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Il dispendio sacro

Nel complesso i dispendi improduttivi, individualizzandosi, dividendosi, hanno perso il senso glorioso che avevano; sono ridicoli… Il lusso è squilibrato.

[…] In un certo senso, lo stesso dispendio comico è legato alla scarsa consapevolezza che abbiamo della necessità di spendere. Se ne avessimo consapevolezza spenderemmo gloriosamente, pagando all’occorrenza di persona, invece di farlo nel modo furtivo e affrettato dei borghesi. La parte più appariscente del dispendio improduttivo sopravvive in mezzo a noi come un anacronismo da distruggere. Gli interessi della produzione a volte lo incrementano, ma in direzione della stupidità o della meschinità. Ormai non è nient’altro che un segno d’imbecillità egoista.

[…] Non capiamo più che dobbiamo risolutamente dilapidare i sovrappiù di energia che produciamo. Nel nostro accecamento, quest’eccesso ingombrante lo dilapidiamo infatti meno di quanto esso dilapidi noi.

[…] La verità è che questo mondo è come morto, perché i valori profondi che l’hanno portato al punto in cui siamo appartengono a un passato che non possiamo far rivivere. Possiamo rifare la vita e condurla più lontano solo attraverso una nuova nascita.

Georges Bataille, I limiti dell’utile, Adelphi, 2000, p. 88 e 187.


(avrei detto: Possiamo rifare la vita e condurla più lontano solo attraversoun costante, dispendioso lavoro dell’immaginazione” ma probabilmente è lo stesso.)

mm

Pubblicato il 29/4/2008 alle 0.1 nella rubrica LE PAROLE DEGLI ALTRI.

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