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Tra Evelina e il violino c’è di mezzo il mare

Evelina è voce crema di mirtilli, pensiero nitido e luminoso ed occhi d'animale incantato che all'improvviso si svegliano e pennellano guizzi intorno mentre le mani leggere e sottili sorvolano dando nuovamente vita e luce a cose vecchie, impolverate e sgangherate. Spennella, strofina, ridisegna paziente su antiche icone sacre e mobilia di pregio ma ella è capace di riportare alla luce valore e senso anche a una buccia di limone, a una scatola vuota di fiammiferi, a una lampadina fulminata: è una sua specialità.

Qualche mese dopo che ebbi incrociato per un varco del piccolo caso Evelina, incontrai per gentile concessione del superdio Caso, da un rigattiere, un vecchio violino smantellato e fu ciò che non ha nome a prima vista. Mi chiese in cambio lire in ragione di 50.000 (cinquantamila) e gliele diedi volentieri. Lo strumentino aveva un fianco trafitto e la fascia da rifare. Intuivo in esso qualcosa di prezioso da potere recuperare, non sapevo cosa, poi compresi: la donna della cornice. Ed eccomi di nuovo alla volta della cavernina al 21 di via Compagna…


- C’è nessuno?

- Avanti… oh salve! Di nuovo sbagliato indirizzo?

- No, questa volta sono qui di proposito

- Un’altra cornice?

- Non esattamente. Posso mostrarle una cosa?


Tiro fuori dalla custodia il violino ferito


- Che gliene pare?

- Sta messo maluccio…

- Da gettare?

- Ma no, che gettare

- Si può restaurare?

- Direi proprio di sì

- Sa a chi posso rivolgermi?

- A me

- Restaura anche violini?

- No, ma se si fida…

(Non so esattamente cosa si intenda per fiducia, ma se è quella cosa per cui si prova un’istintiva voglia di adagiare il mondo nelle mani di qualcuno…)

- Qual è il suo nome?

- Evelina…

(ecco, io questa cosa preferisco chiamarla Evelina)

- …e il suo?

- Beniamino. Davvero farebbe una cosa del genere?

- Penso di si… ho bisogno di un po’ di tempo però

- Abbiamo l’eterno davanti…

- In un po’ meno ce la dovrei fare.


Passò un po’ meno dell’eterno, poi un giorno compravo mele quando sento qualcuno di spalle…


- Lo hai abbandonato!

- Eh? (mi volto repentino al suono di voce accarezzante) Evelina! Come stai?

- Io bene. Anche il tuo violino. Quand’è che te lo vieni a ritirare?

Da allora, quel violino, che ha assorbito qualcosa di Evelina, ha un suono che muove le foglie del mio benjamin. E se mi concentro, in certi giorni che il tempo non ha deciso ancora se tirare verso il brutto o il bello e sono in riva al mare, se trovo le cinque note giuste (non sono mai le stesse), vedo sollevarsi piccole onde d'acqua silenziosa.


Massimo Maraviglia e Nico Di Fiore, Il LA perfetto, 2006.

Pubblicato il 2/5/2008 alle 1.20 nella rubrica IL LA PERFETTO.

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