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Le città improbabili - Balbùtta

Per quanto povera, Balbùtta appare, tra le città a noi note, la più felice. All’ingresso della sua porta principale scolpito a chiare lettere appare quello che sembra essere il motto di Balbutta: “Facemmo di necessità virtù”. Il fatto è che da almeno cinque secoli gli indigeni di Balbutta nascono con uno strano difetto di fabbricazione: giunti all’età di due anni, cominciano a balbettare, sicché si rende necessaria una riabilitazione che prevede l’uso del canto. Questo è il motivo per il quale a Balbutta non si parla mai, solo si canta, in ogni occasione. Si canta in ufficio, in chiesa, in casa, al casinò, nei tribunali, in ospedale, per le strade, ovunque. Persino le cose più terribili si dicono cantando, sia essa una sentenza di condanna, un referto medico, una minaccia di morte, una dichiarazion di guerra, ed è questo cantare a rendere più giuste e meno tristi le cose tutte, persino le più ingiuste e crude. I balbuttiani più saggi cantano nel coro e solo quelle cose più amorose. Quelli più acerbi e ottusi cantano da soli e qualche volta stonano, fin quando il Principe dei Toni – l’autorità più alta qui a Balbutta – non interviene a modellare i crescenti ed i calanti, perché tutti siano meno scontenti.
Da qualche anno accade che più non nascano bambini balbuzienti, del canto forse non ce n’è più bisogno, eppure i saggi balbuttiani dicono: “amici, vi preghiamo, che si continui il canto”.

(da Le città improbabili, 2009)

Pubblicato il 16/6/2009 alle 23.18 nella rubrica LE CITTA' IMPROBABILI.

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