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Nota d'augurio in base Tre

Ogni discorso, anche il più acuto, non può sottrarsi all'imprecisione e al vagore delle parole. Scrive Brecht:

Niente è più contrario dell'arte che lo sforzarsi di trarre un qualcosa dal niente. Ciò che (i grandi) fanno, consiste nel rendere piccolo ciò che è piccolo e grande ciò che è grande. In ogni tema è contenuto tanto e non più, ed è proprio questo tanto che deve essere sviluppato, non di meno ma neanche di più.
(B. Brecht, Diario di lavoro)

Colgo istintivamente il senso di questo discorso, che mi sembra acuto. Poi, vedo il discorso sgretolarsi in mille pezzi non appena provi a scendere a un livello di comprensione più profonda, dove non posso fare a meno di chiedermi: "cos'è questo qualcosa?", "chi sono i grandi?", "piccolo e grande rispetto a cosa?" e, nell'incapacità di restituire a queste domande, risposte adatte a non generare altre domande, mi ritrovo davanti ad un discorso che, dapprima percepito come interessante, poi si rivela vuoto, e poi nuovamente interessante, soprattutto per ciò che non ha "saputo" (o voluto) dire.

Anche i discorsi sembrano allora soggetti alla legge del Tre:
1) Sembrano interessanti per quello che dicono
2) Sembrano vuoti di sostanziale significato
3) Sembrano interessanti per tutto ciò che non dicono ma che in qualche modo implicano.

Ora, essendo il terzo livello quello pregnante, varrebbe la pena puntarlo direttamente, ove  fosse possibile. Viene da pensare che le impalcature del superfluo servano a rendere percepibile ciò che vi è di necessario. Ed anche questo discorso, d'altronde come tutti gli altri, è soggetto alla legge del Tre.

Auguri a tutte le persone di bella volontà.

Pubblicato il 31/12/2009 alle 14.7 nella rubrica Diario.

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