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Le città improbabili - Teknodìa

Camminando per le strade di Teknodìa è facile imbattersi in piccoli edifici simili a chiese sconsacrate di un tempo, riprodotte in scala, visto che ciascuna di esse ha un’ampiezza che non supera quelle di un piccolo box per auto. All’interno, in luogo di un probabile altare, troneggia un grande monitor a touchscreen davanti al quale sfilano code di persone. Per capire di cosa si tratti, bisogna sapere che a Teknodìa, ormai da almeno trenta lustri, governano i tecnologi. L’intenso lavoro di ricerca portato avanti negli anni ha consentito loro di sostituire l’astratto concetto di Dio con una articolatissima rete di computer e di sensori in grado di raccogliere i dati di ogni evento vitale del luogo, a partire dalla meiosi che precede la nascita di ogni nuova vita. Il controllo totale di questi dati consente all’apparato centrale di restituire in proiezione l’unico futuro possibile per ciascuno degli eventi individuali dal momento presente ai prossimi trentadue anni (si lavora già per poter estendere ulteriormente questo arco di tempo). Sicché le file che vedi davanti ai monitor, lì negli infopoint di Teknodìa, sono quelle dei cittadini che chiedono o notizie sul loro futuro, o la possibilità di scongiurare qualcosa che temono. Le preghiere, qui a Teknodìa, i cittadini le imparano a partire dai tre anni, e sono stringhe di testo che, non appena abbiano acquisito la ragione, possono recitare davanti ad uno dei monitor di questi microsantuari, ciascuno dei quali è dotato anche di un dispositivo per il riconoscimento vocale. I teknodìdi possono dunque conoscere il proprio futuro ed, eventualmente, chiederne una modifica, che l’elaboratore può concedere ricalcolando in tempo reale tutte le relative conseguenze che tale modifica comporta all’interno dell’intero sistema. Tutto questo non accade però senza mistero, dal momento che il dispositivo riconosce le voci di alcuni ma non di altri, sicché talvolta il terminale resta inspiegabilmente muto, e nessuno conosce le logiche delle sue prestazioni. C’è di più: a Teknodìa l’immortalità dell’anima non è più un atto di fede, ma una prassi consentita dall’avanzatissima tecnologia locale. Le anime possono essere salvate su supporti metadigitali ed impiantate nuovamente in corpi nuovi di zecca, alla morte del vecchio. Anche in questo caso, però, permane un mistero: nessuno sa quali siano i criteri secondo cui alcune anime vengano salvate ed altre lasciate svaporare.

(da Le città improbabili, 2009)

Pubblicato il 22/5/2009 alle 22.10 nella rubrica LE CITTA' IMPROBABILI.

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