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Il difetto della perfezione spiegato da mio figlio

Interno sera. Padre e figlio riassumono i passaggi curiosi del giorno trascorso. Distesi sul letto il padre ha terminato i suoi argomenti. Il figlio continua ad esplorare possibili spunti di conversazione. Le mani del figlio davanti alla luce del piccolo abat-jour si muovono alla ricerca di improbabili ombre cinesi da proiettare sullo sfondo della tenda.

F: (muovendo le dita) Questo che sembra?

P: Un cane lupo?

F: Bravo. E questo?

P: Non so… un mastino?

F: Dove lo vedi un mastino?

P: Le mascelle cascanti…

F: Non volevo fare un mastino…

P: Cosa, allora?

F: Non lo so. Questo ti sembra un coniglio?

P: Non lo vedo un coniglio…


Pausa. Il figlio intreccia le dita, sperimenta…


F: E questo cosa ti sembra?

P: Questo mi sembra un coniglio!

F: (leggermente contrariato) È la stessa ombra di prima.

P: Ah si?

F: Si. Perché quando ti ho detto “questo ti sembra un coniglio?” tu hai detto “no!” e quando ti ho detto “cosa ti sembra?” e ho fatto la stessa ombra, tu hai detto “questo è un coniglio?”

P: Eh?

F: Ti ho fatto due volte la stessa ombra. La prima volta ti ho chiesto “ti sembra un coniglio?” e tu hai risposto “No”. La seconda volta ti ho chiesto solo “cosa ti sembra?” e tu hai risposto “un coniglio!” ed era la stessa ombra di prima… perché?

P: (riflette cercando di sondare la consistenza della curiosa domanda e si accorge che è più impegnativa di quanto non sembrasse all’inizio, e sono già le undici di sera… potrebbe partire dallo spiegare il concetto di “probabilità positiva e negativa” nell’atto comunicativo, dell’entropia… ma come si fa a un ragazzino di otto anni? E poi perché un ragazzino di otto anni deve fare domande così complicate? Con chi se la deve prendere? E sono già le undici e venti di sera?)

F: Papà… allora?

P: Sei ancora sveglio?

F: Aspettavo la tua risposta…

P: Ah, ecco. Allora… ecco… beh, insomma non è che…

F: (interrompendolo) Lascia stare. La risposta l’ho già trovata io.

P: (sollevato) Ah si? E quale sarebbe?

F: Se io ti dico “ti sembra un coniglio?”, tu, nell’ombra, cercherai la perfezione del coniglio, quindi del coniglio non vedrai proprio nulla. Se io invece dico “cosa ti sembra?” tu nell’ombra vedi tutto quello che può somigliare al coniglio, perché non cerchi la perfezione del coniglio… è così?

P: (…)

F: … è così o no?

P: Dormi, Cicco…

Buio



(Max Maraviglia, Operette Filiali, marzo 2004)

Pubblicato il 2/4/2008 alle 0.43 nella rubrica OPERETTE FILIALI.

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