uno specchio ingannatore, capace di distorcere benevolmente il riflesso del sospetto, neutralizzandolo, riconvertendolo. Oppure, con ancora maggiore prontezza di riflesso, può divenire inclinazione a lanciare il primo impulso, senza aspettare, a dare il primo indizio, a darne un altro, e un altro ancora, se del caso, ogni volta come se fosse il primo e senza un “fino a quando”, senza un “fine”.

La fiducia scandalosa immaginata è un valore puro e non ha misura. Non aumenta, non diminuisce e non vuole sentire ragioni. Si modula come un’onda sonora, ma questo è altro.

Max Maraviglia

Pubblicato il 31/3/2008 alle 13.45 nella rubrica PRAGMATICA DELFILOSO-FARE.

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