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Il sacro e l’armonia

Che cos’è che gli uomini considerano sacro? Esistono, forse, nel funzionamento di tutti i sistemi viventi, processi tali che, se notizie o informazioni su questi processi raggiungono altre parti del sistema, il funzionamento armonioso del tutto viene paralizzato o sconvolto? Che cosa significa considerare sacro qualcosa? E perché è importante?

Gregory Bateson, Dove gli angeli esitano, Adelphi, 2002, p. 128.




Il sacro reputa forse le parole indesiderabili, perché alterano la natura delle idee.

Sacro è anche ogni vano tentativo che facciamo per trovare una parola non consunta o il modo per circoscrivere un silenzio.

Dei libri e forse ancor più del teatro ho sempre prediletto la parte non espressa. Certe forme d’incoscienza, in questo senso, hanno un che di sacro. Come nell’armonia.

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L’armonia è un quid raro
Adelheit
Non è oggetto fluido né sostanza
E non sempre ha il lucore della gemma.
L’armonia è di chi è è entrato nella vena giusta
Del cristallo e non sa né vuole uscirne.
L’armonia è vera quando non tocca il fondo,
non è voluta da chi non la conosce,
non è creduta da chi ne ha il sospetto.
A volte l’ippocastano
Lascia cadere un suo duro frutto
Sulla calvizie di chi non saprà mai
Se fu eletto o scacciato per abiezione.
L’armonia è dei segnati ma il patto è
che ne siano inconsapevoli. E tu
Adelheit lo sai da tanto tempo.
Hai conosciuto il tuo segreto senza
Che il dio che la elargisce se ne accorga
E sarai sempre salva. Anche gli dèi
Possono addormentarsi (ma con un occhio solo).


Eugenio Montale, L’Armonia, in «Quaderno di quattro anni», Einaudi, 1980, p. 538.

Pubblicato il 19/5/2008 alle 23.10 nella rubrica LE PAROLE DEGLI ALTRI.

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