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L’apparizione di Gino M. al Guardascione

[…] Insomma ero a pranzo col Soma cercando di skyppare l'enciclopedia medica che ha mandato a memoria anni fa e che rappresenta la sua modalità di default per linkare il prossimo, quando la mia attenzione veniva catturata da un grosso oggetto posto al fondo della sala: all'apparenza sembrava un vecchio frigorifero pieno di tubi che uscivano e rientravano nelle fiancate, sormontato da una batteria di cornette telefoniche di bachelite nera, di quelle usate sui telefoni di mezzo secolo fa. Avevo intanto notato che la musica nella sala era uniformemente diffusa ma in maniera così omogenea da sembrare di essere avvolti in un altoparlante: in qualunque punto mi spostassi, questa non cambiava di intensità né di timbro pur conservando la profondità, sembrava sgorgare direttamente dalle brocche dell'acqua, dai piatti, dai bicchieri, sicché ne accostai qualcuno alle orecchie: sissignore, sgorgava dalle brocche, dai piatti e dai bicchieri. Una specie di tecnodiavoleria che immediatamente intuii avesse a che fare con quella strana macchina che avevo notato prima. Mi alzai per avvicinarmi cauto all'apparecchio, con inutile circospezione (chi poteva mai vedermi?) e nell'avvicinarmi mi accorsi che dalle cornette fuoriusciva un sibilo simile ad un leggero soffio d'aria su cui modulava una vaga sensazione di musica. Senza dubbio, chi aveva architettato il marchingegno, aveva trovato il modo di far vibrare il vetro a distanza sfruttando il principio delle risonanze. Sì, belli fatti… ma come? Col mio cacciavitino svizzero da cerimonia tentai di aprire quella macchina diabolica ma la porta era saldata. Cercai il cavo di alimentazione. Non c'era. In compenso, in un angolo del frigorifero vidi una specie di firma incisa nel metallo:
"GINO M."

Gino M.?
Sudando iniziai a studiare: perché non riuscivo a capire quella macchina? Tornai al tavolo cercando di distogliere Carlo che intanto aveva continuato a monologare su una guarigione miracolosa di un unghia incarnita occorsagli un' estate fa…

- … Va bene Carlo. Adesso l'unghia sta bene. Ascolta…
- Sì ma è cosa da non credere: capisci che avevo anche prenotato per il day hospital?
- Sì va bene. Conosci qualche responsabile di questo posto?
- Certo che sì. Li conosco tutti. Perché, vuoi iscriverti anche tu? Faresti bene, non si sa mai. Da quanto tempo non si va da un oculista, eh? Dài, confessa…
- Senti Carlo, devo parlare assolutamente con qualcuno di qui.
- Capisco il tuo timore. Andiamo dal dottor Pino Occhiochiuso, è il direttore, è amico mio.  Sarà contentissimo di avere un nuovo socio sostenitore…
- Gino M. Chi è Gino M?
- … e tu un giorno mi ringrazierai…

Ci siamo avviati verso gli uffici amministrativi. Alla vista dell'ascensore, riprendo nuovamente a sudare come un fontanino di primo ginnasio.

CLAC-CLAC-CLAC-FSSS… CLAC-CLAC-CLAC-FSSS…


(continua)

mm e ndf, Il LA perfetto, 2006.

Pubblicato il 4/7/2008 alle 1.0 nella rubrica IL LA PERFETTO.

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