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Le città improbabili - Aldilàndia

Comprendere un aldilandièse è un’impresa per pochi e l’ascoltatore disattento, per quanto conoscitore della lingua in questione, facilmente può cadere in inganno. Sia chiaro, la lingua di questa città è traducibile, senza particolari difficoltà, in tutte le altre lingue a noi note. Tuttavia questo non basta a comprendere l’aldilandièse, che richiede una particolare attenzione al loro modo precipuo di comunicare. Il fatto è che ogni frase, per un aldilandièse, contiene numerosi messaggi non esplicitati. Se ad Aldilàndia due persone si incontrano in ascensore, l’una dirà probabilmente all’altra: “oggi è una bella giornata”, oppure “che tempaccio…” così come accade forse in molti altri paesi. Il fatto è che questa - apparentemente banale - conversazione, se fatta in un ascensore di questa città, potrebbe asumere i seguenti significati: “ho notato che la tua faccia è un po’ triste, perché non sorridi al sole che ti sorride?” oppure (nel caso del secondo esempio) “sto attraversando un brutto momento, e questo tempo uggioso in qualche modo mi somiglia, e te lo dico prima che me lo possa dire tu…”. L’altro allora, rispondendo a tono, potrebbe dire “eh si, ci voleva proprio…” stando ad intendere “ci voleva proprio che qualcuno si accorgesse della mia tristezza e che mi dicesse una parola di conforto…”, e così via, fino all’arrivo dei rispettivi piani. Lo straniero disattento ha solo assistito ad una formale conversazione in ascensore. I due autoctoni invece, si sono riconosciuti ed hanno insieme colto l’occasione per fare, di un momento banale, l’occasione per un corroborante scambio di emozioni.

(da Le città improbabili, 2009)


Pubblicato il 24/6/2009 alle 0.58 nella rubrica LE CITTA' IMPROBABILI.

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