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Il comune buon senso

I danni peggiori sembra che nascano da una ridotta o azzerata capacità d’immaginazione. Immaginare è impiegare i sensi sottili, quelli abilitati a cogliere il possibile, il “ciò che potrebbe essere” che s’adombra dietro ogni “ciò che è”.

I sensi comuni attuali (da cui sembra poi derivare il cosiddetto “comune buon senso”) sono talmente ricoperti di ampi strati di metacolesterolo, che a stento si riesce ad ascoltare solo ciò che è molto rumore, a vedere solo ciò che è molto rutilante, a gustare solo ciò che è molto salato o molto dolce,  a percepire solo ciò che appare falsamente evidente.

I sensi sottili tacciono addormentati e con essi ciò che lascia solchi leggeri nella memoria del mondo. Una sorta di malacìa sembra aver cancellato dal presente le ombre del passato e quelle del futuro, non a favore di un suo possibile eterno, quanto piuttosto per lasciarlo sfumare.

Di fronte al progressivo sbiadimento del tempo, agli uomini di bella volontà  non resta forse che disperare, agire ed avviare una sana dieta a base di cose invisibili, emozionanti  e nutrienti, esercitando altre sensatezze che per onda di propagazione diventino un nuovo comune buon senso.

Un teatro di formazione serve anche a questo.

mm, Manuale Distruzioni

Pubblicato il 2/11/2008 alle 20.36 nella rubrica SUL TEATRO DI FORMAZIONE.

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