Blog: http://cantieristupore.ilcannocchiale.it

Mestieri anarchici

[…] Aprì loro la porta della stanza numero nove, sulla quale stava scritto: “Anonimo. Anarchico. Inventore di mestieri…”

Furono accolti da un omino di età indeterminata, calvo, con occhiali spessi sotto le folte sopracciglia nere. […] Alessandro e Teresa, con i capelli ritti e i piedi gelati, ascoltavano quel personaggio stravagante, perduto in un quartiere miserabile di Santiago del Cile.

[…] “Noi non siamo di quegli anarchici che si ribellano contro Dio, la Scienza e lo stato. Nulla di tutto questo. Siffatta lotta procura al povero solo un diluvio di legnate e di pallottole. […] Ma sedetevi, vi spiegherò meglio…

[…] Noi, manodopera, invece di continuare ad essere sfruttati dai ricchi, dobbiamo scoprire come sfruttarli a nostra volta, naturalmente senza derubarli. No, no. Dobbiamo agire dove loro non possono né sanno farlo. Questa non è una soluzione per la maggioranza, ma solo per pochi pidocchi di talento. Il maiale deve mangiare rifiuti per far carne. I pidocchi, senza sporcarsi, succhiano il sangue del maiale. Bene, quando si arrostisce il maiale, si bruciano anche i parassiti… perché sono stupidi. Avrebbero potuto saltar via in tempo e passare sulla testa dei macellai. Ma veniamo al punto: il potere non è creativo, e i ricchi si annoiano. Possiedono tutto tranne che loro stessi. Ed è logico. Per trovare se stessi bisogna lasciare tutto, e loro al contrario si stanno appropriando di tutto. Chiaro?

Alessandro e Teresa, sbattendo le palpebre, dissero con convinzione esagerata: “Chiarissimo, signore!”

[…] Fare un mestiere normale significa perdere la libertà. Bisogna fare mestieri sconosciuti, che non abbiano a che vedere con la vita materiale, ma che producano stati di coscienza. […] Per fare questo non ci serve altra materia prima che la fantasia.

[…] Il saltimbanco portò Teresa e Alessandro in giro per la casa, presentandoli ai membri della Società dei Liberi Fratelli. Conobbero il “disinfestatore di specchi”, l'"addolcitore di vuoti", il "correttore di ombre", il “professore di invisibilità”, il “biologo fantastico, inventore di corpi”, il “pagliaccio funerario” e molti altri che non poterono spiegare in cosa consistesse la loro attività… […] prima però erano almeno riusciti a capire cosa faceva il “domatore di nei”.

[…] Il domatore suonava un tamburello e sbarrando gli occhi che avevano uno strano luccichio ordinava al neo di spostarsi. In effetti molte signore desideravano avere il neo accanto alla commessura delle labbra, o sulla guancia, o fra i seni o anche in posti più segreti. All’incauta cliente si assicurava che, dando tempo al tempo, la macchia si sarebbe spostata, millimetro per millimetro, fino a posizionarsi nel punto desiderato. Ovviamente il tamburello, lo sguardo brillante e gli ordini ipnotici del domatore non bastavano. La cliente doveva anche pregare con fede. […] Se la signora si stancava per il gran numero di sedute richiesto e cominciava a lamentarsi per la lentezza dei progressi, il domatore si stringeva nelle spalle come se l’avessero offeso a morte, e rispondeva che la colpa non era sua ma della preghiera senza fede… […] A volte, molto raramente, i nei si spostavano davvero.

[…] (Alessandro) respinse la proposta dell'Anarchico e non addolcì vuoti né corresse ombre, ma gli propose invece di svolgere la sua missione calzaturiera in maniera ben diversa dal solito, ossia confezionando scarpe su misura al servizio non solo dei piedi ma anche dell'anima. E senza un prezzo fisso. "Che ogni cliente paghi ciò che vuole o può. Questo lo costringerà a un esame di coscienza, a scegliere tra dare il minimo, il giusto o il massimo, il che gli servirà a conoscere se stesso". All'Anarchico piacquero tali idee e insignì mio nonno del titolo di Calzaturologo.


Alejandro Jodorowsky, Quando Teresa si arrabbiò con Dio, Milano, 2002.

Pubblicato il 18/4/2008 alle 1.43 nella rubrica LE PAROLE DEGLI ALTRI.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web