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La migrazione dei solitari

In questi ultimi giorni ho avuto modo di riflettere su un aspetto della blogsfera sul quale non avevo posto prima sufficiente attenzione. Qualche tempo fa, scherzando (mica tanto) con un mio caro compagno di liceo, gli dissi che avevo un irrefrenabile desiderio di emigrare su un altro pianeta. Bene: mi sono accorto che nella blogsfera si stanno costituendo invisibili colonie di persone, tendenzialmente restie alla rissa, alla ressa, al follame, all’anestesia totale, all’afasia e a tutto quanto abbassa il grado di insostenibilità dell’esistenza allo stato grezzo. Persone che cercano e trovano, coltivano interessi, amici, letture, scritture, passioni, affetti, fedi, idee e quant’altro si renda utile a restituire alla vita (per quanto sia possibile) una consistenza sensata e musicale. Sembrerebbero la minoranza, ma mi piace pensare che il mondo sia pieno di persone così, lo è sempre stato forse, forse lo sarà sempre. E se la catastrofe irreversibile non è ancora avvenuta, probabilmente, è perché queste persone, inconsapevolmente o "irragionevolmente" e con le cerbottane di cui dispongono, stanno difendendo il mondo. Da un altro pianeta parallelo e non molto lontano da questo, lontano quel tanto che basta a non addormentarsi del tutto.


Oggi solitari, voi che vivete separati, voi sarete un giorno un popolo. Quelli che si sono designati, essi stessi formeranno un giorno un popolo designato ed è da questo popolo che nascerà l’esistenza che supera l’uomo”.

(Vuoi vedere che Nietzsche aveva ragione?)


Pubblicato il 27/8/2008 alle 22.22 nella rubrica Diario.

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