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Ho letto il libro ma non ho visto il film (e nemmeno lo spettacolo teatrale)

Nei libri e nei film non cerco una storia. Non cerco personaggi e nemmeno una bella scrittura. Se poi queste cose ci sono, le accolgo di norma con grande piacere. Ma non è questo che cerco. Cerco cose non dette, visioni inattese del mondo, intenzionalità implicite, tramature possibili del reale che mi lascino sperare, immaginare modi inconsueti e non supermercati di interpretare la vita. Un libro, un film – per ciò che penso debba essere un libro o un film -  dovrebbero far aprire gli occhi su “ciò che potrebbe essere”, più che su “ciò che è”. Al “ciò che è” dovrebbe pensare il giornalismo, che avrebbe il dovere di informare, possibilmente non solo sul marcio e sul lercio che stordisce di più, possibilmente non solo invogliando al voyeurismo che lo spettacolo del sangue, della lite e dello scandalo di norma accende (ingenuo discorso, si sa).

Ho letto il libro Gomorra (già da qualche tempo, poco prima che diventasse un caso) ma non ho visto il film e nemmeno lo spettacolo teatrale. Ho trovato nelle sue pagine il frutto maturo di uno studioso che – a quanto ci è dato di capire – ha avuto il coraggio di entrare nei meandri dell’inferno che racconta. Ha raccontato quest’inferno, talvolta, con la voce di un poeta più che di un giornalista e questo non dispiace: se dietro le notizie leggo la presenza di un uomo che non solo ha registrato ma ha anche in qualche modo umanamente partecipato alle cose di cui parla, posso solo provare maggiore rispetto ed emozione. Posso poi fuggire da quella emozione (per non sentirmi più impotente di quanto non lo sia già) ma non posso fare a meno di prendere atto di un lavoro serio, sentito, che qualcuno ha reso al mondo dell’informazione.

Poi dopo il libro, il film, che non ho visto. Operazione di marketing intelligente e centrata, in special modo se il prodotto è ben confezionato (come sembra che sia). Però, per favore, non si tirino in ballo questioni “politiche”, di impegno sociale, valori civili. Parlando del film Gomorra ho sentito qualcuno riferirsi ad un ritorno del glorioso Neorealismo. Mi sembra un paragone improprio per duplici motivi, il più importante dei quali è quello relativo al fatto che il Neorealismo nasceva dallo sforzo di poeti disperati e senza un soldo, impegnati a ricostruire l’identità e la dignità di una nazione totalmente smantellata da una guerra. Non mi sembra che un film come Gomorra nasca su questi presupposti. Le identità di cui parla, più che ricostruite andrebbero obliterate, se non fosse per il fatto che hanno un forte valore di mercato.


Pubblicato il 5/10/2008 alle 1.44 nella rubrica Diario.

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