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Sul teatro di formazione

Il dèmone tragico qui evocato è plastico, etico, eclettico, ellittico ed estetico.
I suoi suggerimenti fanno dei suoi ospiti eccentrici scienziati dell'umano che percorrono strade parallele, curvanti, cieche, a doppio senso, dissestate. Strade che a volerle tracciare su un foglio restituirebbero l’immagine di una rete a maglie irregolari. In questa rete c’è un’area (o un'aura) cara in particolare, un centro fluido, vibratile; un’area cui, dovendo proprio, il dèmone darebbe il nome provvisorio di Teatro di Formazione. Un territorio irregolare, con molte zone non ancora esplorate e altre, talmente fitte, da non riuscire più nemmeno ad ospitare un granello di polvere.

Volendo indicare i confini di questo territorio direbbe che a nord sfiora la filosofia, a sud lambisce la poesia esperita, ad est contiene il quotidiano, la vita rumorosa accidentata e scardassona; ad ovest si dissolve in nostra sana terra di teatralità.

Al centro, uomini che con pazienza e perizia modellano volenterosamente, liberamente la loro maschera (dramatis personae); un campo di gioco dove le regole di volta in volta possono essere ricompilate, per recitare-giocare-suonare spartiti e canovacci, fitte e rade drammaturgie. Ciò che importa non è che il gioco duri molto o poco, ma che sia ben recitato, ben concertato.

Il teatro di formazione trasforma i personaggi in persone e, in alcuni casi, anche viceversa. Non emula la realtà ma se ne nutre, almeno nelle sue parti non velenose. Adombra altre possibili realtà.

mm (Appunti per un teatro di formazione)


Pubblicato il 22/6/2008 alle 17.57 nella rubrica SUL TEATRO DI FORMAZIONE.

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